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Il pm: “Diffamò Rauti postando un volantino, multa da 500 euro per l’ex sindacalista”
I militanti dell'Anpi sostengono Ilardo fuori dall'aula del tribunale

Gli avvocati chiedono invece l’assoluzione: “L’imputato ha esercitato il suo diritto di critica storico-politica”

Treviglio. Il pubblico ministero Guido Schininà ha chiesto la condanna ad una multa di 516 euro per Carmelo Ilardo, sindacalista in pensione accusato di diffamazione per aver postato sul suo profilo Facebook un volantino diffuso dall’Anpi contro l’intitolazione della sede trevigliese di Fratelli d’Italia a Pino Rauti. La figlia del defunto politico, la viceministro Isabella Rauti, lo aveva denunciato ed ora Ilardo deve rispondere davanti al giudice Alberto Longobardi.

Nell’udienza di venerdì 1 marzo, con una cinquantina di militanti dell’Anpi a dare sostegno all’imputato, c’è stata la discussione con le richieste dell’accusa e quelle della difesa, retta dagli avvocati Roberto Trussardi e Michele Olivati.

La richiesta del pubblico ministero

Il pm, nella sua requisitoria, ha ravvisato la “responsabilità dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio, associando dei fatti che non hanno storicamente trovato riscontri al personaggio di Rauti. Il politico è stato definito fucilatore di popolo, fondatore di Ordine Nuovo, responsabile morale delle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia. Questi fatti, così come riportati nel volantino, sono erronei e non veritieri”.

“È pur vero – secondo il pm -, che Rauti era vicino ad alcuni di questi ambienti, ma non sono state accertate le sue responsabilità criminali in nessuna aula di giustizia e queste informazioni sono facilmente reperibili, anche dal comune cittadino, sull’enciclopedia Treccani o su Wikipedia. Rauti è sempre stato assolto”.

La richiesta della difesa

L’avvocato Olivati ha elencato i tre criteri per la sussistenza del reato di diffamazione: “Dev’esserci l’interesse pubblico, e il fatto che la sede di Fratelli d’Italia di Treviglio venisse inaugurata e intitolata a Pino Rauti era di interesse dei cittadini, tanto che c’era indignazione di una parte politica”.

Il secondo criterio riguarda la continenza: “Nel volantino non ci sono ingiurie, epiteti o espressioni volgari. In politica si sdoganano termini molto più offensivi di quelli di cui stiamo parlando”.

Infine la veridicità dei fatti: “L’esercizio di critica storica non richiede la verità assoluta, basta la verità storiografica sostenuta da biografi e studiosi”. Secondo il legale “non c’è scritto che Rauti era un fucilatore di popolo e un torturatore. C’è scritto che si era arruolato volontariamente nella Gnr, le Guardie Nazionali Repubblicane e i termini sono riferiti a questa forza armata, non al politico in sé. Nessuno ha scritto che Rauti fu direttamente responsabile delle stragi commesse dal 1969 al 1974. Si parla di responsabilità morale non nell’accezione giuridica del termine, ma in quella comune”.

Il pm si era soffermato anche sulla differenza tra il Centro Studi Ordine Nuovo, fondato da Rauti, poi diventato Ordine Nuovo, l’organizzazione politica di cui facevano parte diverse persone coinvolte, e condannate, per le stragi dell’estrema destra e dal quel Rauti uscì insieme ad altri per tornare nel Msi: “Distinguere il Centro Studi da Ordine Nuovo è una forzatura, lo hanno dichiarato anche gli storici sentiti a processo”.

Per il legale Ilardo ha semplicemente condiviso un volantino, peraltro scritto e diffuso dall’Anpi, che è una fonte qualificata “e ciò rientra nel diritto di critica storico-politica. Inoltre l’imputato lo ha postato sul suo profilo Facebook, seguito da persone che verosimilmente la pensano come lui”.

L’avvocato Trussardi si sofferma sulla reputazione, tutelata dalla norma: “Qual è la soglia reputazionale del soggetto citato? La Costituzione e la storia l’hanno già determinata. Tra l’altro la parte offesa non è Pino Rauti, ma la figlia, che è un viceministro e in questo caso la critica politica deve avere margini più ampi”.

La difesa ha chiesto quindi l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato per sussistenza della scriminante dell’esercizio del diritto critico.

La sentenza sarà emessa il prossimo 22 marzo.