Luca Bombassei: “Il futuro del Kilometro Rosso è un telaio vibrante di possibilità infinite”
“Attraverso iniziative come quella dei Portali – iniziativa senza alcuno scopo di lucro fatta per raccontare Bergamo e il suo territorio ai 150.000 automobilisti che qui davanti passano ogni giorno – stiamo da sempre lavorando a creare un ambiente dove l’arte e la scienza si incontrano, dove l’innovazione tecnologica va di pari passo con la creatività umana”
Bergamo. In contrapposizione e allo stesso tempo in dialogo con le Mura Venete, che proteggono e delimitano Città Alta, il Kilometro Rosso segna il paesaggio della pianura bergamasca e costeggia l’autostrada A4. Un muro rosso che difende come un fortino uno dei principali distretti europei dell’innovazione che dall’altra parte si apre sul mondo e parallelamente sulla ricerca.
Da qualche mese la parete rossa di questo campus ospita, come una gigantesca lavagna, i manifesti delle più grandi mostre in corso a Bergamo e Brescia, le due città capitale della cultura 2023. Una scelta precisa voluta dall’architetto Luca Bombassei. Com’è nata l’idea di trasformare questo spazio architettonico in un grande schermo per promuovere gli eventi culturali della città?
Nel progettare il Kilometro Rosso Innovation District, abbiamo da sempre e con modalità diverse cercato di creare un dialogo unico tra più mondi: quello della ricerca e dell’innovazione all’interno del campus – che spazia dal medicale alla robotica e ovviamente alla tecnologia con Brembo – e quello vibrante e dinamico della vita quotidiana, che si svolge in una città e in un territorio verso il quale si confronta il nostro muro rosso.
Fin dai primi anni Duemila, quando presentammo al Teatro Sociale (e in parallelo alla Biennale di Architettura di Venezia 2002) il progetto ai cittadini di Bergamo, città che con le Mura ha convissuto tutta la sua storia degli ultimi 500 anni, progetto che meritò persino la vista dell’allora presidente della repubblica Ciampi, Kilometro Rosso ha da subito sortito una funzione di segno urbano che rimane indelebile. La valorizzazione dei contenuti a questo punto è diventata di conseguenza la cosa più importante.
All’interno del parco (perimetrato dal muro rosso da un lato ma, ricordiamolo, da centinaia di alberi dagli altri lati), laboratori di ricerca e centri di sviluppo tecnologico lavorano incessantemente, spingendo i confini della scienza e dell’ingegneria.
In occasione di Bergamo-Brescia 2023 abbiamo deciso di trasformare la comunicazione, che avveniva attraverso gli spazi liberi dei portali del muro, e di farla evolvere dandole una nuova altra funzione: una tela gigantesca che riflette l’energia innovativa del campus attraverso l’arte. Questa modalità di comunicazione, quindi, non è solo un’esposizione: è una dichiarazione audace che la ricerca e l’arte non solo coesistono, ma si alimentano a vicenda, creando un ecosistema in cui l’innovazione tecnologica e l’espressione artistica si fondono in una sinfonia visiva e culturale.
Il muro, quindi, non divide, ma unisce, diventando doppiamente simbolo potente: da un lato come efficace segno del nostro territorio dove si fa scienza e tecnologia, dall’altro come espressione artistica (quale migliore opera di Land Art può essere considerato questo grande segno rosso?). Mondi che possono, io direi devono, dialogare coinvolgendoci attivamente in un’esperienza immersiva che va oltre la semplice osservazione.
Attraverso iniziative come quella dei Portali – iniziativa ovviamente senza alcuno scopo di lucro ma meramente fatta per raccontare Bergamo e il suo territorio ai 150.000 automobilisti che qui davanti passano ogni giorno – stiamo da sempre lavorando a creare un ambiente dove l’arte e la scienza si incontrano, dove l’innovazione tecnologica va di pari passo con la creatività umana.
Questa sinergia unica non solo arricchisce il nostro territorio, ma ispira anche coloro che lavorano e visitano questo luogo, magari anche solo occasionalmente, alimentando nuove idee e prospettive.
Luca BombasseiCome hanno accolto le istituzioni bergamasche e bresciane questa opportunità?
La risposta è stata straordinariamente positiva e incoraggiante. Hanno riconosciuto subito il valore di questo progetto come una piattaforma innovativa per la promozione e la diffusione della cultura. Le amministrazioni locali, con la loro visione lungimirante, hanno capito che attraverso il Kilometro Rosso l’arte e la cultura possono essere rese accessibili in un modo nuovo e coinvolgente, raggiungendo un pubblico molto più ampio rispetto ai tradizionali spazi espositivi. Questo approccio, che si concentra principalmente sulla valorizzazione culturale, credo sia in perfetta sintonia con gli obiettivi pubblici di arricchire la vita della comunità e di promuovere l’identità culturale delle due città unite dalla nomina unica a Città della Cultura 2023. Ovviamente, avviato questo programma – anche se terminato questo incredibile 2023 – ci auguriamo rimanga una modalità di dialogo strettissimo come una delle grandi peculiarità di KMR.
Perché un distretto dell’innovazione abbraccia l’idea di promuovere mostre ed eventi della città?
