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L’osteopata Valentina Pesenti: “Quando può essere utile effettuare i trattamenti”

È possibile rivolgersi a questi professionisti a livello preventivo. All’inizio della prima seduta vengono valutate le esigenze del paziente

Può essere utile rivolgersi all’osteopata per prevenire uno stato di dolore o sofferenza sia quando si sta bene, a titolo preventivo”. Così Valentina Pesenti, osteopata e massoterapista bergamasca specializzata nel trattamento di adulti e ragazzi, spiega quando recarsi a professionisti sanitari come lei.
Al suo studio, a Bergamo in via Verdi, 31/i, effettua un’ampia gamma di trattamenti. L’abbiamo intervistata per saperne di più.

Quando e perché può essere utile rivolgersi all’osteopata?
Può servire per prevenire uno stato di dolore o sofferenza quando si sta bene. L’osteopatia ha scopo preventivo: in questo caso aiuta a evitare l’insorgenza di problematiche come la cervicalgia, la lombalgia e la lombosciatalgia che devono essere curate da un fisioterapista, professionista sanitario abilitato a curare queste patologie.

A cosa sono dovuti questi dolori?
Le cause possono essere molteplici. Spesso sono determinati semplicemente dall’assunzione di posture scorrette: quando siamo davanti al computer o allo schermo del cellulare tendiamo a essere inarcati con la schiena o comunque storti e questo nel tempo può portare a difetti, contratture muscolari e disallineamenti che talvolta si traducono in dolori e fastidi. E prevenire può essere utile per tutti, adulti, ragazzi, giovani e meno giovani.

Cosa fa l’osteopata?
Per capire quale trattamento sia più adatto alle esigenze del singolo paziente viene effettuata una valutazione iniziale.

Ci spieghi
Tutto comincia con l’anamnesi. All’inizio della prima seduta l’osteopata raccoglie i dati relativi alla persona e alle sue condizioni per comprendere la fattibilità dei trattamenti osteopatici nel caso specifico. Chiede, per esempio, se ha patologie e, qualora ce ne fossero, quando e come si manifestano. Inoltre, visiona eventuali analisi, referti e più in generale la documentazione relativa a eventuali problemi di salute. Si prosegue con la valutazione del soggetto in piedi, seduto e sul lettino, poi inizia il trattamento, che viene scelto in base alle esigenze del paziente e a come reagisce.

Che trattamenti vengono eseguiti?
Sono di diverse tipologie e possibili solo in assenza di patologie (in quel caso interviene il fisioterapista o altri professionisti della riabilitazione). C’è, per esempio, quello articolare, che consiste in mobilizzazioni come i trust, i cosiddetti scrocchi, che consentono di liberare un blocco articolare. Il trattamento muscolare, invece, permette di lavorare sulla fascia muscolare attraverso la digitopressione, allungamenti e scollamenti. Altri trattamenti, infine, riguardano i muscoli della masticazione e i viscerali (parete addominale) o il diaframma (a livello della respirazione).

Per concludere, quando non si può ricorrere all’osteopata?
Nei casi di infiammazioni acute, di patologie ortopediche, neurologiche e tumorali e nei primissimi mesi di gravidanza. È indicato, invece, per esempio per prevenire lombalgia, cervicalgia, lombosciatalgia, tensione dei muscoli masticatori e dolori causati dall’appoggio errato del piede (patologie che possono essere trattate solo da professionisti della riabilitazione quali Fisioterapisti, podologi, ortottisti, etc.).

Riferimento normativo
DECRETO https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/09/29/21G00140/sg
Individuazione della figura e del profilo dell’osteopata

1. L’osteopata e’ il professionista sanitario, in possesso di laurea triennale universitaria abilitante o titolo equipollente e dell’iscrizione all’albo professionale, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie interventi di prevenzione e mantenimento della salute attraverso il trattamento osteopatico di disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie, nell’ambito dell’apparato muscolo scheletrico.
d) al fine di prevenire alterazioni dell’apparato muscolo scheletrico, promuove azioni educative verso il soggetto in trattamento, verso la famiglia e la collettività; educa il paziente nelle abilità di autogestione dell’organismo e ne pianifica il percorso educativo anche in collaborazione con altri professionisti; a fine trattamento verifica le rispondenze tra metodologia attuata e gli obiettivi di recupero funzionale riabilitativo e psicosociale; reindirizza il paziente al medico inviante quando i sintomi persistono oltre i tempi previsti o peggiorano