Vicequestore accusata di aver contraffatto un documento: il pm chiede un anno di condanna
Secondo la Procura Mariella Russo falsificò una certificazione per richiedere con urgenza i carichi pendenti di 11 guardie giurate. La difesa chiede l’assoluzione: “Non ci sono prove”
Bergamo. Secondo il pubblico ministero sussiste “una contraffazione evidente e maldestra”, secondo la difesa “l’accusa non è sostenibile perché non esiste prova alcuna rispetto alla contraffazione stessa”.
La richiesta è una condanna ad un anno per il vicequestore aggiunto Mariella Russo, 53 anni, in servizio a Bergamo dall’estate del 2017 fino al marzo 2018, quando è stata trasferita a Milano. La difesa punta invece all’assoluzione perché il fatto non sussiste.
Secondo la procura la dirigente, fuori dall’esercizio delle sue funzioni, era stata autrice di un documento falso intestato alla Prefettura con la richiesta del rilascio di undici certificati del casellario giudiziale: una verifica sui carichi pendenti per altrettante aspiranti guardie giurate che dovevano prendere servizio per un istituto di vigilanza di Como, operativo all’aeroporto di Orio al Serio. Richiesta, secondo l’accusa, apparentemente emessa dall’Ufficio territoriale del governo-prefettura di Bergamo e indirizzata alla procura. Sul documento era stata apposta la firma, contraffatta, del dirigente della Prefettura, responsabile per la richiesta di emissione di certificati.
“Non si tratta di stabilire se la firma sul documento, peraltro prodotto solo in copia e non nell’originale, sia dell’imputata o meno, ma se quest’ultima abbia predisposto un documento falso” ha dichiarato durante la discussione il pubblico ministero Silvia Marchina. Tanto più che nell’atto in questione, secondo l’accusa, sussistevano errori grossolani, come la mancanza di intestazione della Prefettura, la dicitura “Uffico” invece di “Ufficio”, la produzione di una richiesta cumulativa con tutti e 11 i nominativi inseriti in un solo documento quando la prassi richiede la compilazione di richieste nominali, quindi una per ogni persona.
Il difensore, l’avvocato Giulio di Matteo del Foro di Milano, ha parlato di indagini poco accurate: “L’accusa deve dimostrare che l’imputata ha predisposto e siglato quel certificato, tanto più che l’abuso d’ufficio non esiste nemmeno più nel Codice Penale. Noi come difesa abbiamo nominato un consulente per effettuare una perizia calligrafica rispetto alla firma dell’imputata. Perché non l’ha fatto anche l’accusa? Perché non ha acquisito il certificato originale? Perché non è stata effettuata una verifica sull’hard disk della fotocopiatrice utilizzata per fare la copia del documento? Ricordo che l’onere della prova spetta alla procura, non alla difesa”.
Il legale ha proseguito: “Mariella Russo ha solamente consegnato una busta chiusa all’ufficio, poi si è completamente disinteressata della vicenda. C’è stata anche una perquisizione del suo alloggio e non sono state trovate buste, non sono stati trovati i certificati di cui al processo, non è stato trovato il file. Se avesse predisposto un documento falso, per quale motivo si sarebbe ripresentata in Prefettura? Avrebbe potuto semplicemente confezionarlo a casa sua, siglarlo, inserirlo in una busta chiusa e consegnarlo a chi di dovere senza questo ulteriore passaggio. Ricordo che stiamo parlando di un vicequestore della Polizia, che non avrebbe mai commesso un’ingenuità simile. Non c’è nessuna logica in questo”.
Sia l’accusa sia la difesa hanno invece chiesto l’assoluzione per la questione dell’indebita concessione dell’alloggio di servizio, del quale la funzionaria godeva nonostante percepisse il rimborso del 90% del canone d’affitto di un appartamento in città. Come testimoniato dall’allora questore Girolamo Fabiano, era stato lui stesso a concedere l’utilizzo dell’alloggio all’imputata in quanto la legge non lo vieta nel caso ci sia la disponibilità.
La decisione del Collegio è prevista per il prossimo 18 gennaio.


