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Quando i bambini si sentono tristi

Rispetto alle altre emozioni, infatti, la tristezza è spesso difficile da identificare nei bambini

Anche i bambini, proprio come gli adulti, possono sentirsi tristi. Infinite sono le situazioni quotidiane che accompagnano l’emozione della tristezza, queste possono riguardare le relazioni con i genitori a casa, le offese dei compagni, a scuola o durante il gioco. La tristezza è spesso legata alle perdite o alle separazioni non “gravi”, come possono essere la sottrazione di un oggetto o la perdita in un gioco, l’esclusione da un gruppo, la presa in giro di un compagno o un/a amico/a che trascura. Il problema è come accorgersene. Rispetto alle altre emozioni, infatti, la tristezza è spesso difficile da identificare nei bambini. Questa può essere reattiva a un evento chiaro ma talvolta non è così semplice identificarlo. In aggiunta spesso i bambini non ne parlano apertamente, non la confidano e hanno difficoltà a “tradurre in parola” ciò che sentono. Le manifestazioni di tristezza più comuni nei bambini sono:

– insoddisfazione per attività prima considerate piacevoli;

– poca soddisfazione dalle attività ludiche;

– poca propensione all’interazione con i pari;

– alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia);

– alterazione della sensazione di fame (mancanza di appetito o iperfagia);

– difficoltà di concentrazione;

– irritabilità;

– lamentele e capricci.

La tristezza nei bambini spaventa. Vedere un bimbo triste, infatti, crea sofferenza nell’adulto. Gli adulti, quando si accorgono della tristezza dei bambini, tendono subito a consolarli o a ridimensionare quell’emozione così difficile da accettare. Provano a sdrammatizzare, e lo fanno perché temono che la tristezza possa diventare estesa e difficile da gestire. Questo potrebbe portare i bambini a sentirsi incompresi o colpevoli di non essere felici.

Per questo motivo, il miglior modo per aiutarli è parlare loro della tristezza, insegnargli a riconoscerla e comprenderla. È necessario fargli capire che è preferibile riconoscere che nascondere. Che tutti ci sentiamo così ogni tanto e che è un bene abbracciare questa emozione per calmarla e farla passare. Importante è, allora, stare con il bambino nella tristezza, fargli sentire la vicinanza dell’adulto che condivide il suo dolore. Per prima cosa ci si deve mettere in ascolto dell’emozione del bambino senza giudicare. L’emozione che prova non è né negativa né positiva. Semplicemente è. Anche la tristezza ha il diritto di esserci e di manifestarsi. Si deve offrire la possibilità al bambino di essere triste, di stare in quella condizione senza avere la fretta di intervenire immediatamente con distrazioni o compensazioni (ad esempio, proponendo qualcosa da mangiare). Si può anche aiutare il bambino a dare un nome a ciò che sta provando verbalizzando ciò che sente; quindi, possono aiutare frasi come “Ti senti triste, sembri scontento…”. Si deve supportare nel capire il motivo per il quale si sente giù di morale: “Ti senti triste perché…” e aiutarlo a comprendere che quello stato emotivo non durerà per sempre, ma passerà.

A volte, però, la tristezza nei bambini non sembra essere un’emozione passeggera. Può capitare, infatti, che alcuni genitori riportino di piccoli il cui umore è quasi sempre giù di tono. Non capiscono il motivo, ma molto spesso i bimbi sembrano stanchi, demotivati. Nulla sembra essere più di loro interesse. In questi casi, quando la tristezza nei bambini sembra non essere legata a specifiche situazioni, occorre capire cosa sta succedendo. Anche i bambini possono vivere momenti no. Quando, però, questi momenti sembrano protrarsi nel tempo occorre approfondire rivolgendosi a professionisti in grado di accogliere la sofferenza del bambino e della sua famiglia.