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Le guerre offuscano il Natale

In ogni bambino che nasce c’è un mondo nuovo. Da questo nasce continuamente la speranza. Far cessare il massacro dei bambini che sta avvenendo in questi giorni con le guerre dovrebbe essere il primo impegno per poter continuare a credere che l’umanità non sia destinata all’estinzione e che non bisogna arrendersi al buio ma accendere le luci

Nell’ormai lungo corso della mia vita non ho mai vissuto un periodo natalizio come questo.

Mi ero abituato ad attenderlo come il replicarsi annuale di un tempo gioioso e festivo, in cui facevo gli auguri, i regali e cene parentali, il tutto mi appariva raggiante.
Quest’anno il Natale sembra abbia spento la sua luce e a dominare il tetro colore della guerra in Ucraina, dei massacri in Palestina e dell’avvicinarsi della catastrofe climatica. Sono preso da tristi pensieri e mi viene da chiedermi se ciò che è iniziato duemila anni fa in una stalla a Betlemme venga reso vano.

Eppure, se visioni fosche si addensano nella mia mente e turbano il mio cuore non posso perdere la speranza e il desiderio di lottare per un mondo migliore che raggruppo sotto il segno della Pace e nella fiducia che gli uomini di buona volontà , cui fu rivolto il messaggio di Natale, sappiano rimettersi in cammino sui sentieri della fraternità è difficile parlare di fraternità e di pace quando milioni di persone temono per la loro vita, fuggono dalle bombe, si rifugiano in scantinati sempre meno sicuri, eppure bisogna insistere.

Dico questo pur attanagliato da un senso di impotenza e mi chiedo cosa possono fare le nostre parole, la nostra indignazione dinnanzi alla violenza armata, come possiamo essere fedeli alla nostra costituzione che ci invita a ripudiare la guerra. “Mai più la guerra “era il grido dei nostri padri che tornavano dai fronti e che ci hanno lasciato in eredità. Ma la guerra è di nuovo una realtà. Tutti gli appelli mi sembrano impotenti di fronte ad essa, quasi ingenui.

Sembra che ci siamo dimenticati che l’essenza della guerra è uccidere vite distruggere e annullare la fatica costruttiva dell’umano. La violenza armata della guerra e quella che alligna nel cuore degli umani distruggono il senso e il significato delle parole, anzi chiede che le parole falliscano. La prima vittima della guerra e della violenza è la verità, sono troppe le menzogne e il veleno di idee che è diffuso attraverso molti canali per giustificare ciò che umanamente è ingiustificabile.

L’anno che sta volgendo al termine resterà impresso nella memoria di molti di noi. Il primo anno in cui la vita non è stata più segnata dalla pandemia da Covid-19, anche se non del tutto è stata sconfitta, sappiamo che lo può essere Lo ricorderemo soprattutto come l’anno in cui la guerra è tornata di nuovo in Europa e a divampare lungo le coste mediterranee. L’anno in cui siamo tornati a conoscenza delle conseguenze del riscaldamento globale, dopo che la paura suscitata dall’epidemia del Corona l’aveva fatto scordare. L’anno in cui abbiamo intuito che l’idea di progresso lineare e progressivo che avevamo interiorizzato era una mistificazione.

È cosi venuta meno una visione che aveva fatto da schermo alla reale fragilità della condizione umana sulla terra, collocandola in un futuro assicurato dalla storia, dalla scienza, dalla tecnica e dalla mobilitazione sociale. Ora, per non lasciarci catturare da una visione pessimistica e catastrofica dobbiamo farci catturare della bellezza della vita.

Se il mondo fosse un gioco per computer, già nel 2022 sarebbe arrivato il momento in cui ad un certo punto avremmo avremmo premuto il pulsante reset , perché la pandemia ci diceva che non non si poteva andare avanti, sembrava innanzi ai morti che non fosse più consentito continuare. Poi abbiamo ripreso a camminare, ma dentro il cuore sono rimaste ferite profonde che tendiamo a nascondere ma che segnano la nostra vita.

Ci siamo abituati a vivere le crisi e non osiamo più pensare che ci possa essere di nuovo una condizione di normalità.
Forse la normalità non esiste. Forse la crisi è la norma nella società. E sì, le crisi sono sempre esistite, molto prima del cambiamento climatico e del Coronavirus e le guerre hanno sempre segnato la storia umana, ci viene detto. E che gli uomini e le donne, anche se in modi diversi, devono imparare a convivere con loro. Ci viene spiegato che le crisi si risolvono. Ma poi tutto si riduce a un conteggio in cui i poveri sono sempre gli unici pagatori.

Alla luce delle grandi questioni che incidono sul mondo contemporaneo, va aperta una profonda riflessione su quali possono essere i comportamenti che dobbiamo assumere per vivere in questo tempo segnato dall’incertezza senza arrendersi all’intolleranza, alla paura, all’ingiustizia, alla violenza.

Barlumi di speranza si stanno accendendo. In questi giorni abbiamo assistito a una reazione sociale contro la violenza esercitata dalla nostra cultura paternalista sulle donne, il paternalismo è un atteggiamento molto esteso e si inserisce in tutti gli aspetti del vivere insieme. Resto convinto che questo sarà debellato solo se assumeremo la nonviolenza come stile di vita e di relazioni ricostruire attenzione alle virtù civili e fare che i diritti umani non restino inchiodati entro i confini di comunità politiche chiuse.

La Stella di Betlemme, i pastori nel campo, il Bambino nella mangiatoia tra Maria e Giuseppe, i re d’Oriente: duemila anni fa, ciò che viene raccontato nel racconto di Natale ha dato inizio a qualcosa che ha cambiato il mondo. E allo stesso tempo se qualcosa è venuto al mondo e lo ha cambiato questo può ripetersi solo se accade ancora e ancora. In ogni singolo essere umano. Ad esempio, quando ci si siede insieme, si mangia, si beve e si festeggia il Natale. Quando ci preoccupiamo per gli altri o aiutiamo qualcuno e non lo respingiamo, non lo mandiamo in Albania.

Il periodo natalizio è oscurato, tocca ad ognuno di noi ridargli la sua luce.

Abbiamo tutti il dovere di guardare le cose in modo diverso da come le abbiamo guardate e imparare a sapere che l’uomo è l’essere che non è mai finito, che può cambiare, che può ricominciare in qualsiasi momento. In ogni bambino che nasce c’è un mondo nuovo. Da questo nasce continuamente la speranza. Far cessare il massacro dei bambini che sta avvenendo in questi giorni con le
guerre dovrebbe essere il primo impegno per poter continuare a credere che l’umanità non sia destinata all’estinzione e che non bisogna arrendersi al buio ma accendere le luci.