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Da Bologna alla Val Seriana: le Zone 30, simbolo di una trasformazione culturale

La limitazione della velocità nei centri abitati rappresenta uno dei temi più discussi di questo inizio 2024, anche in Val Seriana: un cambiamento che ridisegna le coordinate dell’esistenza urbana in una direzione sempre più slow

Da Bologna alla Val Seriana: l’introduzione nei centri abitati di Zone 30 – a velocità massima 30 chilometri orari, s’intende – rappresenta una delle tematiche più attuali e discusse di questo inizio 2024.

Notizia delle ultime settimane è la possibile applicazione del limite di 30 chilometri orari in centro a Rovetta in Alta Val Seriana, in un tratto di strada provinciale – via Fantoni – in cui non sono collocabili i dissuasori di velocità e dove i controlli della Polizia locale portano alla constatazione che molte auto transitano a velocità superiore al limite consentito, che attualmente si attesta a 50 chilometri orari.

L’amministrazione sta valutando in questi giorni se applicare, per la sola zona centrale, il famigerato limite. Un limite che, in una prospettiva concettuale, non rappresenta solamente una soglia di contenimento della velocità di movimento delle automobili, bensì un deciso passo verso uno stile di vita sempre più slow, ‘lento’.

Una lentezza – il termine non ispira certamente fiducia, si potrebbe magari parlare di una ‘pacata distensione’ – che potenzialmente potrebbe essere applicata ad ogni aspetto della vita quotidiana, non solo agli spostamenti. Anche in una terra, la Bergamasca, che nell’immaginario culturale è tradizionalmente legata ad una serrata produttività e al lavoro.

Bologna Città 30

Bologna è stata la prima grande città italiana a diventare ‘Città 30’. A partire da martedì 16 gennaio nel capoluogo emiliano il limite di velocità è sceso a 30 chilometri orari in ambito cittadino. Dopo un periodo di transizione di sei mesi, da metà gennaio il piano è ufficialmente attivo, con sanzioni che spaziano da un minimo di 29,40 euro per chi supera il limite fino a 10 chilometri orari a un massimo di 845 euro con ritiro della patente, per chi supera il limite di oltre 60 chilometri orari.

Una decisione che ha generato critiche – come quella del Ministro dei trasporti Matteo Salvini – ed elogi, ma che sicuramente ha avuto il merito di squarciare un tema rimasto per troppo tempo in secondo piano.

Per citare direttamente il sito ufficiale di Bolognacittà30, il luogo sede della più antica università del mondo occidentale si erge a modello di “una città che si trasforma per diventare più silenziosa e più spaziosa, per avere strade sicure e curate, nuove aree verdi, piazze pedonali e piste ciclabili, attraversamenti tranquilli per le persone anziane e con disabilità, spazi protetti per i bambini davanti alle scuole, un traffico più fluido per tutti i mezzi. È una città che mette al centro la salute delle persone e punta ad azzerare le morti in strada”.

Si tratta di una rivoluzione nell’essenza stessa del vivere urbano, una rivoluzione che chiede di trasformare radicalmente aspetti che hanno contraddistinto la ‘città’ fin dall’avvento della sua versione moderna. Una trasformazione che eleva la sicurezza stradale, il verde, la salute delle persone, a cardini di una filosofia di vita che permetta all’essere umano di trovare una nuova modalità di relazione con l’ambiente urbano di riferimento.

La bontà della trasformazione in atto trova conferma nei primissimi dati registrati: il Sole24ore il 31 gennaio scorso riportava come secondo i numeri diffusi dal Comune di Bologna gli incidenti fossero già scesi del 21%. Una prima rilevazione sicuramente parziale, ma che lascia intravedere gli spiragli di miglioramento che i fautori di questo cambiamento avevano cercato. Un cambiamento che è arrivato dopo il picco del 2022, quando Bologna aveva registrato il numero più alto di incidenti totali e di feriti dell’ultimo decennio, tornando ai livelli del 2011.

In Alta Val Seriana

Ma come è la situazione nei paesi dell’Alta Val Seriana? L’introduzione di Zone 30 nei comuni della valle non è una notizia particolarmente recente: nel comune di Clusone già da anni sono presenti alcune aree con limite massimo di velocità fissato a 30 chilometri orari, principalmente per motivi di sicurezza in considerazione delle caratteristiche delle strada. È il caso delle Zone 30 istituite nelle vie Baldi, Furia e Sacchini.

“Il centro storico è tutelato da anni con questo provvedimento – commenta Massimo Morstabilini, sindaco di Clusone -. Stiamo portando avanti riflessioni su come ridurre la velocità degli utenti in altre zone urbane, aree dove una limitazione a 30 chilometri orari sarebbe troppo limitante. Siamo in un momento storico in cui il passaggio culturale non è ancora avvenuto: togliere tutte le auto dal centro storico non sarebbe producente: alcune parti del paese non presentano inoltre le caratteristiche per essere trasformate in Zone 30″.

A Rovetta il tema è diventato attuale a partire dallo scorso febbraio quando, alla fine di una giornata (sabato 17 febbraio) di rilevazioni con il telelaser da parte degli agenti della Polizia locale, è emerso come il limite di 50 chilometri orari attualmente in vigore sia costantemente violato dagli utenti di via Fantoni, la strada centrale del paese alle pendici del monte Blum.

L’amministrazione comunale sta dunque valutando l’introduzione di un obbligo più severo, con l’abbassamento del limite fino ai sopracitati 30.

