Arte
Dai Macchiaioli a El Greco: le mostre da non perdere nel 2024
Il 2024 è un anno in cui, per godere le emozioni dell’arte, non occorre andare troppo lontano
Il 2024 dell’arte si è già aperto nel 2023 per Bergamo con alcune mostre di rilievo che proseguono fino a primavera: “Tiziano e Aretino. Il ritratto di un protagonista del Rinascimento” all’Accademia Carrara (fino all’1 aprile), “Yayoi Kusama. Infinito presente” a Palazzo della Ragione (chiude il 24 marzo), “Costantino Beltrami. Il sogno di un nuovo mondo” al Museo di Scienze Naturali (fino al 10 marzo). Intanto Gamec scalda i motori per il progetto biennale “Pensare come una montagna” che inaugura il 16 maggio con un primo ciclo di eventi diffusi incentrati sulla sostenibilità ambientale e sociale, a Bergamo, Dalmine, Brembate, Castione della Presolana con il coinvolgimento degli artisti Sonia Boyce, Lin May Saeed, Chiara Gambirasio, Mercedes Azpilicueta.
Il testimone di Capitale della cultura passa a Pesaro con una serie di eventi spalmati sul 2024 tra cui la performance in mixed reality “The Life” di Marina Abramović, il concerto in realtà virtuale “Kagami” di Riūichi Sakamoto e Tin Drum, la performance poetica “Ritornano le lucciole: Spark” con migliaia di piccole lucciole biodegradabili di Studio Roosegaarde, la composizione musicale originale “Twin Color” di Murcof e Simon Geilfus, il “Rimini Protokoll Remote Pesaro” di Rimini Protokol, in un viaggio attraverso la città che si trasforma in una sorta di film collettivo.
Il 2024 è un anno in cui, per godere le emozioni dell’arte, non occorre andare troppo lontano. Segnaliamo qui le mostre di spicco per ogni città tra le più interessanti per eventi e proposte.
A Brescia apre il 20 gennaio a Palazzo Martinengo una grande mostra dedicata ai Macchiaioli, con oltre 100 opere da collezioni private e musei – da Giovanni Fattori a Telemaco Signorini a Odoardo Borrani, in un confronto intenso e articolato di poetiche all’intersezione tra diverse scuole pittoriche europee: il movimento artistico nato in Toscana nella seconda metà dell’800 si declina qui in una rassegna visiva di luoghi famigliari agli artisti, la Toscana, la Maremma, la Liguria, in bilico tra il richiamo del progresso e la via maestra della luce e della macchia.
Il MAGA di Gallarate ospita fino al 4 aprile una interessante retrospettiva dedicata a Dadamaino (Edoarda Emilia Maino, 1930-2004), protagonista del secondo Novecento, con 80 opere che ripercorrono gli esordi monocromi e spazialisti dell’artista milanese, la fase informale, fino agli sviluppi d’arte programmatica, cinetica, astratta che definiscono la sua parabola creativa. La mostra si completa con la gigantesca opera, lunga trenta metri, “Il movimento delle cose” su cui si svolge la “scrittura” di Dadamaino che fu presentata alla Biennale di Venezia nel 1990.
C’è tempo fino al prossimo 11 febbraio per visitare a Milano l’importante mostra “El Greco”, che porta a Palazzo Reale ben 54 opere di quello che è considerato il primo maestro del Siglo de Oro, geniale profeta dell’arte moderna, visionario ed eclettico. La mostra, articolata in cinque sezioni, propone una serie di capolavori tra cui, in prestito dalla National Gallery di Washington, i celebri San Martino e il Laocoonte, capolavoro tardivo del pittore cretese, dall’atmosfera tetra e conturbante, impressionante nella scenografia dei corpi contorti e tesi, incompiuto nella realizzazione e rimasto con il pittore fino alla sua morte – a tutti gli effetti un enigma ancora da decifrare.
C’è attesa alla Triennale per la retrospettiva dedicata a Gae Aulenti (1927 – 2012), una delle figure più rappresentative dell’architettura e del design contemporanei, che si è cimentata col disegno a scala urbana fino all’exhibition design, dall’architettura del paesaggio alla progettazione degli interni, dal furniture design alla grafica, alla scenografia teatrale. L’esposizione proporrà anche una sequenza di ambienti o frammenti di ambienti, restituiti in grandezza 1:1, grazie ai materiali originali conservati nell’archivio milanese dell’architetto (disegni, fotografie, maquette). La mostra si inquadra nell’omaggio ai protagonisti del design italiano, tra cui Alessandro Mendini e Roberto Sambonet, che si svolgerà in Triennale nel corso del 2024.
