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Affitti brevi: Capozzi (Albergatori Ascom) dichiara guerra all’abusivismo. E chiede il coinvolgimento della Provincia nel rilascio delle licenze

Questi i due fronti su cui il Gruppo Albergatori aderente ad Ascom Confcommercio Bergamo si impegnerà, nei mesi a venire, per evitare che il “fenomeno” degli affitti brevi per turismo sfugga di mano

Bergamo. Guerra senza quartiere all’abusivismo e maggiore regolamentazione nel rilascio delle licenze. Questi i due fronti su cui il Gruppo Albergatori aderente ad Ascom Confcommercio Bergamo si impegnerà, nei mesi a venire, per evitare che il “fenomeno” degli affitti brevi per turismo sfugga di mano. Evitando, quindi, che gli alberghi diventino un ‘segmento’ marginale del comparto accoglienza e ospitalità.

“Per quanto riguarda il primo punto – ha esordito Alessandro Capozzi, presidente degli Albergatori orobici di Ascom – chiediamo alle Istituzioni di far rispettare le leggi in vigore. Siamo soddisfatti per l’istituzione del Codice identificativo nazionale (CIN), che dovrà essere esposto all’esterno dello stabile in cui è collocato l’appartamento oggetto di locazione breve, e del relativo impianto sanzionatorio che prevede multe dai 500 ai 10mila euro a seconda delle trasgressioni. Anche perché tali proventi andranno a sostegno del Turismo nei singoli Comuni in cui saranno rilevate. Siamo inoltre favorevoli alla comunicazione, da parte dei portali, dei nominativi degli host. Sbagliato, invece, l’aumento dell’aliquota della cedolare secca, dal 21 al 26%”.

“Per quanto riguarda il rilascio delle licenze – ha proseguito Capozzi – riteniamo che non debba provvedere un unico decisore, il Comune A o il Comune B, ma piuttosto sollecitiamo il coinvolgimento della Provincia, cioè l’Ente che avendo una visione più generale sulle esigenze complessive del Territorio può avallare, o meno, le richieste per l’esercizio di attività di affitto breve”.

Questi, per sommi capi, i temi a margine (affrontati giovedì 18 gennaio), emersi durante la conferenza stampa indetta da Ascom Confcommercio Bergamo per illustrare i dati provinciali, estrapolati dallo studio sugli affitti brevi turistici, che Federalberghi Confcommercio ha presentato a fine 2023.

“Lo scorso agosto – ha introdotto l’argomento Oscar Fusini, direttore di Ascom Confcommercio Bergamo – su Airbnb (piattaforma fondata a S. Francisco nel 2007, ndr) sono apparsi oltre 3000 annunci, relativi ad alloggi disponibili in Bergamasca per affitti turistici brevi”.

Dodici mesi prima se ne erano registrati poco più di 2300. In un anno, dunque, si è assistito ad un balzo all’insù del 29,86%. Più del doppio rispetto all’incremento del dato nazionale, assestatosi al 14,4%, corrispondente ad oltre 63mila nuovi annunci rispetto all’agosto 2022.

Davvero significativa, poi, la crescita relativa a Bergamo città: + 42,03%; quasi tre volte la media nazionale. “Una spinta derivata sia dall’effetto ‘Capitale della Cultura’ e più in generale dalle ottime infrastrutture di collegamento, tra cui l’aeroporto” ha commentato Fusini.

Generico gennaio 2024A sinistra Alessandro Capozzi, Presidente del Gruppo Albergatori. A destra Oscar Fusini, direttore di Ascom

Un dato cui fa da contraltare, però, il fatto che “il boom degli appartamenti destinati all’affitto turistico rende, di fatto, quasi introvabili appartamenti in locazione tradizionale per famiglie e studenti”.

Insieme a quella per il capoluogo, è cresciuta l’attenzione per l’hinterland. “A Seriate – ha evidenziato Fusini – i 54 annunci censiti ad agosto 2023 segnano un + 52,6% rispetto al dato rilevato dodici mesi prima”. Ma c’è un’altra area della provincia che ha conosciuto una forte espansione, sulla piattaforma californiana: quella della fascia nord-occidentale del lago d’Iseo. “A Riva di Solto, ad agosto 2023 sono stati rilevati ben 104 annunci (pari ad un + 31,6% rispetto ai 79 di un anno prima), seguita da Lovere (78 annunci), Predore (50), Solto Collina (47), Parzanica (46), Fonteno (31) e Tavernola bergamasca (29 annunci)” ha proseguito il direttore di Ascom Bergamo.

Per quanto riguarda i ‘tagli’ degli appartamenti messi a disposizione dei turisti, il 78,9% degli oltre 3000 annunci pubblicati sulla piattaforma si riferisce ad immobili interi (oltre 2400 unità). Più della metà degli annunci relativi alla nostra provincia (1799) si riferisce ad appartamenti con un’apertura superiore ai sei mesi, mentre quasi due-terzi degli annunci (1848, pari al 59,9%) sono pubblicati da proprietari che gestiscono più alloggi.

Un elemento, quest’ultimo, che ha offerto al direttore Fusini lo spunto per ricapitolare i quattro cardini dell’attacco che Federalberghi ha sferrato, a fine 2023, nei confronti di Airbnb.

A cominciare dal “tradimento” dell’idea originaria della piattaforma: condividere cioè una stanza o un appartamento. Allo scorso agosto, solo lo 0,3% degli alloggi pubblicati sulla piattaforma californiana era costituito da stanze condivise. La fetta più rilevante degli annunci si riferiva invece ad interi appartamenti e il 18,1% a stanze private.

Secondo rilievo mosso da Federalberghi Confcommercio: quelle pubblicate da Airbnb non sono offerte che aprono nuove rotte turistiche. In Italia, le prime otto destinazioni rilevate ad agosto erano: Roma, Milano, Firenze, Napoli, Venezia, Palermo, Torino e Bologna. Mete d’obbligo, ça va sans dire. Solo dalla nona e dalla decima (Siracusa e Ragusa) si inizia a respirare aria nuova. Trend confermato dall’undicesima e dodicesima posizione, occupate rispettivamente da Olbia e Ostuni.

Terzo rilievo: non è vero che gli appartamenti messi a disposizione dei turisti facciano capo a piccoli host. Il 65% degli annunci è pubblicato infatti da proprietari che gestiscono più di un alloggio. In particolare, il 32% di essi ne gestisce dai due ai quattro e ben il 33% ne gestisce più di quattro. Solo poco più di un terzo della platea presa in considerazione (35%) gestisce un solo alloggio.

Quarto ed ultimo rilievo: Federalberghi Confommercio lamenta il fatto che il 55,6% degli alloggi offerti su Airbnb sia in vendita per oltre sei mesi l’anno: da 181 a 270 giorni annui nel 13,7% dei casi e da 271 a 365 giorni nel restante 41,9% degli annunci presi in esame. E ciò mentre la normativa-base preveda la possibilità di soste non superiori ai 30 giorni per ogni anno solare. Quindi, non esattamente attività occasionali, per chi opera nell’extralberghiero.