“Preciso subito che non sono così favorevole alla regolamentazione generalizzata su tutto il territorio del limite – afferma Mauro Marinoni, primo cittadino di Rovetta -. Bisogna valutare caso per caso, situazione per situazione: dove sono presenti dossi il codice della strada già prevede questo limite. Stiamo valutando di poter inserire questa riduzione nel tratto di via Fantoni che tocca il centro storico ma dobbiamo avere l’autorizzazione della Provincia: non dimentichiamo che in circa 200 metri sono concentrati tre attraversamenti pedonali, venti esercizi commerciali e tre incroci, che si aggiungono alla presenza del porfido, che rende ancora più rumoroso il transito”.

“In primo luogo la modifica andrebbe nella direzione di uniformare il limite, fissato già ai 30 chilometri orari a partire dal punto in cui la strada provinciale entra nel Comune di Fino del Monte – dichiara il comandante della Polizia municipale e amministrativa dell’Unione dei Comuni della Presolana, Marco Cefis -. Il limite non viene istituito per comminare sanzioni: negli ultimi controlli effettuati abbiamo sanzionato un solo veicolo che transitava a 57 chilometri orari: l’obiettivo dei controlli è sempre la prevenzione. I controlli sul posto con il telelaser portano all’immediata contestazione e dunque ad un insegnamento attivo”.

polizia locale unione dei comuni della presolanaAgenti della Polizia locale dei Comuni della Presolana in una foto d'archivio con i sindaci della zona

Nei comuni della Presolana sono già presenti alcune vie in cui è attivo il limite dei 30 chilometri orari: dalla strada principale di Fino del Monte al centro storico di San Lorenzo di Rovetta, fino alla strada provinciale che passa per Songavazzo e arriva a Cerete Alto passando per Novezio.

“Si tratta tuttavia di strade con un limite di velocità fissato a 30 chilometri orari, non di Zone 30 – precisa il comandante -. Per istituire una vera Zona 30 bisogna adeguare l’arredo urbano a misura di pedone: oltre all’abbassamento della velocità parliamo di sistemare gli attraversamenti, riqualificare le pensiline, sistemare le isole per i rifiuti…”.

“In via Papa Giovanni XXIII a Rovetta, la via delle scuole e dunque un’area sensibile con limite a 50, registriamo picchi di 80 chilometri orari – sottolinea Cefis -. Lo scorso luglio abbiamo fermato un motociclista a Cerete Basso che stava viaggiando a 139 chilometri orari, 89 chilometri orari sopra il limite”.

“L’eventuale abbassamento del limite di velocità sarebbe un segnale, un invito alla popolazione ad andare un po’ più piano – prosegue il sindaco -. Io metterei i dossi ma purtroppo questi non possono essere posizionati essendo via Fantoni una strada provinciale: cercheremo di definire il provvedimento prima delle elezioni”.

Il turismo

Una trasformazione culturale che potrebbe portare una serie di benefici anche al turismo, un settore che da sempre porta occupazione ed enorme giovamento nei paesi dell’Alta Valle.

“Ho abitato per molto tempo a Milano, in periferia, e mi rendo ben conto di cosa cerchi un cittadino urbano nei nostri paesi – sottolinea Marinoni -. La tranquillità e la sicurezza sono cardini essenziali per il successo del nostro turismo, così come l’attrattività dell’ambiente dal punto di vista paesaggistico”.

La pace e il fresco della montagna. Questo ciò che storicamente un cittadino urbano cercava nei nostri paesi durante i mesi estivi – e i weekend – di villeggiatura. E, nonostante le profonde trasformazioni che i centri seriani hanno inevitabilmente affrontato negli ultimi trent’anni, è forse quello che i turisti continuano a cercare: una prospettiva che nella contemporaneità può essere allora legata all’applicazione di Zone 30, misura che, come detto, modifica la conformazione stradale di modo da renderla “a misura di pedone”.

“È un discorso che si lega alla vivibilità, fondamentale nel rendere appetibile il nostro centro storico ai turisti”, conclude il sindaco.

Il commercio

Il commercio a riguardo si situa in un’area piuttosto neutrale, in quanto non dovrebbe essere fortemente impattato da provvedimenti radicali di limitazione di velocità: diverso sarebbe il caso in cui ad essere istituite fossero aree a traffico limitato.

“Per quanto riguarda il commercio il dibattito è incentrato sull’eventuale chiusura totale al traffico e sull’introduzione di aree Ztl: i commercianti su questo non sono sempre convinti – commenta Michele Lazzaretti, presidente del Distretto del Commercio Alta Val Seriana Clusone -. Certo, la passeggiata nel centro storico senza il transito di automobili attira, ma bisogna anche pensare alle necessità dei negozi di poter portare vicino ai locali fisici i corrieri e gli stessi clienti”.

“Il bisogno degli abitanti di città come Milano si muove da un lato nella direzione di uno stile di vita a misura di persona, qualcosa di diverso dal modo di vivere metropolitano, e dall’altro verso un crescente bisogno di comunità, le famiglie in città sono spesso lontane e la gente vive in mezzo al caos urbano – prosegue Lazzaretti -. Sono due elementi sul tema family su cui dobbiamo lavorare, per creare nei nostri paesi comunità e tempi diversi: fondamentale in questo senso anche la fibra ottica, che permette di offrire anche la possibilità di un efficiente smart-working”.

Sicurezza e salute, ma anche identità culturale e sociale. Se l’intenzione è di resistere allo spopolamento e non abbandonare le nostre meravigliose valli, forse una buona strategia potrebbe essere l’adattamento ad un futuro sempre più slow, che sia veramente a misura di persona.

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