Il grande fotografo statunitense Steve McCurry, quello del famoso scatto della ragazza afghana immortalata nel 1984 nel campo profughi in Pakistan, è il protagonista della mostra “Icons” agli Arsenali della Repubblica di Pisa, fino al 7 aprile. Un percorso in novanta immagini nei luoghi più remoti del mondo, ad alta intensità emotiva, dalla Birmania all’ Africa, dall’India alla Mongolia. Un’occasione preziosa per ammirare le immagini colte negli anni Ottanta e Novanta da un fotoreporter che si è spinto nei punti più “caldi” dei conflitti socio-politici e delle crisi umanitarie internazionali.
A Rovigo, a Palazzo Roverella, dove sta per concludersi l’ampia mostra immersiva dedicata a Tina Modotti, con 300 opere tra immagini, filmati e documenti (aperta fino al 28 gennaio), aprirà il 23 febbraio una rassegna promettente su Henri de Toulouse-Lautrec, con 60 opere dell’artista su più di 200 opere esposte: tra affiches, dipinti, disegni preparatori, pastelli provenienti da musei americani ed europei. La mostra, in calendario fino al 30 giugno, intende soffermarsi sull’attività del pittore in rapporto con l’ambiente parigino in cui operava, in stretto confronto tra realisti, impressionisti, simbolisti, a ricreare ed evocare la vivacità della scena artistica parigina durante la cosiddetta Belle Epoque.
Mentre prosegue fino al 18 marzo alla Peggy Guggenheim di Venezia “Duchamp e la seduzione della copia”, con dipinti, fotografie, ready made che raccontano il rapporto tra originale e copia nell’opera dell’artista che ha rivoluzionato il concetto stesso di “arte”, la città lagunare si prepara alla sessantesima Biennale d’Arte “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere”, a cura di Adriano Pedrosa che si svolgerà dal 20 aprile al 24 novembre 2024 (pre-apertura 17, 18, 19 aprile) ai Giardini, all’Arsenale e diffusamente tra chiese, calli e campielli. Al centro della riflessione il concetto di estraneità e di decentramento identitario. Come chiarisce il curatore brasiliano: “la figura dello straniero sarà associata a quella dello stranger, dell’estranho, dell’étranger, e pertanto la mostra si svilupperà e si concentrerà sulle opere di ulteriori soggetti connessi: l’artista queer, che si muove all’interno di diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando; l’artista outsider, che si trova ai margini del mondo dell’arte, proprio come l’autodidatta o il cosiddetto artista folk; l’artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra. La produzione di tali artisti sarà il fulcro della Biennale Arte e costituirà il Nucleo Contemporaneo dell’Esposizione”.
Di particolare interesse si delinea la mostra fotografica Hilde In Italia. Arte e vita nelle fotografie di Hilde Lotz-Bauer , ospitata al Museo di Roma in Trastevere dal 17 gennaio al 5 maggio 2024. Fotografa d’arte e pioniera della street photography la tedesca Hilde Lotz-Bauer (1907-1999 ) ha immortalato col suo sapiente occhio “straniero” l’Italia negli anni Trenta fatta di gente comune, ma anche i luoghi e i tesori artistici del nostro Paese. Sono in mostra un centinaio di fotografie che giungono dall’Archivio Hilde Lotz-Bauer a Londra, dai due Istituti Max Planck – la Biblioteca Hertziana di Roma e il Kunsthistorisches Institut a Firenze – e dalla collezione del fotografo Franz Schlechter a Heidelberg.
Anselm-Kiefer, EngelssturzAnselm Kiefer, con il suo debordante approccio pittorico che lo consacra come una star dell’arte contemporanea cui tutto è consentito, come coprire Tintoretto a Palazzo Ducale a Venezia nel 2022, approda a Firenze a Palazzo Strozzi inaugurando il 2024 con “Angeli Caduti”, tra allegorie pittoriche, scultoree, fotografiche e monumentali installazioni site specific in dialogo con le architetture dell’edificio rinascimentale, dal 22 marzo al 21 luglio; mentre dal 27 settembre al 26 gennaio 2025 sempre Palazzo Strozzi ospiterà un’ampia selezione di opere (dal titolo eloquente “Dipingere senza regole”) della pittrice americana Helen Frankenthaler (1928-2011) una pioniera della tecnica “Soak stain” che rende le vernici traslucide e che ha ispirato generazioni di artisti newyorkesi.
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