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Le battaglie per il lavoro, l’impegno politico e per la pace: tanti auguri Savino Pezzotta
foto Agenzia Fotogramma

Nel 1963 la prima tessera della Cisl, mentre lavorava alla Reggiani: da lì un lungo percorso nel sindacato , dove ha ricoperto ogni ruolo

Il mondo del lavoro lo ha conosciuto presto, Savino Pezzotta: lui, che proprio all’inizio degli anni 2000 nei suoi 6 anni da segretario generale della Cisl ne diventerà uno dei principali paladini a livello nazionale, a 11 anni già faceva l’operaio in una piccola officina di Rosciate, a 15 per la Reggiani di Bergamo.

Nato il giorno di Natale del 1943, spegne oggi 80 candeline.

Ottant’anni pieni di impegno, di battaglie sindacali e politiche prima, per la pace poi.

“Mio padre non è più tornato a casa. Lui è uno dei 600.000 soldati che si sono  rifiutati di fare la guerra e di aderire alla RSI. È morto in Polonia. Lì ho ritrovato il suo corpo solo pochi anni fa. La mia è naturalmente una famiglia antifascista, mio nonno era partigiano… Mai accettata nessuna dittatura;  la mia vera ideologia è antifascista. Per il resto apolide per tutta la mia vita”: così si raccontava in un’intervista con StefanoContu qualche anno fa, tra le pagine di “Impegno e Passione”, di Costantino Corbari. 

Racconto nel quale ripercorse le principali tappe del suo avvicinamento al sindacato della Cisl, dall’ingresso in Reggiani appunto (“Per me è stato come diventare adulto”) fino ai grandi movimenti degli anni ’70.

“Nel 1963 si  apre una stagione contrattuale difficilissima, a Bergamo ha provocato anche numerosi scontri. Furono ancora e soprattutto i metalmeccanici (gli operai della Magrini assalirono la sede del giornale di Bergamo). I tessili organizzano lo sciopero nazionale per il CCNL: l’azienda chiese di spostare lo sciopero sabato. Noi ci rifiutammo e Reggiani chiude  la fabbrica. Lì decisi per la mia dignità che dovevo entrare nel sindacato – continua Pezzotta – Alla serrata si rispose con un durissimo sciopero, con picchetti mattutini: il delegato era Maria Belotti. Questa donna che arrivava alle 5 del mattino sui cancelli mi spinse a iscrivermi al sindacato, per reazione al sopruso e alla prepotenza del datore. Era ovvio che mi iscrivessi alla CISL. Vengo dal mondo cattolico, dalla DC, a cui ero iscritto da quando avevo 14 anni. Mi piaceva l’idea della CISL meno ideologica, mi permetteva di essere eretico… prima di allora ho avuto solo contatti sporadici: ti iscrivevi al sindacato e dovevi versare ogni mese la quota. Il sindacato viveva di quote che si raccoglievano tra i lavoratori, la presenza del sindacato esterno c’era, ma era più provinciale, non c’erano le assemblee, si facevano riunioni il sabato e la domenica…in borgo santa Caterina, all’osteria Carbone, un Trani di quegli anni…e noi facevamo le riunioni li…[…] Quello di allora, era un sindacato rigoroso: quando mi recai dal capo della CISL nella fabbrica e gli chiesi la tessera, quello non fece salti di gioia. ‘Vabbè ti do la tessera – disse -, ma tu non arrivi in ritardo (ogni tanto il mattino a vent’anni si dorme volentieri)’, ‘…a te che importa?’, risposi. ‘Uno che si iscrive al sindacato e non fa il suo dovere, non è in grado di sostenere le sue posizioni’. In poche parole, mi insegnò un rigore morale incredibile. Un modo di essere… I militanti di quel periodo erano persone con un’alta moralità. Erano i più professionalizzati e avevano gran stima del lavoro e di chi lo svolgeva. Erano dei moderati e questo a volte irritava noi giovani, ma erano seguiti e avevano una grande capacità di mediazione, che col tempo ho imparato a apprezzare”.

Da lì in poi il suo percorso nel sindacato fu sempre più rapido: eletto prima in commissione interna e poi nel 1969 nel Consiglio di fabbrica, poi nel direttivo provinciale della Filta, la Federazione Italiana Lavoratori Tessili Abbigliamento. Nel 1972, poi, in Segreteria Provinciale, due anni più tardi operatore sindacale nell’area di Grumello del Monte, fortemente specializzata nel settore.

Da segretario provinciale dei tessili diventa segretario generale dell’Unione provinciale Cisl, mentre nel frattempo inizia anche a impegnarsi politicamente: nel 1972 aderisce infatti all’esperienza politica di un gruppo di cattolici progressisti di sinistra, il Movimento Politico dei Lavoratori, con il quale nello stesso anno partecipa alle elezioni politiche per la Camera nel collegio Brescia-Bergamo, senza però essere eletto.

Nel 1993 sbarca in Cisl Lombardia da segretario regionale, fino al dicembre 1998: nello stesso periodo ricopre anche l’incarico di Presidente della Comunità dei Sindacati delle Regioni delle Alpi Centrali.

Concluso quell’impegno, a fine 1998 entra nella Segreteria Confederale della Cisl, guidata allora da Sergio D’Antoni, diventandone anche vicario. Due anni più tardi, sarà lui a prenderne le redini: le sue idee e il modo di gestire il sindacato vengono sposate in toto da tutta la struttura, che gli conferma la fiducia durante il Primo Consiglio Generale della Cisl, in occasione del XIV Congresso del giugno 2001 e dopo il successivo del luglio 2005.

Pezzotta è stato anche tra i principali promotori del “Patto per l’Italia”, accordo attuato per rinnovare la contrattazione e la gestione del mercato del lavoro.

Nel 2006 si dimette da segretario della Cisl.

Nel 2008 viene eletto deputato tra le fila dell’Unione di Centro, formazione con la quale nel 2010 si candida anche a presidente della Regione Lombardia. Nel 2013 aderisce invece al Gruppo misto della Camera, per poi concludere la propria esperienza politica.

Membro dell’associazione Pax Christi di Bergamo, continua invece ad interessarsi al sociale, alla pace e alla cooperazione internazionale.