La generosità di Vittorio Sgarbi per Bergamo: dal Teatro Sociale alle Ville Liberty di Sarnico
Molte personalità di spicco dell’arte bergamasca e nazionale hanno accolto l’invito a testimoniare la disinteressata attività professionale di Vittorio Sgarbi in concomitanza di incarichi pubblici
Molti degli oltre 3.045 amanti delle arti iscritti da qualche anno alle chat di Sgarbi hanno accolto l’invito a testimoniare la sua disinteressata attività professionale in concomitanza di incarichi pubblici.
“Sono suo amico da quando Vittorio aveva 26 anni e per me è un po’ un mistero questa sua strana vicenda”, commenta il gallerista Arialdo Ceribelli, che ricorda come Sgarbi fosse già criticato da giovane, quando non rispettava gli orari d’ufficio in Sovrintendenza, ma svolgeva molto bene il suo lavoro, realizzando la catalogazione dei beni culturali di Rovigo. “Con me è sempre stato generoso, mi ha fatto conoscere molti luoghi, persone, opere d’arte. Non trovo congrua l’applicazione di questa legge nei casi limite come quello di Vittorio; preferirei poter contare su un sottosegretario come lui, con l’occhio attento al territorio, con vaste competenza e conoscenza, a fronte di tutto il lavoro che ha fatto. Peccato si sia dovuto dimettere, ma posto dinanzi a questa incompatibilità, quindi a una scelta, ha fatto bene: più di così che cosa doveva fare?”.
“Nel mio lavoro di architetto presso la Soprintendenza di Milano, e nei 13 anni in cui sono stato direttore del Museo che custodisce l’Ultima Cena di Leonardo, ho avuto l’occasione di incontrare molte volte Vittorio Sgarbi – afferma Giuseppe Napoleone, già responsabile per i beni monumentali di Bergamo -. La nostra amicizia è nata nel corso di un convegno a Bergamo nel 2001 teso al restauro del Teatro Sociale progettato dall’architetto Pollack, riportandolo alla sua funzione originale. Sgarbi aveva dato un fattivo, disinteressato aiuto alla nobile causa e, da allora, si è speso per la salvaguardia di altra edilizia storica bergamasca. Ha spesso visitato i cantieri di restauro in cui ero direttore dei Lavori. Si trattasse della Certosa di Pavia, di San Michele al Pozzo Bianco di Bergamo o di cantieri il cui interesse era perlopiù locale, Sgarbi mi stupiva per la passione e la curiosità che dedicava a tutti indistintamente e da tutti trovasse spunti che ne ampliavano la conoscenza storica. Ho sempre apprezzato che il suo impegno per promuovere la tutela non fosse condizionata dalla politica. Quando era assessore alla Cultura di Milano mi aveva chiesto di lasciare la Soprintendenza per occuparmi dei monumenti cittadini: voleva che lavorassi con lui, sebbene le mie idee politiche non collimassero con le sue!”.
“Non posso che essere riconoscente a Vittorio Sgarbi – commenta per esempio l’avvocato Raffaella Bordogna –, che del tutto disinteressatamente ha partecipato a due convegni per il recupero del Teatro Sociale di Bergamo. Il suo contributo (durante il primo sottosegretariato, ndr) ha permesso di porre all’attenzione del Comune di Bergamo il recupero del capolavoro dell’architetto Pollack, rimasto per decenni nel totale abbandono, al punto d’aver subito il crollo del tetto: il susseguirsi degli eventi atmosferici avevano arrecato gravi danni a palchi e strutture. Oggi ci si può emozionare entrando nel teatro dopo il recupero, che non sarebbe stato possibile senza il suo aiuto. E devo anche ricordare la sua visita alle ville Liberty di Sarnico, anch’essa del tutto disinteressata, per promuoverne i riconoscimenti che hanno portato alla dichiarazione di Sarnico quale capitale italiana del Liberty”.
Andreina Pellegrini, della ex funzione commissariale per i beni culturali della Protezione Civile, ora residente a L’Aquila, testimonia “quanto Vittorio si sia speso per il patrimonio culturale de L’Aquila dopo il sisma, facendo frequentissime visite e girando per palazzi e paesi con il suo autista, da lui pagato. Si è adoperato per una giusta normativa per il recupero degli edifici vincolati e di pregio, come dimostra chiaramente un video con il ministro Barca”.
