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Beni confiscati alla mafia, che fine fanno? “Non sempre utilizzati per fini sociali. Mancano fondi e idee”
Berbenno: la villetta confiscata a un usuraio è diventata una comunità familiare

Sono 156 in Bergamasca. Tra gli esempi virtuosi, l’associazione Libera cita la comunità familiare di Berbenno, sorta nella vecchia casa di un usuraio milanese. Suisio: in arrivo un nuovo progetto nell’ ex villetta del boss

Bergamo. Quanti sono, dove sono e, soprattutto, che fine fanno i beni confiscati alle mafie? Domani (giovedì 7 marzo) cade l’anniversario della legge 109 del 1996 per il loro utilizzo a scopi sociali. In provincia di Bergamo, secondo l’ultimo report dell‘associazione Libera, sono 156 in totale; una cinquantina già assegnati a Comuni, Enti o associazioni. La domanda è: come vengono utilizzati? Ci sono progetti virtuosi consolidati nel tempo, oppure questi beni – anche se la Legge lo permette – finiscono con l’essere utilizzati per altre finalità, o addirittura col non essere utilizzati?.

“Esistono diverse realtà di valore – commenta Bruno Ceresoli, responsabile Beni Confiscati Libera Bergamo -. Le prime che mi vengono in mente sono a Berbenno e Suisio“. In Valle Imagna, la comunità familiare è nata nell’ottobre 2012, all’interno di una villa confiscata ad un usuraio in via Milano. “Ad oggi – ricorda Libera – ha permesso di ospitare 23 minori che necessitavano di un luogo protetto. E da ormai due anni sta seguendo da vicino l’accoglienza di 50 orfani ucraini profughi di guerra”.

A Suisio, a metà degli anni Novanta, è stata confiscata in via Martin Luther King una villetta acquistata da uno dei boss del clan di Franco Coco Trovato. Al suo posto, è stata inaugurata nel 2017 una struttura di accoglienza per donne in situazione di fragilità socio-economica. “Per tanti anni quel progetto ha funzionato – prosegue Ceresoli -. Ora ci sono dei cambiamenti in atto, siamo in attesa di sapere quali”.

“Il Comune – spiega il vicesindaco di Suisio Edoardo Bertuetti – ha siglato un protocollo d’intesa con Asst Bergamo Ovest e Azienda Isola Bergamasca per un progetto di residenzialità leggera, destinato a persone con problemi di salute mentale”. Persone con disagi non così gravi da dover essere ricoverate in un istituto, ma che è bene siano seguite in attesa di acquisire maggiore autonomia. “Abbiamo individuato tramite bando una cooperativa – specifica Bertuetti -. Contiamo di inaugurare la struttura già in primavera”.

 

villetta suisio La villetta confiscata a Suisio

 

Un altro esempio positivo è senz’altro quello di Terno d’Isola, dove una casa confiscata alla criminalità è diventata una casa per padri in difficoltà. Ci sono poi realtà come Bergamo e Alzano Lombardo, che hanno destinato questi spazi all’accoglienza dei profughi ucraini o del Mediterraneo. Il sito dell’associazione Libera, tra i beni sequestrati in città, menziona anche una villetta in via Costantina, nel quartiere Colognola. “Probabilmente – ipotizza Marzia Marchesi, assessore con delega alla legalità e alla trasparenza – non ha concluso l’iter di riconoscimento da parte dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, perché la sua presenza non ci è stata notificata” (l’immobile sembra abitato, ma ci sentiamo di escludere al suo interno la presenza di un progetto per fini sociali).

A Seriate, un altro spazio confiscato alla malavita è stato dato in comodato d’uso gratuito all’associazione nazionale polizia penitenziaria: qui i volontari raccolgono le segnalazione dei cittadini, stilano un piccolo verbale e lo inoltrano alla polizia locale. A Sarnico, invece, un panificio usato dalla N’drangheta per riciclare denaro è diventato la sede di uno sportello Uniacque per soddisfare l’utenza del Basso Sebino. “In questo caso abbiamo storto un po’ il naso – commenta Ceresoli di Libera – perché la nuova destinazione va un po’ contro lo spirito della Legge, che prevede il riutilizzo degli spazi per uso sociale”. Il sindaco, Giorgio Bertazzoli, puntualizza che grazie alla riqualificazione è stata ricavata anche una sala riunioni da trenta posti per le associazioni del paese, e che l’edificio versava in stato di degrado e abbandono. Altri Comuni utilizzano gli spazi confiscati per esigenze di servizio, come Foppolo. “Abbiamo un appartamento che sfruttiamo come deposito, o come appoggio per il personale che viene a lavorare da lontano”, spiega il sindaco Gloria Carletti.

“Noi dialoghiamo con le amministrazioni, ma poi spetta a loro decidere – puntualizza Ceresoli di Libera -. A Filago, per esempio, avevamo proposto un progetto che ci sembrava fattibile, ma non è sempre facile trovare la quadra”. È il caso dello stabile “Paris” di via Trento. Di recente, l’amministrazione ha ricevuto il nullaosta dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati per la demolizione. Per anni, infatti, il sindaco di Filago Daniele Medici ha denunciato le precarie condizioni dello stabile. “Burocrazia permettendo – spiega – faremo il bando in estate”.

La palazzina, costruita negli anni ’60, è stata a lungo un riferimento commerciale per tutta l’Isola. Dopo la chiusura fu messa all’asta e nel 2008 venne acquistata dal boss della ’ndrangheta Salvatore Mancuso, poi arrestato dai carabinieri. Sull’area di circa 3.000 metri quadrati potrebbe sorgere un edificio su due piani, per anziani e giovani. Il problema sono i fondi: “Cinque milioni”, chiosa il sindaco. Una cifra non semplice da recuperare.

La mancanza di fondi, per il momento, blocca anche la nascita di un centro per l’autismo a Gorlago, nelle intenzioni punto di riferimento per tutta la Val Cavallina. La villetta, in località Busneto, di proprietà del clan Hudorovic, è stata abbattuta nell’ormai lontano 2016. “In tempi di campagna elettorale, ci sono stati politici che hanno promesso la realizzazione del progetto”, taglia corto la sindaca Elena Grena, ma dalle parole fa capire che non sono passati ai fatti. “Ci stiamo dando da fare, ma servono almeno 3 milioni di euro”. Insomma, la strada è tutt’altro che in discesa.