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Straordinario senso dell’orientamento ed olfatto eccezionale, il nostro messaggero alato vi augura Buon Anno!
Ad maiora semper

Il piccione porta a tutti voi un Augurio di pace accompagnato da una serie di riflessioni sui tempi che viviamo. Buon Anno!

Nel momento in cui dubiti di poter volare, perdi per sempre la facoltà di farlo – J. M. Barrie

La storia etologica dei piccioni è molto lunga e inaspettatamente connessa all’essere umano, oggi li troviamo fastidiosi e assillanti, mentre tempo fa, grazie alle loro straordinarie capacità cognitive e al loro impavido coraggio, vennero utilizzati persino dagli eserciti nelle due grandi guerre mondiali per trasportare messaggi da un campo di battaglia all’altro, tuttavia il loro utilizzo di  messaggeri alati, era già noto a Egizi, Greci e Romani. Possiedono uno straordinario e sviluppato senso dell’orientamento e un olfatto eccezionali, inoltre la loro monogamia li rende incessantemente attaccati al nido, tanto da farne ritorno, qualsiasi cosa possa accadere loro. Qui, ritrovate questo animale, il quale porta a tutti voi un Augurio di pace accompagnato da una serie di riflessioni sui tempi che viviamo. Buon Anno.

bestiario fine anno

Ad maiora semper – collage fotografico, carta velina e vernice, 40×50 cm. 2023

AMBIENTE
Le opere del danese Olafur Eliasson, classe 1967, artista, designer, performer, filosofo, ecologista, e insegnante, contemplano un’attenta riflessione in merito ai danni ambientali causati dall’uomo, agli eccessivi sfruttamenti delle risorse naturali, al loro sovrasfruttamento e a tutti le questioni correlate all’inquinamento. Il suo fare artistico evidenzia così, quanto l’acqua, il terreno, l’aria che
respiriamo, la luce, l’atmosfera che ci avvolge, siano risorse naturali sulle quali si fonda indissolubilmente la nostra qualità di vita.

Nel 2003 presso la Tate Modern di Londra, l’artista realizza un’enorme installazione, esperienziale e immersiva, chiamata “The weather project” un grande tramonto in un cielo arancione offuscato dalla nebbia, sembra entrare nello spazio dall’esterno, sottolineando così la grandiosità e l’immensità del nostro cielo. Lo spettatore è letteralmente dentro l’opera, la quale attraverso un sapiente gioco di luci e specchi, lo mette in relazione con se stesso e con chi o cosa lo circonda. Invece l’opera “Slow solar event” installata nel deserto del Qatar è composta da un “baldacchino” circolare formato dall’intersezione di dischi colorati con vetro riflettente, ciascuno smaltato con tre tonalità di colore differenti e quando la luce radente li sfiora, l’ombra si riflette, formando diversi colori proiettati sul terreno, in una sovrapposizione tra colori primari e secondari. Quando, invece, il sole raggiunge il suo punto più alto, la proiezione sul terreno si allinea per formare un’ellisse divisa adeguatamente nei due colori complementari, rosso e verde, con il rosso che indica il sud e il verde il nord. Un gioco di luci e ombre i quali oltre a orientare lo spettatore, riflettono il costante interesse dell’artista per la teoria del colore e la luce naturale come base per la percezione estetica e spaziale.

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Olafur Eliasson – The weather project – 2003 Tate Modern, London, 2003 Ph: Tate Photography (Andrew Dunkley & Marcus Leith) © olafureliasson.net
Olafur Eliasson – Slow solar event – Al Thakhira, Qatar 2023 – Ph: Anders Sune Berg © olafureliasson.net

AMORE
Le opere dell’artista cubano Felix Gonzalez Torres (1957-1996) trasudano amore. La sua produzione artistica è fortemente emozionale e straordinariamente connotata dalla relazione con lo
spettatore. Nell’opera “Untitled” (Perfect Lovers) riprodotta in diverse versioni tra il 1987 e il 1991 le lancette dei due orologi sono ferme e sincrone sulla stessa ora, la stessa sincronicità che
contraddistingue due persone che si amano. Fermi, perfetti, nell’istante universale del loro amore.