La direttrice artistica del Teatro Franco Parenti di Milano Andrée Ruth Shammah sottolinea che “durante il sottosegretariato Sgarbi è venuto in teatro a fare importanti dichiarazioni su Testori per il film sul 50° e, sempre per la sua grande stima di Testori, ha aiutato il Parenti a presentare La Maria Brasca in alcuni importanti teatri italiani. In anni precedenti, egli ha spesso tenuto conferenze non retribuite su argomenti vari per aiutare alcuni progetti a decollare grazie alla sua presenza”.
Giovanna Panzeri, curatrice della mostra bergamasca dei Padri Monfortani “Un quadro per una scuola”, segnala come “la sua generosa visita” nel dicembre 2022 abbia aiutato a dare visibilità all’iniziativa.
Gabriella Bernardi, funzionario storico dell’arte presso il Settore Musei – Musei civici d’arte antica di Bologna, ricorda “l’eccellente e gratuita presentazione” del suo studio “Bernard Berenson and Byzantine Art. Correspondence, 1920-1957” nel novembre 2023. Giuliana Alzati Kossuth segnala le presentazioni di mostre di suo marito, lo scultore Wolfgang Alexander Kossuth, dal 1988 sino a dopo la scomparsa dell’artista nel 2009, l’inaugurazione dello Spazio Kossuth a Città della Pieve (Perugia) e del ritratto di Strehler nell’omonimo teatro di Milano.
Franco Canova risponde che “Sgarbi, persona gentile e squisita, è sempre venuto gratuitamente a Reggiolo (Re) sin dalla presentazione del caricaturista Garretto nel 1989”. Silvia Nicolucci, esperto di pubbliche relazioni in campo economico, già collaboratore del ministro e docente Francesco Forte, segnala la sua visita a una collezione d’arte moderna a Viadana (Mantova).
“Ora Sgarbi sta arricchendo di cultura e lustro Arpino e i comuni vicini – commenta Fabio Greco di Arpino (Frosinone) –. In pochi mesi, dal giugno 2023 in cui è stato eletto sindaco, ha già avviato iniziative e individuato e nominato persone idonee per creare una rete turistica, che comporta la rivalutazione di chiese e fabbricati di proprietà del Comune e la promozione di prodotti tipici”.
Carlo D’Orta, già dirigente della Camera dei Deputati, dal 2001 ai vertici di varie PA, racconta che quando ha conosciuto Sgarbi, nel 1998, “lui era Presidente della Commissione Cultura, che selezionava gli artisti italiani di spessore per mostre personali a Montecitorio, ed io dirigevo l’ufficio che organizzava queste esposizioni. La collaborazione con Vittorio è stata un’esperienza splendida: mi ha immerso in un livello culturale eccezionale. Emozionante era leggere i testi critici che Vittorio scriveva per i cataloghi delle mostre che organizzavamo ed immergermi, attraverso questi saggi, in una percezione profonda dell’arte, che fino ad allora non avevo mai nemmeno sfiorato. Anche da quei semi ha cominciato a nascere la mia seconda vita” di artista.
Imran Siddiqi, curatore dello studio d’artista Scarpabolla, è grato a Sgarbi perché “è stato l’unica personalità a mostrare un reale e sensibile interesse per risolvere nel 1994-95 la situazione di sfratto di mio nonno”, lo scultore veneziano Francesco Scarpabolla (1902-1999).
L’avvocato di Milano Elisabetta Costa aggiunge il liberale appello di Sgarbi nel 2018 per la scarcerazione del filosofo, editore e promotore culturale Armando Verdiglione: “Sgarbi s’interessò, anche pubblicamente, alla sua vicenda giudiziaria durante la carcerazione, la stima per il restauro e l’impresa culturale e artistica della Villa San Carlo Borromeo e per la casa editrice Spirali”.
Alduino di Ventimiglia di Monteforte evidenzia “la grande sensibilità di Vittorio anche per le mie opere d’arte viventi: l’unica mandria esistente di cavalli della Real Razza di Persano, d’ispirazione per il simbolo della Ferrari, creati da Carlo di Borbone nel 1751, mantenuti dallo Stato italiano sino a fine ’900, poi da me salvati dall’estinzione e riportati dopo cinquant’anni nei pascoli originari di Persano, nel sito della reggia costruito per loro”.