Il Kilometro Rosso non si limita soltanto allo sviluppo tecnologico e scientifico, ma abbraccia una visione olistica dell’innovazione, che include anche l’arte e la cultura. Promuovere mostre ed eventi culturali all’interno del nostro spazio rappresenta un’estensione logica di questa visione. Crediamo fermamente che l’innovazione non sia solo una questione di progresso tecnico, ma anche di progresso culturale e sociale. Integrando l’arte e la cultura nel tessuto del Kilometrorosso, stiamo ampliando la nostra portata oltre i confini della scienza e della tecnologia, creando un ambiente in cui diverse forme di creatività e di pensiero possono interagire e arricchirsi a vicenda. Questo approccio ci permette di costruire ponti tra il mondo accademico e industriale e il più ampio
contesto culturale e sociale, rafforzando la nostra missione di essere un distretto dell’innovazione che non solo guarda al futuro tecnologico, ma anche al benessere e alla crescita culturale di tutta la nostra comunità.
Il Kilometro Rosso ospita oltre 70 laboratori di ricerca di imprese e istituzioni, potrebbe esserci spazio in futuro per un centro espositivo con delle mostre d’arte, festival o altri appuntamenti culturali?
Data la presenza di un significativo numero di partner e la loro varietà, è evidente che il Kilometro Rosso rappresenta un hub di innovazione e ricerca. In considerazione di questo ambiente dinamico e multiforme, l’idea di espandere le funzioni del distretto per includere un centro espositivo sembra essere un passo naturale e vantaggioso, anche se personalmente considero i quattro ettari di parco e il kilometro di muro rosso già un nuovo concetto di spazio espositivo.
Un centro espositivo “diffuso” all’interno del campus potrebbe servire come un importante punto di incontro tra il mondo dell’innovazione tecnologica e quello della cultura e dell’arte o semplicemente per chi ha voglia di aprire la propria mente. Questo non solo arricchirebbe l’esperienza sia dei professionisti che lavorano all’interno del distretto sia del pubblico generale, ma potrebbe anche stimolare nuove forme di collaborazione interdisciplinare, contribuendo a una maggiore integrazione tra ricerca scientifica ed espressione artistica. Inoltre, un tale nuova concezione di spazio espositivo/museale potrebbe agire come catalizzatore per attrarre un pubblico più ampio e diversificato, non solo di accademici e professionisti, ma anche di appassionati di arte e cultura. Questo avrebbe il potenziale di creare nuove opportunità per il dialogo e lo scambio di idee, contribuendo alla crescita culturale e sociale della regione.
Che cosa dobbiamo aspettarci ancora dal Kilometro Rosso? Che cosa le piacerebbe che ospitasse oltre a tutto ciò che oggi ha al suo interno?
Il futuro del Kilometro Rosso è un telaio vibrante di possibilità infinite. Come architetto e appassionato di arte, il mio obiettivo è quello di continuare a spingere i limiti di ciò che questo spazio può offrire, sia alla comunità che lavora al suo interno sia a coloro che si fermano ad ammirarlo da fuori. In qualità di direttore artistico, oltre che membro del cda, di Kilometro Rosso, mi piacerebbe vederlo ospitare eventi interattivi che coinvolgono la comunità in dialoghi stimolanti, mostre d’arte che sfidano il pensiero convenzionale, e installazioni che celebrano sia l’innovazione tecnologica che l’espressione artistica. Sognando a occhi aperti, lo vedo trasformarsi in un’arena per festival di innovazione e creatività, dove artisti, scienziati, imprenditori e pensatori di tutto il mondo possano condividere idee e ispirazioni: attività più che diffuse all’estero ma che in Italia tendono sempre ad avere un reciproco “timore reverenziale” o una sorta di integralismo che non ha più alcun senso mantenere.
Il tutto ricordandoci che Kilometro Rosso è un’iniziativa privata e che quindi non ha il sostegno finanziario di un ente museale pubblico ma deve trovare risorse al suo interno attraverso le nostre capacità relazionali che per fortuna oggi, grazie ad una visione nuova del rapporto tra arte e industria, sono più facili e dirette con curatori, galleristi e artisti.
Penso, come esempi illustri, ad altre realtà internazionali in cui arte e scienza coesistono in modo sinergico: il MIT Media Lab di Boston, lo ZKM | Center for Art and Media di Karlsruhe in Germania, o ancora il CERN di Ginevra, il cui programma artistico, “Arts at CERN”, che accoglie artisti per collaborazioni e residenze, promuove il dialogo tra scienziati e creativi.
Il Kilometrorosso rappresenta molto più di un progetto ad una faccia; lo immagino come un vero e proprio laboratorio culturale, dove la scienza incontra l’arte, la tecnologia abbraccia la storia, e ogni persona, centro focale sempre di questo luogo, racconta una storia diversa. L’eterogeneità della vita e delle relazioni delle persone che lo popolano è la sua energia propulsiva. La diversità è un valore fondamentale nella ricerca scientifica e tecnologica poiché porta prospettive, esperienze e competenze diverse che arricchiscono il processo di sviluppo. Una squadra omogenea, nonostante la competenza, ha una visione limitata. La diversità introduce punti di vista unici che stimolano l’innovazione e la creatività. Inoltre, assicura una rappresentatività ampia, riflettendo le esigenze della società e prevenendo risultati discriminatori. Promuovere l’arte in un ambiente scientifico e tecnologico migliora la ricerca, la rappresentatività, l’equità e l’etica sociale. È un valore che dovrebbe essere coltivato e incoraggiato in ogni aspetto del mondo scientifico e tecnologico: noi di Kilometro Rosso lo stiamo cercando di fare in tanti modi, l’arte è uno di questi.


