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A Bergamo le voci di chi visse il Natale del 1943, uno degli anni più difficili della storia d’Italia

L’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (ISREC) ospita fino al 21 gennaio un’installazione sonora per restituire le voci di donne e uomini – internati, deportati, prigionieri di guerra, partigiani, resistenti, gente in carcere, militari alleati, sfollati – che vissero il Natale del 1943 e trasmetterne la memoria

Bergamo. Dal 18 gennaio un’installazione sonora realizzata presso l’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (ISREC), presso il Polo del Novecento di Torino e il Museo storico italiano della guerra di Rovereto, restituisce le voci di donne e uomini che vissero il Natale del 1943, uno degli anni più difficili della storia d’Italia.

Una tavola imbandita, dei piatti, dei menu, delle fotografie. E le voci di donne di uomini di tutte le età e di ogni parte d’Italia, internati, deportati, prigionieri di guerra, partigiani, resistenti, gente in carcere, militari alleati, sfollati… persone note o meno note che hanno lasciato una testimonianza del loro Natale 1943.

Un brutto Natale, quello del 1943, il quarto di guerra, giunto al termine di un anno di grandi speranze e amare delusioni. E di scelte. Un Natale che viene dopo lo sbarco alleato in Sicilia il 10 luglio, la destituzione di Mussolini il 25, il suo arresto, lo scioglimento del PNF che avevano fatto credere che fosse arrivata la fine di vent’anni di dittatura. Poi l’8 settembre quando l’armistizio pareva rappresentare la fine della guerra.

Non era stato così, con l’Italia centro-settentrionale occupata dai tedeschi e la costituzione della Repubblica sociale italiana. Dopo Palermo, venivano liberate anche Napoli, Taranto, Bari e, intanto, i bombardamenti alleati continuavano su Torino, Milano e, per la prima volta, anche su Roma.

E le italiane e gli italiani, come e dove stavano alla fine di quell’anno? Gli uomini, in tanti dispersi nel mondo, prigionieri degli Alleati, in Russia o internati in Germania. Molti anche in patria, chi in fuga, chi nascosto, per lo più ancora incerti sul da farsi. Alcuni erano già saliti in montagna, subito dopo l’8 settembre, scegliendo di ingaggiare una nuova guerra contro l’occupante tedesco e i fascisti repubblichini che avevano già iniziato ad arrestare, uccidere, compiere i primi eccidi, destinati a continuare sino alla Liberazione. E le donne? In prima linea ad aiutare i militari in fuga, a fornir loro abiti civili, a nasconderli, alcune attive nella Resistenza, oppure in fabbrica o nei campi a lavorare, a fare lunghe code per procurarsi il cibo razionato, impegnate in una logorante guerra di sopravvivenza.

Attraverso un’installazione il visitatore può sentire la voce di donne e uomini di tutte le età e di ogni parte d’Italia restituita dalle voci di attrici e attori. Il tempo è quello del giorno di Natale e della sua vigilia, scelto non a caso, perché pochi giorni dell’anno sono vissuti da tutte e tutti come il Natale, da adulti e bambini, da credenti e non credenti, non importa di che fede, di che parte del mondo. Il Natale è una ricorrenza collettiva e privata, il momento dell’anno in cui le famiglie si ritrovano e festeggiano l’essere insieme. Ma in quell’anno quante erano le famiglie divise, quanti gli assenti, cosa e come si poteva festeggiare? Rievocare il Natale del 1943 ha l’obiettivo di rendere presente un passato di cui ormai pochi hanno ricordo diretto, per trasmetterne la memoria e, a partire da essa, suscitare emozioni, pensieri, riflessioni sul nostro presente e sul nostro futuro in un anno in cui la guerra, le guerre, sono lì ad ammonirci sulla difficoltà di aspirare a un mondo di pace.

Il Natale ’43 è un progetto nato da un’idea di Daniele Jalla, realizzato da Mille papaveri rossi aps con la regia di Gianni Bissaca, che ha coinvolto più persone e realtà che hanno contribuito alla sua definizione con i loro suggerimenti, la ricerca delle testimonianze.

A Bergamo l’installazione è ospitata nella storica sede dell’ISREC alla vigilia del suo trasloco. “Un modo per salutare il lavoro che è stato fatto in questi cinquant’anni e che è stato sempre teso a legare ricerca e immaginario, storia locale e nazionale, desiderio di costruire reti che portano lontano e voglia di stare insieme negli spazi che si abitano. Nella sala della biblioteca, sul tavolone che ha visto concentrarsi uomini e donne appassionati e studiosi della storia della Resistenza e in particolare di quella bergamasca, l’installazione diventa l’occasione per ritrovarci tutti e tutte per dare un saluto a questo spazio che fu per molti punto di riferimento per ricerche, riflessioni, confronti”.

A Bergamo e a Torino l’installazione rimane aperta fino al 21 gennaio, mentre a Rovereto è visitabile fino al 4 febbraio.

Bergamo 18 – 21 gennaio 2024
Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea
via Tasso 4, IV piano
biblioteca@isrec.it – Tel. 0352 38849