Candidato sindaco a processo per diffamazione della vigilessa. Lei: “Irregolarità nella campagna elettorale”
I fatti accaduti alle amministrative del 2019: alla sbarra Alberto Candellero, Silvia Paladini è parte offesa
Azzano San Paolo. Niente foto del candidato sindaco sui manifesti elettorali, a meno che non siano mobili. Altrimenti si rischiano sanzioni. Lo sa bene Alberto Candellero, candidato sindaco di Azzano San Paolo alle amministrative del 2019, finito a processo per diffamazione a mezzo stampa della comandante della polizia locale del paese Silvia Paladini, dato che aveva organizzato una conferenza stampa per segnalare ai giornali un accanimento sanzionatorio ritenuto dallo stesso illegittimo.
Anche il nome della dirigente era finito sul tavolo della procura per un’accusa di parzialità in quanto, secondo Candellero, aveva sanzionato la sua lista civica risparmiando invece quella del centrodestra in quanto la stessa “aveva una relazione con un candidato in consiglio comunale della lista a sostegno del leghista Giacomo Stucchi“, in corsa per la carica di primo cittadino di Bergamo.
La procura aveva chiesto l’archiviazione per entrambi i procedimenti: Paladini si era opposta, Candellero no, con il risultato che la denuncia nei confronti della comandante era caduta, quella nei confronti del candidato sindaco si è trasformata in un rinvio a giudizio. Ed infatti ora compare come imputato a processo.
Nell’udienza di lunedì 26 febbraio è stata sentita Silvia Paladini che ha spiegato: “Il 27 aprile ero fuori servizio ed ho notato che il gruppo di Candellero era presente in piazza Brigata Alpini Orobica con un gazebo e due roll-up con le foto del candidato, cosa che in quel periodo era vietata, come da conferma della Prefettura. Per essere legali le foto dovevano essere poste su supporti in movimento”.
Così la comandante aveva chiamato informalmente il candidato per spiegargli le direttive: “Lui mi aveva garantito che avrebbe oscurato le foto ed infatti così ha fatto, dato che mi ha mandato le foto”.
Il 30 aprile ad Azzano c’era il mercato ed erano presenti i gazebo di entrambe le liste: “Candellero mi aveva telefonato avvisandomi che l’altro gruppo stava facendo volantinaggio e io gli avevo detto che era consentito e che potevano farlo anche loro. Poi nel pomeriggio ho convocato i due candidati sindaco per spiegare nel dettaglio la circolare arrivata dalla Prefettura e per dare indicazioni su come svolgere la campagna elettorale”.
Candellero, per rendere mobili i roll-up con la sua effige, aveva messo delle rotelle.
Domenica 5 maggio 2019 i suoi manifesti, secondo quanto riferito dalla comandante, erano esposti e fissi, ma la polizia locale non era in servizio. Lo stesso sarebbe successo il 7 maggio. L’11 era scattata una sanzione al proprietario di un furgone parcheggiato sul quale compariva un adesivo con l’immagine del candidato sindaco, un’altra multa era stata staccata per lo stesso motivo due giorni dopo.
Lo stesso giorno era arrivata una telefonata alla comandante da parte di un giornalista che le chiedeva conto della conferenza stampa indetta da Candellero sui suoi continui controlli: “Io ho risposto che non ne sapevo nulla”. Il 14 maggio si è tenuto l’incontro con i giornalisti e sono stati pubblicati due articoli, uno su Bergamonews e l’altro su L’Eco di Bergamo. Il giorno seguente Paladini è stata convocata in procura come persona informata sui fatti in seguito all’esposto del candidato sindaco sulla sua presunta parzialità.
Il difensore dell’imputato, l’avvocato Matteo Acquaroli, ha chiesto conto alla comandante della sua relazione con il candidato della lista Stucchi: “Sì, avevo ed ho tuttora una relazione stabile con Giulio Panza“, ha risposto la teste.
La prossima udienza è fissata per il 17 giugno.
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