Legalità, il prete anti-clan a Bergamo: “La speranza va organizzata”
Don Antonio Coluccia, simbolo della lotta allo spaccio e alla criminalità, è intervenuto a un’iniziativa in Sala Galmozzi
Bergamo. “La speranza va organizzata”. Così don Antonio Coluccia, sacerdote anti-clan, simbolo della lotta allo spaccio e alla criminalità, invita a impegnarsi e mobilitarsi per una società più giusta e per la legalità.
Rivolge il suo appello a tutti intervenendo all’iniziativa “I fiumi scendono a valle: i mille affluenti dell’antimafia sociale”, che si è svolta alla sala Galmozzi a Bergamo. Un prezioso momento di ascolto e confronto organizzato dall’Associazione Giovanni Panunzio – Eguaglianza Legalità Diritti ha organizzato in collaborazione con l’Assessorato Educazione alla Cittadinanza, Pace, Legalità e trasparenza e Pari opportunità.
L’appuntamento rientra nel programma che l’Assessorato alla Pace, Legalità e Educazione alla Cittadinanza realizza sul tema della cultura dei diritti e contro le mafie e prende il nome de “I fiumi scendono a valle: i mille affluenti dell’antimafia sociale”.
Apre l’incontro con un saluto e un ringraziamento ai relatori presenti Marzia Marchesi, Assessora alla Legalità del Comune di Bergamo. Marchesi sottolinea l’importanza che ha dare spazio in queste occasioni a chi vive in prima persona la lotta alla mafia, per farci comprendere meglio le dinamiche del fenomeno e sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica.
Interviene poi Dimitri Cavallaro Lioi, Presidente dell’Associazione Giovanni Panunzio. L’Associazione ha assunto il suo nome attuale dall’imprenditore edile di Foggia Giovanni Panunzio, il quale, all’inizio degli anni ’90, si oppose al racket della mafia foggiana e per questo suo rifiuto venne ucciso. Al suo esempio e al suo gesto di ferma opposizione alla prevaricazione mafiosa, l’Associazione si ispira per le proprie finalità e le proprie azioni. Il Presidente fa un excursus su come si sia evoluta la mafia oggi a Foggia: “una mafia silente, degli affari, che si insinua in modo silenzioso”. I protagonisti coinvolti appartengono a settori robusti della società (avvocati, notai, imprenditori…) che possono metterla in pericolo dal suo interno. Questa mafia uccide, oggi, solo se necessario. Lioi fa un parallelismo poi con quanto accade con le mafie presenti al nord Italia, insediate sin dagli anni ’60, riflettendo anche su possibili modelli di strategia anti-mafia applicabili da Milano a Foggia. Ciò che gli appare evidente dalla sua esperienza è che bisogna iniziare a fare: “una lotta alla mafia sociale partendo dal basso”; dalla gente, per questo uno degli obiettivi dell’Associazione è quello di fare più sensibilizzazione e denuncia possibile alle mafie, promuovendo eguaglianza, educazione alla legalità e i diritti e doveri di solidarietà sociale, con interventi nelle scuole e conferenze sul tema aperte al pubblico.

Nicola Morra, già Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Egualità Legalità Diritti, ci presenta diversi spunti, “semi” che sta a noi far prosperare e approfondire. Dichiara che: “le mafie da sempre inseguono il denaro, che è la forma più alta di potere”. Afferma che quando lo Stato si è comportato come tale, è riuscito sì a debellare diversi casi di emergenza di crisi sociale, come il terrorismo degli anni ’70 e i brigatisti. Ma quando invece, come dice Sciascia, lo Stato è detenuto da quelli che dovrebbe perseguire e combattere, come può intervenire? Il potere ce l’hanno loro e talvolta non gli resta che soccombere.
Conclude dicendo: “la Sicilia è la terra di Pirandello e delle mille maschere…”
Chiude l’incontro Don Antonio Coluccia, simbolo della lotta allo spaccio e alla criminalità. Carisma forte, determinato, con una volontà d’animo trascinante. Il coraggioso sacerdote pugliese, vive a Roma, sotto scorta da diverso tempo. Prima di scoprire la sua vocazione, nel Salento, è stato operaio in un calzaturificio e sindacalista. Il suo obiettivo è quello di combattere la mafia, togliendo i giovani dalla strada della criminalità, cercando di convertire i pusher, di portare gli spacciatori sulla retta via. E con molti ci è riuscito.
Quali strumenti utilizza? Sono ben in vista sul tavolo dei relatori: un megafono, un registratore, un pallone e un fischietto. Il registratore contiene discorsi dei Papi che si ribellarono alla mafia e spesso li mette a tutto volume nelle piazze di spaccio più frequentate di Roma. Lui crede nelle “3P: Pochi, Piccoli, Passi”. Vuole dare “fastidio” portando in giro il messaggio di amore e di speranza del Vangelo tra gli “ultimi”, tra quelli che rischiano di perdersi per sempre. Perché come dice lui con fermezza: “Anche la speranza va organizzata”.



