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Cittadini, sindaci, WWF, Legambiente, Da Vittorio: tutti i no al termovalorizzatore Montello
L'area oggetto di intervento evidenziata nelle osservazioni di Italia Nostra

Nell’ambito della procedura di VIA, sono tantissimi gli attori del territorio che hanno presentato osservazioni sul progetto, contestando in particolare gli impatti che avrebbe a livello ambientale e paesaggistico

Montello. Si allarga il fronte del “No” alla costruzione del termovalorizzatore interno alla Montello Spa, progetto che l’azienda ha sottoposto alla Provincia di Bergamo l’estate scorsa con la presentazione di un’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale: con l’ultimo protocollato nella giornata di martedì 5 marzo sul portale regionale SILVIA (Sistema Informativo Lombardo per la Valutazione di Impatto Ambientale) sono più di 140 i documenti contenenti osservazioni negative giunte da cittadini, sindaci, associazioni ambientaliste, consorzi di tutela e aziende, tutti preoccupati dal possibile impatto che a ogni livello un impianto di quel tipo potrebbe avere sul territorio.

Inizialmente era stato il deputato bergamasco Devis Dori a portare il tema sul tavolo dei ministri della Salute e dell’Ambiente, tramite apposita interrogazione, mentre i consiglieri regionali del Pd Jacopo Scandella e Davide Casati avevano chiesto lumi al Pirellone: nel mezzo un coro di sindaci, 41 complessivamente in rappresentanza di territori che si estendono dall’hinterland cittadino fino alla Val Seriana e alla Val Cavallina, che insieme avevano condiviso un documento di forte critica verso un’iniziativa imprenditoriale che li lasciava perplessi sotto diversi aspetti.

Ma in circa tre settimane (dal 12 febbraio al 5 marzo) il portale regionale specializzato è stato inondato di tante altre osservazioni, dalle più sintetiche alle più elaborate e dettagliate, che rappresentano i più disparati interessi: ci sono, ad esempio, le oltre 130 firme raccolte dal gruppo consiliare di minoranza “Continuità per Cenate”, le prese di posizione dell’opposizione di Montello, i pareri di ex consiglieri comunali dei paesi limitrofi, di ingegneri, medici, infermieri, mamme, papà e di un’infinità di residenti che hanno messo il proprio nome in fondo a mail di protesta condivise.

E poi ci sono le associazioni, con quelle ambientaliste in testa: ci sono Coldiretti Bergamo e Legambiente (Lombardia e Circolo Basso Sebino), c’è Italia Nostra ma anche la Riserva Naturale Oasi WWF Zona Speciale di Conservazione Valpredina-Misma, che si estende lungo il versante meridionale del Monte Misma.

Stanno facendo sentire la propria voce anche il Consorzio di Tutela Valcalepio, col presidente MarcoLocatelli che si è fatto portavoce della contrarietà dei propri associati, il Distretto del Cibo Bergamo, Valli e Laghi e il Comitato Turistico Terre del Vescovado.

Ambito turistico nel quale ha interessi anche Maria Edvige Camozzi de Gherardi Vertova, proprietaria del Castello Camozzi Vertova di Costa di Mezzate e della Torre medievale che si erge sulla collina San Geminiano (entrambi soggetti a vincolo monumentale dei Beni Culturali), che esprime una richiesta ben precisa: “Il progetto in questione, prevedendo la costruzione di una imponente torre in metallo di 80 metri di altezza dal suolo (310 mt. di altitudine) destinata a contenere i due camini, ha un rilevante impatto ambientale anche sulle aree collinari a sud del Monte Tomenone in quanto sovrasta la sua dorsale (che ha un’altitudine di 290 mt. ca.) risultando, così, visibile dal Castello di Costa di Mezzate (250 mt. ca di altitudine) e dalla torre medioevale posta sulla cima del colle. Si richiede pertanto che venga integrata mediante la valutazione di almeno n. 2 ulteriori punti di visuale dal Castello Camozzi Vertova e dalla Torre medioevale sul Monte di San Geminiano al fine di osservare l’impatto visivo della ciminiera da tali edifici di notevole interesse storico, culturale ed artistico”.

Da ultima, non per importanza, è datata 2 marzo la richiesta della Da Vittorio Srl alla Provincia di “esprimere parere negativo di Valutazione Impatto Ambientale in relazione al Progetto”: la società, per mano della presidente del CdA Gioconda Gritti, ha sottolineato come diverse sue attività rientrino in un raggio di circa 1,5 chilometri dallo stabilimento industriale della Montello, ritenendo dunque “di avere un primario ed essenziale interesse alla valutazione del Progetto medesimo e alla partecipazione attiva nei pertinenti procedimenti amministrativi”. La tesi è semplice: l’installazione creerebbe un danno anche a loro, a causa del potenziale impatto a livello ambientale, atmosferico e paesaggistico.

Ma quali sono le ragioni, invece, dell’azienda? 

“Il sistema integrato di recupero/riciclo in materia con produzione di energia per autoconsumo dai residui, oltre a portare un significativo miglioramento delle attività in essere sotto molteplici aspetti, sia ambientali che sociali, economici e occupazionali, è pienamente rispondente agli indirizzi di Economia Circolare”, spiega la Montello Spa nell’istanza presentata alla Provincia.

“L’obiettivo – continua l’azienda – è massimizzare il recupero/riciclo del rifiuto in materia e in energia, efficientare e migliorare la gestione delle tematiche produttive e ambientali, garantire e rafforzare la propria presenza sul territorio sotto l’aspetto ambientale, sociale, economico e occupazionale. I residui che risultano dalle attività  di recupero e riciclo in materia, che sono oltretutto di alto contenuto e valore energetico, l’Azienda è attualmente costretta a inviarli a smaltimento in impianti (per la massima parte discariche) localizzati al di fuori dell’ambito aziendale a elevatissimi costi non più sostenibili sia ambientalmente (circa 8.000 mezzi pesanti all’anno impiegati per il trasporto) che economicamente. Gli elevati costi di smaltimento dei residui, gli elevati costi energetici e l’incertezza di disporre delle fonti di energia indispensabili per le proprie attività produttive sono un reale rischio per la continuità dell’attività aziendale, con conseguente grave perdita dei positivi risultati ambientali raggiunti nel riciclo in materia e del ruolo sociale/economico e occupazionale della Montello Spa. La produzione per autoconsumo di energia dai residui (che renderà autosufficiente energeticamente l’azienda) è una indispensabile condizione per il proseguo delle attività di recupero e riciclo in materia. Esempio questo di totale integrazione impiantistica nell’indirizzo di Economia Circolare”.

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