Lavoro nel turismo, Bergamo terza in Lombardia per addetti: il 72% ha contratti indeterminati
Il focus sulla nostra provincia mette in rilievo alcune dinamiche inaspettate: luglio e agosto i mesi con meno occupati, che invece vedono picchi importanti in primavera in corrispondenza dell’apertura dei dehors
Bergamo. Bergamo si conferma provincia vivace dal punto di vista del lavoro nel settore turistico, dove al di là del sentore comune di una diffusa precarietà, i contratti sono per oltre il 70% a tempo determinato.
Sono solo due dei dati salienti emersi nell’ambito del primo Osservatorio provinciale sul tema, elaborati dal Centro Studi Federalberghi in base alle comunicazioni ufficiali Inps aggiornate a dicembre 2022 e che offrono uno spaccato fedele sulle quasi tremila imprese turistiche della Bergamasca.
A livello regionale la nostra provincia si posiziona al terzo posto, dopo Milano (104.992) e Brescia (29.451), per numero complessivo di dipendenti, con una media di 25.640. A sorprendere, però, sono i momenti di picco: quelli positivi sono compresi tra aprile e giugno e nel mese di settembre, mentre quelli negativi sono a luglio e agosto.
“Il settore a Bergamo è improntato quasi tutto sulla ristorazione, più che sugli alberghi – sottolinea Oscar Fusini, direttore di Ascom Bergamo – L’alberghiero si esprime in particolare nelle Valli e sul lago d’Iseo. Sul fabbisogno di manodopera abbiamo stimato, non tanto tempo fa, che mancassero circa 2.000 dipendenti. Qualcosa ultimamente abbiamo recuperato, ma in primavera con l’apertura dei dehors raddoppia praticamente i posti nei ristoranti e quella è la fase di massima richiesta: prima di avere questi dati non pensavamo potessero avere un impatto così netto”.
Dallo studio, che ha evidenziato come nel 2022 in provincia di Bergamo abbiano operato in media 2.973 imprese con almeno un dipendente, emerge anche il ruolo che il turismo ha avuto nella ricollocazione di molte persone fuoriuscite dai settori manifatturieri e la sua valenza sotto il punto di vista dell’occupazione femminile: è donna, infatti, il 66% dei dipendenti.
Nell’identikit dell’addetto medio in provincia di Bergamo, prevalgono anche la componente italiana (gli stranieri sono solo il 19%) e quella giovanile, con il 51,5% di under 40.
Come già anticipato, i lavoratori a tempo indeterminato sono il 72% (più della media regionale, ferma al 68%), mentre il 27% è rappresentato da contratti a tempo determinato non stagionali. Gli stagionali, infine, si fermano all’1,1%.
“Mi piace sottolineare che il tempo determinato, che non ha una aliquota altissima, nella maggior parte dei casi sfocia poi in un indeterminato – aggiunge Enrico Betti, responsabile area Lavoro di Ascom – Sull’occupazione femminile, viene favorita anche dalla possibilità di flessibilità e part-time, contribuendo così alla gestione familiare”.
Il 92,5% dell’occupazione dipendente media annua nel settore turismo nella provincia di Bergamo è concentrata nel comparto dei pubblici esercizi (2.700 aziende), i servizi ricettivi occupano il 5,9% (188), le agenzie viaggi l’1,1% (79), gli stabilimenti termali lo 0,4% (3) e i parchi divertimento lo 0,1% (3).
Le imprese con dipendenti del settore alberghiero sono state in media 116 con 894 dipendenti.
Curioso il caso dei parchi divertimenti che, nonostante il periodo di massima affluenza assoluta, in estate hanno fatto segnare solo poco più di una trentina di operatori dipendenti: la spiegazione sta tutta nell’esternalizzazione, quindi nell’affidamento a società esterne per la copertura dei turni di lavoro.
Un focus particolare sugli alberghi mette in luce dinamiche sostanzialmente opposte a quelle dei pubblici esercizi: i valori massimi per i dipendenti si sono registrati ad agosto, con 1.050 unità, i minimi a febbraio, con 753. Oltre la metà degli occupati ha meno di 40 anni, il 29,7% meno di 30. Il 61,9% di chi lavora in hotel è donna, il 23% straniero: il 70% ha contratti full time, il 66% a tempo indeterminato.
Gli anni della pandemia hanno inciso sulla stagionalità del lavoro, creando una forte disparita negli esercizi ricettivi: se nel 2019 la differenza tra valore di occupazione minimo e massimo era del 124%, nel 2020 è diventato del 203% per poi calare leggermente al 144% nel 2021. Nel 2022, infine, si è assestato al 128% e in previsione nel 2023 dovrebbe rientrare ulteriormente.
A livello generale l’occupazione nel settore turistico in provincia è aumentata nel 2022, recuperando i livelli pre-Covid: tra i comparti che lo compongono però, l’unico ad aver effettivamente raggiunto il traguardo è quello dei pubblici esercizi, che ha registrato un +7,4% sul 2019.
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