In una lettera indirizzata al compagno, nel 1988, Torres scrisse: “Non avere paura degli orologi, sono il nostro tempo, il tempo è stato generoso con noi. Abbiamo marchiato il tempo col dolce
sapore della vittoria. Abbiamo dominato il destino incontrandoci in un certo tempo e in un certo spazio. Siamo un prodotto del tempo, per questo rendiamo merito a ciò che ci è dovuto: al tempo
stesso. Siamo sincronizzati, ora e per sempre”. Tuttavia la malattia, sottrarrà nel ’91, il compagno di vita all’artista, il quale onorerà il compagno e loro amore, facendo affiggere ventiquattro
manifesti per le strade di Manhattan, raffiguranti il letto disfatto con le loro impronte, dichiarando così sia l’assenza che la presenza dei loro corpi; il letto come ricordo emotivo di una compagnia
perduta, ma anche luogo e spazio di unione e amore indissolubili.

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Félix González-Torres – Untitled (Perfect Lovers) – 1987-1991 © The Felix Gonzalez-Torres Foundation
Félix González-Torres – Untitled (Billboard of an empty bed) -1991 © The Felix Gonzalez-Torres Foundation
Testo della lettera di Félix González-Torres © The Felix Gonzalez-Torres Foundation

MEMORIA
I lavori di Doris Salcedo, colombiana classe 1958, vengono realizzati attraverso vari materiali, quali il legno, il metallo, il cemento, la terra, o attraverso il riciclo di vestiti e vecchi mobili. Il suo è un
lavoro sociopolitico, attento e meticoloso, strettamente connesso con persone che hanno sperimentato, loro malgrado, una perdita o un trauma a causa di guerre e sopraffazioni politiche.
Nasce poco prima del conflitto armato colombiano, o guerra civile colombiana, dalle cui tragedie l’artista ne racconta storicamente le violenze e le atrocità, mettendole in relazione anche con altri
eventi drammatici, dove l’artista si trova a vivere e a lavorare, come nell’opera “Disremembered” scaturita dai racconti di madri che hanno perso i loro figli a causa delle violenze nei quartieri
disagiati di Chicago, dove un indumento di seta costellato da piccoli aghi, simboleggia il trauma e il dolore che punge, annienta e fa male, a causa di una perdita così ingiusta.
L’installazione “Uprooted” esposta alla quindicesima Biennale di Sharjah, negli Emirati Arabi, è assemblata con rami e tronchi di alberi secchi e morti, fino a formare una grande sagoma di una casa, un’abitazione all’interno della quale non è possibile entrare e quindi non vi è possibilità di mettere radici. L’opera simboleggia le difficili condizioni di migranti e rifugiati nei continui attacchi della Russia all’Ucraina e dei devastanti terremoti avvenuti in Siria e Turchia: violenza umana e violenza ambientale, facendo quindi anche riferimento a una rottura tra uomo e natura. Fare memoria ed empatizzare gli eventi storici drammatici e terrificanti, diventa necessario in primis per non ripeterli, ma anche per trasformare il dolore e la sofferenza, in speranza e guarigioni collettive.

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Doris Salcedo – Disremembered, I – 2014. Photo Credit, Guggenheim, NYC
Doris Salcedo – Uprooted – 2020-2022 © the artist. Photo © Juan Castro Photoholic

ACCOGLIENZA
Sislej Xhafa classe 1970, si è fatto conoscere dalla critica e dal pubblico, quando nel 1997 fece una performance, non autorizzata, all’interno della Biennale di Venezia, vestito da calciatore, zaino in
spalla dal quale fuoriusciva la bandiera dell’Albania e delle casse che trasmettevano una partita di calcio, cercava di “passare il pallone” ai presenti, in un gioco leale e di condivisione, rivendicando
il fatto che l’Albania non fosse rappresentata nella sua identità territoriale e quindi esclusa, all’interno dei vari padiglioni espositivi. Un dialogo tra realtà e fare artistico che ci porta a
interrogarci e a metterci in discussione, in merito al sentirsi rifiutati o inclusi.
Nel 2011, realizza l’installazione “Barka” attraverso la quale viene riprodotta un’imbarcazione assemblata con centinaia di scarpe raccolte dall’artista sulle coste di Lampedusa, perse dai sopravvissuti e dalle vittime, e giunte a riva sull’isola in seguito ai numerosi naufragi, i quali scuotevano già nel 2011 e continuano ininterrottamente a scuotere tristemente, ancora oggi, non solo il Mediterraneo, ma anche le nostre coscienze. Le scarpe, simboleggiano il viaggio, il cammino, la speranza interrotta, facendo riflettere attivamente lo spettatore in merito a una delle più grandi tragedie della nostro vivere contemporaneo, e con essa il significato intrinseco di accoglienza e aiuto dei bisognosi.

