Un complesso sistema di sensori e droni per monitorare puntualmente le frane che minacciano il territorio lombardo: è quello messo a punto da Arpa che ha predisposto un impianto tecnologico all’avanguardia capace di tenere sotto stretta sorveglianza le aree a maggiore rischio.
“Arpa vanta il proprio centro di eccellenza che si trova a Sondrio – spiega Fabio Cambielli, direttore generale di Arpa Lombardia -Il Centro di Monitoraggio Geologico (CMG) guidato da Luca Dei Cas monitora ben 45 frane di cui 33 in automatico (875 sensori ad acquisizione automatica per un totale di: 26.785.000 dati/anno) e 12 in manuale. Conta su una strumentazione di alto livello tecnologico e su un sistema di early warning che mantiene sotto stretta sorveglianza le aree di frana di interesse regionale, consentendo di far scattare in anticipo la ‘macchina’ della prevenzione, evacuando per tempo le zone interessate da crolli imminenti e intervenendo sulla viabilità”.
In Lombardia sono oltre 140.000 le frane, localizzate soprattutto tra le province di Sondrio (più di 41.000), Brescia (31.000) e Bergamo (26.583) e che appartengono alla tipologia “montana”, in parte a movimento lento e in parte a scorrimento veloce: per le prime è possibile effettuare dei monitoraggi “che consentono non di azzerare le criticità – precisa Roberto Perotti, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Lombardia – ma di avere il tempo di allertare e quindi di salvaguardare la vita delle persone. Come Ordine dei Geologi interagiamo con le Amministrazioni Pubbliche che sono le prime interessate soprattutto in tema di pianificazione . La pianificazione è uno dei primi punti sul dissesto geo-idrologico. Una buona pianificazione mette già nella condizione, anche gli enti pubblici di poter valutare quali azioni intraprendere di tipo strutturale ma anche non strutturale. In Lombardia c’è un modello che vede insieme Ordine Geologi della Lombardia e ARPA Lombardia sulla prevenzione e sul monitoraggio. Stiamo intervenendo molto sulla sensibilizzazione rivolta all’opinione pubblica. Grazie alle conoscenze scientifiche e alle competenze del geologo possiamo contribuire alla mitigazione del rischio”.
Sul versante bergamasco una delle frane più importanti è quella di Tavernola, con un volume di qualche milione di metri cubi di materiale e oggetto di un recente progetto di mitigazione del dissesto: “Una frana antica, sulla quale sono intervenute operazioni di coltivazione mineraria – sottolinea Sergio Santambrogio, Consigliere dell’Ordine dei Geologi della Lombardia – Nel 2021 c’è stato un periodo di crisi forte con un accelerazione notevole dei movimenti che però dopo sono rientrati. A seguito di questo episodio sono stati effettuati una serie di studi sulla possibilità che questa frana, cadendo, desse origine a problemi di tsunami o comunque di onde, essendo a un 200 metri sopra al Lago D’Iseo. Sono stati fatti interventi per stabilizzare la frana stessa con sondaggi, perforazioni. Una frana, con queste caratteristiche è solo sul Lago D’Iseo o sul Lago di Lugano, in Svizzera”.
Altra situazione sotto stretto controllo è quella relativa alla frana di Dossena, che copre una superficie di 20 ettari e riguarda una porzione fortemente urbanizzata.
“È una frana che ha dei movimenti definiti lenti dell’ordine dei centimetri all’anno – illustra il geologo Giammarco Orlandi -. È stato fatto un primo sistema di monitoraggio che consiste in nutrirometri strumentati, pierzometri strumentati, fessurimetri ed altri strumenti sugli edifici principali. Il sistema è stato implementato e ottimizzato. Attualmente è in gestione di ARPA Lombardia con il controllo di tutta la situazione con dati real time. I dati del sistema di monitoraggio non sono stati utilizzati solo al fine di protezione civile ma sono stati utilizzati anche come supporto nella progettazione delle opere di difesa del suolo. L’analisi di questi dati ha consentito di verificare l’impatto delle acque del sottosuolo e degli altri elementi e quindi di intervenire in modo mirato, in questo caso sulle acque nella proiezione alta della frana, per rallentare i fenomeni e allontanare il dissesto da uno scenario potenzialmente catastrofico. L’intervento è nella fase conclusiva di cantiere, dopo il monitoraggio resterà operativo e quindi servirà anche a verificare la funzionalità e l’efficacia delle opere nel tempo e quindi a valutare o meno l’incrementazione degli interventi o il mantenimento del sistema monitoraggio a fini di protezione civile. È una frana lenta che ha spostamenti i quali variano da un centimetro a 2 – 3 a seconda dell’annualità e del regime meteorologico fondamentalmente”.
Da tempo, infine, l’Ordine dei Geologi Lombardia ha attivato una grande campagna di sensibilizzazione, con un team di 40 volontari impegnati in attività di Protezione Civile: “Siamo intervenuti sul Lago d’Iseo, nella Bergamasca – racconta Gilberto Zaina, Consigliere dell’Ordine dei Geologi della Lombardia, Referente Gruppo Volontari Protezione Civile – Abbiamo operato mobilitando i volontari e operato per circa due mesi sul sito interessato. La nostra attività riguardava il controllo e la misurazione delle fessure e si è protratta fino a quando è stato installato il sistema di monitoraggio in remoto. Siamo intervenuti anche nella provincia di Como. Sulla provincia di Brescia abbiamo dato la nostra disponibilità sugli eventi di Niardo del 2022. La nostra attività è quella di prevenire i fenomeni e valutare il rischio residuo presente”.



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