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Tribunale, sospeso lo stato di agitazione degli amministrativi: chiesto un incontro con il Ministero

Più di 100 dipendenti presenti all’assemblea. Proteste per la carenza di personale, poco turn-over e modifiche dell’orario di lavoro senza consultazione

Bergamo. Più di 100 dipendenti amministrativi del tribunale di Bergamo hanno preso parte, nella tarda mattinata di lunedì 5 febbraio, all’assemblea sindacale durante la quale è stata comunicata la sospensione dello stato di agitazione. “Che non è una revoca – specificano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali -. Chiediamo un incontro con un rappresentante del ministero entro due settimane. Se non ci verrà accordato proseguiremo con lo stato di agitazione o con altre azioni per far valere le nostre ragioni”.

I problemi dei lavoratori degli uffici sembrano essere parecchi: cronica carenza di personale, mezzi tecnici non idonei, riforme della giustizia che prendono il via senza la dovuta formazione, turn-over elevato. Ma ciò che maggiormente ha scaldato gli animi del personale riguarda un provvedimento, considerato unilaterale, della dirigenza di modificare l’accordo sull’orario di lavoro raggiunto nel 2017 in accordo tra le parti.

In pratica si parla del cosiddetto “plus-orario”, che permetteva ai dipendenti di gestire il surplus di lavoro fino ad un massimo di 9 ore al mese. Da alcune categorie di dipendenti, come ad esempio quelli assegnati al dibattimento e alla sezione gip/gup, veniva utilizzato spesso e permetteva una maggiore conciliazione dei tempi di vita/lavoro. Perché capita sovente che le udienze si protraggano oltre l’orario lavorativo, o l’invio di atti urgenti blocchi i lavoratori in ufficio nonostante il loro turno sia ormai finito. Le ore necessarie ad espletare queste urgenze, venivano recuperate nelle giornate più scariche senza bisogno di chiedere gli straordinari.

“Senza coinvolgerci ci hanno tolto questa autonomia gestionale che veniva utilizzata da molti di noi – dichiarano i rappresentanti sindacali Francesca Mezzanotte della Fpl, Leopoldo Chiummo della Cgil e Fabio D’Aniello della Cisl – e i problemi non si fermano qui. Venerdì scorso in Prefettura abbiamo chiesto un incontro con un rappresentante del Ministero della Giustizia perché vogliamo far sentire la nostra voce e speriamo che Bergamo faccia da apripista per le realtà delle altre città”.

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