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Rogo alla pizzeria “La Jungla” di Treviglio: il titolare assolto da tutte le accuse

Il giudice ha rinviato gli atti alla procura per vagliare la pista del coinvolgimento di un albanese che sospettava una relazione tra sua sorella e l’imprenditore

Treviglio. “Non temevo nulla perché sapevo di essere innocente. Sono stato 4 anni sulla graticola senza aver fatto niente. Io avevo aperto “La Jungla” con tanti sacrifici per darla in gestione ai miei figli, che senso avrebbe avuto bruciarla?”.

Pierino Cataldi, imprenditore edile di Treviglio, tira un sospiro di sollievo. Mercoledì 17 gennaio il giudice Andrea Guadagnino lo ha assolto per non aver commesso il fatto dall’accusa di aver dato fuoco al bar pizzeria “La Jungla”, e perché il fatto non sussiste dalle accuse di aver rubato energia elettrica dalla cabina dell’Enel che alimentava l’illuminazione del parco Baden Powell e di frode all’assicurazione.

Accolta quindi la richiesta del pubblico ministero, alla quale si è associata la difesa. Ma il giudice ha chiesto anche di rinviare gli atti alla procura per vagliare una pista che sarebbe stata poco approfondita nel corso delle indagini, ovvero quella legata al coinvolgimento del fratello di una donna albanese che sospettava una relazione tra lei e l’imputato. Ci sarebbe anche un messaggio di minaccia dell’uomo alla parente: “Smetti di andare al parco oppure lo brucio”.

“Sarebbe opportuno anche far luce su quanto accaduto in questura – dichiara il difensore di Cataldi, l’avvocato Francesco Nucera -. Quando è stato sentito l’elettricista che il mio assistito aveva incontrato la sera prima dell’incendio per fargli staccare il generatore che alimentava il locale, dato che doveva andare in vacanza, la moglie di quest’ultimo avrebbe subìto pesanti pressioni. Lei è rumena e lavorava come interprete sia per la questura sia per la procura. Secondo quanto la stessa ha dichiarato in aula, gli agenti le avrebbero detto di convincere suo marito a parlare altrimenti non avrebbe più lavorato. E, dato che l’elettricista ha continuato a dichiararsi estraneo ai fatti, la donna effettivamente non è stata chiamata più per le traduzioni”.

I fatti risalgono al 22 dicembre 2019, quando il bar pizzeria “La Jungla” è andata distrutta in un rogo durante la notte. Il locale era stato rilevato da Cataldi nel 2011, unico partecipante al bando del Comune, ed aveva funzionato per tre anni come chiosco, poi era stato ampliato e trasformato in ristorante. In seguito all’incendio, la procura aveva indagato il titolare accusandolo di aver bruciato la sua attività per riscuotere i soldi dell’assicurazione. “Non vedo perché avrebbe dovuto farlo, dato che quell’anno Cataldi aveva incassato dalla sua attività edile ben 2 milioni di euro. Sul conto corrente aveva 60mila euro, quindi non aveva nessun debito extra da saldare e non aveva bisogno di soldi”, spiega l’avvocato.

L’imprenditore era anche accusato di essersi allacciato abusivamente alla colonnina dell’Enel di via Gramsci in quanto moroso nei confronti della stessa società di fornitura dell’energia elettrica, ma dalle volture non era risultata nessuna impennata nei consumi.

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