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Presunti abusi durante i camp per adolescenti: la procura indaga su un sacerdote della diocesi di Bergamo

Don Valentino Salvoldi in passato è stato anche missionario in Africa. La replica del vescovo: “Si è già provveduto ad attivare le procedure previste dal diritto canonico, fermo restando il rispetto del lavoro della magistratura nel comune intento del giusto accertamento della verità”

Presunte condotte criminali ai danni di una decina di persone commesse da don Valentino Salvoldi, un sacerdote della diocesi di Bergamo. La Rete L’Abuso, l’associazione sopravvissuti agli abusi del clero, ha presentato lo scorso ottobre un esposto in procura a Bergamo contro il prete, in passato missionario in Africa.

Don Salvoldi, 78 anni, è nato a Ponte Nossa: per anni ha insegnato filosofia e teologia morale soprattutto nei paesi impoveriti come ‘professore visitatore’. Ora è al servizio della Santa Sede per la formazione del clero delle giovani Chiese. Giornalista e di scrittore, ha all’attivo diversi volumi editi.

Secondo il quotidiano “Domani” nella denuncia sono contenute le testimonianze di due presunte vittime, all’epoca minorenni, che hanno deciso di raccontare la loro versione al giornale. Negli anni ’90 entrambe avevano partecipato a dei campi per adolescenti organizzati dal sacerdote. Nelle testimonianze sono contenute accuse di abusi “fisici e psicologi”, baci e rapporti fisici non richiesti.  Quella del sacerdote assomiglierebbe a una setta in cui lui sarebbe il leader indiscusso di giovani che venivano chiamati “i masturbini”, secondo la dinamica che emergerebbe dai racconti.

“Aveva 35 anni più di me e quando mi baciava era sgradevole, ma lo accettavo come parte dell’esperienza speciale che lui proponeva”, afferma Andrea Travani, all’epoca minorenne, una delle vittime che hanno testimoniato: “Il rapporto fisico era la conseguenza dell’appartenere alla sua “élite”: mentre mi toccava, continuava a dirmi che ero unico e avevo qualità straordinarie, mi faceva il lavaggio del cervello”.

“Arrivava a baciare i ragazzi davanti a tutti. Una volta sono stato chiamato nella sua stanza per il “riposino” e l’ho trovato a letto sorridente e tranquillo con un ragazzino”, aggiunge ricordando poi come il prete “ti spingeva a lasciare la ragazza, ti portava a rompere con gli amici. Mi diceva che se l’avessi rifiutato mi sarei allontanato da un giusto cammino di fede […] Da un lato i miei amici mi mettevano in guardia da questo rapporto, dall’altro lui mi diceva che era normale che rimanessi da solo perché ero troppo intelligente per essere capito. Ero così confuso e infelice che volevo uccidermi”.

La Rete L’Abuso ha segnalato il caso alla diocesi di Bergamo e al presidente della Cei Matteo Zuppi, il quale cercherà di capire, come si evince dalla riposta riportata dal quotidiano, se ci sono procedimenti a carico del sacerdote, sottolineando che la segnalazione equivale a “una lettera anonima, che può rappresentare un segnale di problemi, ma anche, purtroppo, volontà di crearli o peggio di diffamazione. La giustizia richiede fatti e persone”.

La diocesi di Bergamo giovedì 28 dicembre ha diramato un comunicato stampa: “In merito ad alcune notizie di stampa relative ad un anziano sacerdote del clero di questa diocesi per presunti fatti risalenti agli anni ‘90, si è già provveduto per quanto di competenza ad attivare le procedure previste dal diritto canonico, fermo restando il rispetto del lavoro della magistratura nel comune intento del giusto accertamento della verità. La diocesi di Bergamo riafferma il suo impegno nella tutela e protezione dei minori e degli adulti vulnerabili anche attraverso la disponibilità all’accoglienza da parte del Centro di Ascolto del Servizio Tutela Minori Diocesano. La piena dignità e inviolabilità di ciascuno sono valori e fondamenti mai negoziabili, e non si farà mai abbastanza per cercare di custodirli e proteggerli”.