La riflessione
Mezzo pianeta al voto, i rischi della disinformazione e l’urgenza di proteggere la democrazia
Le elezioni che si svolgeranno in tutto il mondo e che interesseranno un gran numero di persone si attuano in situazioni fortemente polarizzate e dovranno fare i conti con la presenza fertile della disinformazione, e con le declinazioni operative dell’intelligenza artificiale generativa
Il primo mese dell’anno rappresenta un’occasione per fermarsi e scrutare il futuro.
Ci lasciamo alle spalle un 2023 incerto e sembra che anche le prospettive per il 2024 non siano eccessivamente rosee. Permangono motivi di grande incertezza e preoccupazione: la mancanza di un orizzonte di pace, la crisi climatica e il permanere di questioni irrisolte sul piano economico, su quello dei redditi, del costo della vita e il timore che il Covid, sebbene contenuto dalle vaccinazioni, si ripresenti, l’incapacità politica ad affrontare la questione della migrazione in senso umanitario.
Seguendo il mio orientamento ideale continuo a credere che bisogna continuare a lottare per un futuro in cui ci sia un buon lavoro per tutti e una buona vita e personalmente continuo a sperare che sulle bandiere del sindacato compaia la scritta: unità.
Fatta questa premessa vorrei cercare di riflettere su quello che viene considerato il fatto storico che dovrebbe segnare il 2024 e che avrà effetti sulla vita futura del mondo: durante quest’anno ci sarà un numero elevato di consultazione elettorali che interesseranno circa 60 paesi. Un fatto che non ha mai avuto precedenti simili. È chiaro che il risultato di queste consultazioni influenzerà gli
equilibri geopolitici, economici e sociali del mondo e che, attraverso le interdipendenze che intrecciano il mondo, avrà ripercussioni anche sulla nostra vita.
Non sono certamente in grado di fornire una visione univoca di questo, ma cercherò di indicare alcune delle tendenze prevedibili:
– Una delle sfide principali sarà quella tra le forze di chiaro orientamento democratico e quelle dominate dalle nostalgie e dal conservatorismo autoritario e autocratico. Queste ultime hanno guadagnato consenso sfruttando le paure e le insoddisfazioni dei cittadini verso le istituzioni, le élite e la dimensione sovranazionale. Questa sarà la sfida che si giocherà in Europa a giugno con le elezioni per il Parlamento Europeo, e negli Stati Uniti, dove a novembre si scontreranno il Presidente uscente Joe Biden e, come sembra probabile, il suo predecessore Donald Trump.
– Personalmente spero che le le elezioni per il parlamento europeo non si concentrino sui temi nazionali ma su come rilanciare l’ideale europeista e pertanto sconsiglierei, anche se appaino spettacolari, le candidature della Presidente del Consiglio e della Segretaria del Pd perché porterebbero inevitabilmente a discutere delle nostre questioni nazionali, quando il bisogno è di rilanciare una idea forte dell’Unione Europea per farla divenire il centro delle iniziative di pace per l’Ucraina e Israele -Palestina , liberandola dall’attuale subordinazione alla Nato. La eventuale candidatura di Trump è sconsigliabile per diversi motivi. Gli Usa non possono per la loro dimensione essere incapsulati in una logica populista, sarebbe una sfortuna per le sfide che il mondo deve sostenere.
– Altro tema rilevante sarà quello della democrazia, dei diritti umani, della pace e della migrazione. Sappiamo che in molti paesi vi sono e possono consolidarsi regimi autoritari, che praticano corruzione, violenza e censura e hanno visioni belliciste. Alcuni esempi sono il Bangladesh, dove il primo ministro Sheikh Hasina (una volta leader democratico ora autoritario) ha vinto le elezioni il 7 gennaio 24 senza opposizione. La Russia, dove il presidente Vladimir Putin ha modificato la Costituzione per restare al potere fino al 2036 e la Cina dove il Presidente XI JINPING ha rafforzato il suo controllo e potere sul partico comunista e sulla società civile.
– Il terzo aspetto riguarda lo sviluppo economico e sociale dei paesi emergenti, che devono affrontare le sfide della povertà, dell’ineguaglianza, dell’ambiente e della salute. Questioni queste che si stanno ampliando anche verso i cosiddetti paesi economicamente avanzati e che stanno colpendo le classi meno abbienti). Alcuni paesi, come l’India, l’Indonesia e il Pakistan, hanno fatto registrare negli ultimi anni una forte crescita, ma devono ancora migliorare le condizioni di vita di milioni di persone. Altri paesi, come il Sudafrica e il Messico, hanno visto aumentare le proteste sociali e la violenza e stanno cercando di rinnovare le loro classi dirigenti.
Come si vede da questa breve sintesi le elezioni che si svolgeranno in tutto il mondo e che interesseranno un gran numero di persone si attuano in situazioni fortemente polarizzate e dovranno fare i conti con la presenza fertile della disinformazione, e con le declinazioni operative dell’intelligenza artificiale generativa.
Dato l’alto numero di persone che verranno chiamate al voto e non tutte situazioni democratiche, e considerato che i risultati avranno conseguenze che andranno oltre le singole nazioni per incidere sulla dimensione geopolitica, valutare i rischi che la disinformazione può creare è urgente per proteggere la salute democratica e la possibilità di generare la pace e un mondo senza violenze e guerre.
Vi è pertanto la necessità che gli organismi internazionali come l’Onu vi dedichino una particolare attenzione mobilitando risorse economiche, tecnologiche e organizzative per monitorare la correttezza democratica delle consultazioni. Il rischio che durante queste estese consultazioni elettorali vi sia il rischio della disinformazione è presente anche perché lo si sta sperimentando nella quotidianità della politica e nelle sue narrazioni giornaliere, ma questo mette a rischio il senso stesso della democrazia. In questo contesto una tecnologia interessante come l’intelligenza Artificiale se non sottoposta e regole precise può contribuire ad aggravare le situazioni e orientare il voto.
Bisogna alzare la guardia sui rischi globali della disinformazione e della polarizzazione sociale guidate dall’Intelligenza Artificiale. Il legame tra disinformazione e disequilibri sociali che potrebbe emergere da un uso improprio delle tecnologie e dell’informazione tramite la strumentazione digitale potrebbe aiutare le tendenze populiste, oligarchiche e antidemocratiche ad affermarsi e a condizionare la vita delle democrazie.
I conflitti armati interstatali sono la più urgente questione che si deve affrontare nel nuovo anno. Si deve agire con determinazione sul terreno della pace, oltre che attraverso la diplomazia anche con una maggiore sensibilizzazione sociale capace di di contrastare l’indifferenza e l’accettazione passiva della guerra come strumento per regolare i rapporti tra stati.
I cambiamenti che si registrano nelle dinamiche di potere globali, nel clima, nella tecnologia e nella demografia stanno spingendo al limite la capacità di adattamento dei modelli democratici e delle persone. I rischi che si presentano all’orizzonte sono tanti e questo richiede nuovi paradigmi e processi di cambiamento culturale in cui, abbandonando le semplificazioni su cui ci siamo attestati, assumere la nuova complessità come ambiente in cui declinare e incardinare processi di umanizzazione, di socializzazione, di buona vita e di relazioni cooperative tra le persone e gli stati.
*Savino Pezzotta, bergamasco, sindacalista e politico italiano, è stato segretario nazionale della Cisl.