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Sislej Xhafa – Padiglione clandestino – 1997 Performance non autorizzata durante la 47ª Biennale di Venezia Courtesy Galleria Continua
Sislej Xhafa – Barka – 2011 Collezione Nomas Foundation – Roma

IDENTITÀ
Marcel Bascoulard 1913-1978 è un artista francese, pressoché sconosciuto, ma non per questo non meritevole di attenzione e divulgazione della sua poetica. Nato nel 1913 a Vallenay, abbandonerà il luogo di nascita nel 1930 per avvicinarsi a Bourges, città in cui venne internata la madre, perché in seguito ai ripetuti soprusi subiti dal marito, nonostante le denunce inoltrate a suo carico, venne ritenuta un’irresponsabile, tant’è che priva di aiuti, lo colpirà con un colpo di rivoltella, mettendo fine all’esistenza del coniuge. Da quel momento, l’artista, visse tutta la sua esistenza per strada, occupando vecchie case abbandonate, ruderi e abitacoli di vecchi camion in disuso.

Tutta la sua esistenza la dedicherà a disegnare a grafite o a inchiostro, l’identità architettonica della città, scorci, case, edifici e monumenti o immagini del proprio mondo interiore, oppure abiti – ma mai volti – cambiando la sua produzione in base alle sue esigenze o alle richieste con coloro i quali barattava i suoi disegni. Potremmo definirlo un antesignano dei “selfie” poiché si fotograferà sempre e ripetutamente, per tutta la vita, in abiti femminili, da lui creati, a volte da lui stesso cuciti o fatti confezionare ad amiche sarte, disposte a seguire le sue indicazioni; degli autoritratti fotografici che regalava come suoi biglietti da visita. Nel 1942 venne incarcerato dai tedeschi con l’accusa di spionaggio e al suo rilascio chiese di poter concludere i disegni che nel frattempo aveva riprodotto sulle pareti della cella, riproduzioni di paesaggi che l’artista custodiva dentro di sé come immagini paesaggistiche indelebili da lui vissute, abitate e fortemente identitarie, quell’identità cercata e costruita al di fuori dell’ambiente domestico poiché estremamente violento, quella brutalità patriarcale da lui rinnegata, che lo porteranno a indossare abiti femminili come bandiere di
contrasto e dissenso. Morirà assassinato nel 1978 per cause ancora oggi ignote.
Nel 1998, la città di Bourges gli dedicherà un busto in bronzo che lo rappresenta, installandolo nella piazza situata tra rue Mirebeau e rue Calvin. Oggi, molte gallerie e altrettanti curatori, si stanno interessando alla sua straordinaria produzione, promuovendolo.

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Bascoulard Marcel Ruelle vers la cathédrale de Bourges 19 juillet 1938
Marcel Bascoulard © Galerie Christophe Gaillard

Bibliografia:
– Olfaur Eliasson olafureliasson.net
– The Felix Gonzalez-Torres Foundation
– Doris Salcedo guggenheim.org
– Sislej Xhafa Galleria Continua
– Marcel Bascoulard frieze.com

Giovanni Fornoniha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. All’attività di artista affianca quella di docente. Con i suoi Bestiari sovrappone o accosta la condizione umana a
quella animale, indagando simbolicamente fatti di cronaca contemporanea, mettendo in rilievo verità ataviche, antropologiche, sociali e culturali.
Immagine dell’opera: Ad maiora semper – collage fotografico, carta velina e vernice – 40×50 cm. 2023
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