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Ospite al Caminetto il direttore della storica istituzione cittadina racconta l’indissolubile affetto che lega il capoluogo orobico al ‘suo’ teatro

Bergamo. Prendendo in prestito le parole pronunciate dallo stesso direttore, il ruolo che egli riveste rappresenta un orgoglio che genera enormi gratificazioni, ma anche un onere che porta con sé quelle complessità che caratterizzano solamente gli incarichi davvero prestigiosi. Massimo Boffelli, direttore generale della Fondazione Teatro Donizetti, è l’ospite della nuova puntata dei ‘Discorsi al Caminetto’: al Relais San Vigilio in Città Alta il direttore tocca con ordine e estrema lucidità alcuni dei temi più vicini all’attività del teatro.

Dai lavori di rinnovamento e restauro della struttura, ultimati nel 2021 e portati avanti anche durante la pandemia (“Con orgoglio dico che abbiamo mantenuto la spesa prefissata e le tempistiche, nonostante i drammatici mesi di Covid”), alla grande novità nella programmazione di quest’anno, le Lezioni di Storia in collaborazione con Laterza (“Desideravo da diversi anni portare la storia sul palco del Donizetti, anche per una mia passione personale per la materia”).

Il nuovo format ha aperto una prospettiva innovatrice che vorrebbe rendere il Donizetti, citando il direttore, la “casa della cultura della città di Bergamo”, un luogo aperto e accogliente verso generi moderni e diversi dai classici che da sempre costituiscono la spina dorsale del teatro. Il primo passo compiuto in questa direzione ha avuto un discreto successo: le cinque tappe hanno registrato numerosi sold-out con una spiccata presenza di giovani, entusiasti per gli ospiti e i temi proposti.

Il Teatro Donizetti non dimentica tuttavia i suoi cardini, come la prosa, la cui fidelizzazione del pubblico dimostra il “grande amore dei bergamaschi nei confronti del loro teatro: un po’ come l’Atalanta, il Teatro Donizetti è davvero la casa dei bergamaschi. C’è un’identificazione del Teatro con la città e la sua collocazione fisica nel centro cittadino ne favorisce il riconoscimento come simbolo della città stessa”.

Fondazione Teatro Donizetti Foto di Rossetti PhocusFoto Rossetti Photos

Senza dimenticare il Donizetti Opera Festival, che quest’anno taglia il traguardo dei suoi primi dieci anni di vita. Un decennio costellato da tanti successi e che, sotto la direzione di Francesco Micheli, ha consolidato lo sviluppo del Donizetti come brand (“L’opera di Gaetano Donizetti è stata resa negli ultimi anni più accessibile al pubblico grazie ad una modalità più divulgativa e pop che ha consentito di offrire un festival di livello internazionale”).

Boffelli chiosa poi sul dibattito della riqualificazione dell’area di Bergamo Sud dietro la stazione (“Quando una città si rinnova e cambia, l’aspetto culturale è sempre da tenere in considerazione. La cultura è uno dei cementi della collettività, così come economia e commercio”) auspicando la costruzione di una struttura teatrale di dimensioni intermedie che possa ospitare la numerose compagnie locali attive in città.

Infine, un sogno personale che gelosamente custodisce nel cassetto: dopo Barbero , portare Sting in acustica al Donizetti. Un sogno che il direttore definisce molto difficile da realizzare. Ciò che si può affermare con certezza è che i bergamaschi risponderebbero ancora una volta presente grazie all’immenso affetto che indissolubilmente li lega a quest’istituzione cittadina senza tempo.

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