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Contro caccia e bracconaggio: protesta di Lav e Lac davanti a Palazzo Frizzoni

Secondo l’Associazione vittime della Caccia, nei 5 mesi della stagione venatoria 2023/24, in tutta Italia, sono stati uccisi 6 cacciatori e 6 non cacciatori, e sono stati feriti 34 cacciatori e 22 non cacciatori, per un totale di 68 persone rimaste uccise o ferite

Bergamo. Cinquanta attivisti di Lav e Lac (Lega anti vivisezione e Lega per l’abolizione della caccia) sabato 3 febbraio hanno manifestato davanti al municipio di Bergamo. Una protesta che ha avuto come riferimento un Telegiornale nel quale sono state lette tutte le notizie riguardanti incidenti di caccia e di bracconaggio, di uccisione degli animali domestici.

“Il 5 aprile 2023 Andrea Papi morì in seguito all’aggressione di un orso, prima e unica vittima da quando gli orsi sono stati reintrodotti nell’arco alpino, negli anni 90. Il fatto, oltre ad avere grande risonanza mediatica, innescò immediati provvedimenti da parte delle istituzioni locali, ovvero un’ordinanza di cattura e abbattimento dell’orsa JJ4, per fare fronte a quella che venne chiamata ‘emergenza orsi’ e per favorire la ‘sicurezza degli umani che frequentavano i boschi'”.

Dai dati raccolti dall’Associazione vittime della Caccia, risulta che dal 2011 ad oggi le vittime umane attribuibili alla caccia sono state 1049, di cui 245 morti e 804 feriti, mentre nei 5 mesi della stagione venatoria 2023/24, in tutta Italia, sono stati uccisi 6 cacciatori e 6 non cacciatori, e sono stati feriti 34 cacciatori e 22 non cacciatori, per un totale di 68 persone rimaste uccise o ferite (fonte: Associazione Vittime della Caccia).

“Impossibile quantificare l’enorme numero di animali uccisi o feriti, sia dalle pallottole, sia dalle conseguenze dell’assunzione del piombo da esse rilasciate nell’ambiente. Dati impressionanti, ancor più se si pensa che sono attribuiti a un’attività definita ‘sportiva’ o ‘ludica’. Sempre più spesso inoltre vengono segnalati e denunciati comportamenti irresponsabili, per non dire illegali, da parte dei cacciatori, come spari vicino a case e sentieri, uccisione e ferimento di animali domestici, intimidazioni, abbattimento di specie protette, totale disinteresse e rispetto per chi, nei boschi o in campagna, ha tutto il diritto di passeggiare senza rischiare la vita”.

protesta contro la caccia

“Dati e materiale – afferma Grazia Parolari di LAV Bergamo – più che sufficienti per fare scattare un’emergenza sicurezza e fare adottare dalle istituzioni provvedimenti immediati, esattamente come si è stati così solerti ad adottare nel caso di una, e ripeto una, vittima umana a causa di un incontro , sicuramente non voluto da entrambi i soggetti, con un orso”.

“In questo senso – continua una nota delle due associazioni – peraltro sono anni che cittadini e associazioni chiedono interventi significativi a tutela di chi, e sono ben più dei 500.000 cacciatori, ha tutto il diritto di frequentare in sicurezza e tranquillità le aree naturali, ma sembra che solo l’avere un fucile in spalla, e l’intenzione dichiarata di uccidere, siano le condizioni dirimenti per fare accogliere le proprie richieste dalle istituzioni, sia locali che nazionali”.

“Infatti – afferma Katia Impellitteri di LAC Brescia – l’unico intervento adottato per tutelare la sicurezza dei cittadini in materia, è stato quello di permettere di sparare anche in città e di rendere la caccia praticabile durante tutto l’anno. Questo attraverso il cosiddetto emendamento “caccia selvaggia”, ovvero le modifiche alla Legge nazionale n. 157 del 1992 introdotte dalla Legge di bilancio 2023. Non soddisfatti, si vuole abbassare a 16 anni l’età minima per ottenere la licenza di caccia, ovvero per maneggiare fucili che, nel caso della caccia al cinghiale, arrivano a sparare fino a 1 kilometro e mezzo di distanza. Non soddisfatti, è stata presentata una Proposta di Legge che, tra altri peggioramenti, prevede l’abolizione dei due unici giorni in cui i cittadini non armati possono passeggiare in tranquillità e l’estensione della stagione di caccia”.

protesta contro la caccia

“Sono anni ormai che si denunciano, anche in ambito scientifico, gli effetti distruttivi della caccia sull’ambiente, compresi in quegli ambiti, come la cosiddetta ‘caccia di contenimento’, in cui la si vorrebbe spacciare come soluzione a un’eccessiva presenza di determinate specie, spesso causata dall’intervento stesso dell’uomo – concludono Lav e Lac – Eppure, né i reiterati allarmi per l’ambiente e la biodiversità, né quelli per la sicurezza delle persone, riescono a smuovere la lobby che tutela quella minoranza di cittadini che sembra avere più diritti e più impunità della maggioranza”.