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Processo Foppolo, i due fratelli Semperboni: “Noi estranei, il bando non era truccato”

I due ingegneri sono imputati insieme ad altri cinque nel processo per il fallimento della partecipata che gestiva gli impianti sciistici

Foppolo. La gara per l’assegnazione dell’incarico di direttore dei lavori per l’installazione della telecabina di Foppolo erano, per l’accusa, troppo stretti. Così, a processo per il crack della Brembo Super Ski, la società a partecipazione pubblica che prima del fallimento del 2017 gestiva gli impianti del comprensorio di Foppolo, sono finiti, tra gli altri, Andrea Semperboni e il fratello Giovanni.

Martedì 19 dicembre, in aula, hanno reso spontanee dichiarazioni: “Il termine di 7 giorni per la presentazione dell’offerta non è inusuale quando c’è particolare urgenza. Infatti la maggior parte della documentazione era costituita da moduli prestampati o di facile compilazione”.

I due fratelli, titolari dello studio di ingegneria Tec Pro, sono accusati di aver contribuito a pilotare, anche attraverso le ristrette tempistiche per presentare i documenti,  la gara d’appalto, poi vinta da Andrea.

Alcune delle persone coinvolte sono già state condannate in udienza preliminare e ora a dibattimento, oltre ai Semperboni, ci sono l’imprenditore Sergio Lima, l’ex sindaco di Carona e il suo vicesindaco Giovanni Alberto Bianchi e Mauro Arioli, il consulente Antonio Ditto e Vittorio Salusso, direttore tecnico della Brembo Super Ski.

I fratelli, per l’accusa, avrebbero suggerito al Comune i nomi degli altri ingegneri da invitare al bando, sapendo che non avrebbero accettato l’invito. Ma loro si difendono dichiarando di non conoscerli e di non sapere delle loro competenze.

A Giovanni, che secondo l’accusa avrebbe fornito i documenti al Comune per preparare il bando, l’assegnazione non interessava, in base a quanto ha dichiarato. “L’ufficio tecnico era in difficoltà e mi ha chiesto aiuto per formulare i corrispettivi – ha spiegato -.  L’ho fatto utilizzando un programma software reperibile gratuitamente su Internet, che ha fornito un calcolo oggettivo alla portata di tutti coloro che lo utilizzano. L’ho fatto in buona fede e ho trasmesso i risultati al Comune, non sapendo cosa ne avrebbe fatto”.

Anche Antonio Ditto, consulente al quale il Comune si era rivolto in quanto avvocato esperto di diritto amministrativo, ha reso spontanee dichiarazioni spiegando di aver sconsigliato l’affidamento diretto dell’appalto in quanto mancavano i presupposti di legge.

Prossima udienza il 12 marzo.

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