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Dalmine, relazione clandestina in azienda: il capo accusato di stalking
Foto di Welcome to All ! ツ da Pixabay

La dipendente voleva troncare la relazione, lui la perseguitava con messaggi, telefonate e appostamenti. Trovata anche una cimice nascosta in ufficio

Dalmine. Una relazione nata in azienda tra una dipendente e uno dei soci titolari il quale, secondo l’accusa, avrebbe iniziato a perseguitare la donna quando questa ha manifestato l’intenzione di interrompere il rapporto. L’uomo è sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento.

Nel corso dell’udienza di martedì 20 febbraio sono stati sentiti due colleghi della ragazza e uno dei soci dell’imputato.

La prima teste ha raccontato che, nel settembre 2022, era stata trovata una cimice nascosta all’interno di un calendario da tavolo sistemato sulla scrivania di fronte a quella della collega presunta vittima di stalking. La mattina presto aveva visto l’imputato aggirarsi intorno all’isola composta da 4 scrivanie così, insospettiti, avevano controllato e avevano trovato “un piccolo microfono nero”.

“La mia collega si è rivolta ad uno degli altri tre soci, poi siamo andati tutti in sala riunioni e lei ha mostrato la cimice dicendo che voleva andare in questura a sporgere denuncia. Voleva anche far sentire un messaggio vocale dove lui la minacciava”.

Un secondo dipendente ha dichiarato di aver intuito che tra i due c’era una relazione “poi lei me l’ha confermato dicendo però che si stavano lasciando, dato che lei aveva un compagno e due figli, ma dall’altra parte lui si faceva insistente, pretendeva spiegazioni”.

Il collega ha raccontato di episodi di violenza che la donna gli aveva riferito: “Una volta mi ha detto che lui l’aveva spinta e lei gli aveva dato un calcio. Un’altra volta mi ha spiegato a gesti che lui le aveva messo le mani al collo e lei gli aveva dato uno schiaffo. E un giorno che doveva incontrare il capo per porre fine alla relazione, mi aveva detto: “Se non mi senti entro le 18 chiama la polizia””.

“Lei era diventata cupa, era angosciata perché aveva paura che la sua famiglia venisse a sapere della relazione, dato che lui aveva minacciato di dire tutto al compagno di lei”, ha spiegato il teste.

Pare anche che l’uomo controllasse, tramite il computer, le conversazioni via Whatsapp che la donna intratteneva con il collega.

È stato sentito anche il socio dell’imputato, quello al quale la dipendente si era rivolta per il fatto relativo alla cimice. “Quella mattina, verso le 9, ero in auto e stavo andando al lavoro quando ho ricevuto la telefonata da parte della mia dipendente. Voleva parlarmi e le ho detto che l’avrei ricevuta in ufficio. Una volta arrivato lei mi ha messo una scatolina di plastica nera sulla scrivania dicendo che era una cimice e io le ho risposto che chi l’aveva trovata doveva andare a sporgere denuncia. Mi ha detto che quella mattina avevano visto il mio socio aggirarsi attorno alle scrivanie. Così ho convocato tutti in sala riunioni”.

Lì l’imputato ha detto che il microfono era suo ma che non funzionava da mesi e che l’aveva comprato per il figlio.

Al banco dei testimoni anche l’ispettore della Squadra mobile della questura che ha svolto gli accertamenti su una chiavetta usb contenente i messaggi e le conversazioni registrate tra i due ex amanti. Gli inquirenti avevano anche installato un gps sull’auto dell’imputato per monitorare i suoi spostamenti scoprendo che spesso si era recato sotto casa della donna, sotto quella dei genitori di lei e nei pressi dell’asilo frequentato dalla figlia.

La prossima udienza è fissata per il 12 marzo.

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