Chi ha ucciso Daniela Roveri nell’androne del suo palazzo? Un mistero lungo 7 anni
L’omicidio del 20 dicembre 2016 è stato archiviato come irrisolto dopo oltre due anni di indagini, con 500 persone sentite: dal movente passionale alla pista del serial killer
Bergamo. Chi ha ucciso Daniela Roveri nell’androne del suo palazzo a Colognola? Una domanda che a distanza di sette anni non ha ancora trovato risposta. Il caso è stato archiviato nel febbraio 2019 dopo una lunga indagine, con oltre 500 persone sentite, che non ha portato a una pista concreta nonostante le varie ipotesi prese in considerazione.
L’omicidio
La sera di martedì 20 dicembre 2016 si gioca Atalanta-Empoli e come per ogni partita sono molte le forze dell’ordine cittadine, carabinieri e polizia, chiamate a presidiare la zona dello stadio. Una coincidenza? Chissà. Fatto sta che dall’altra parte di Bergamo, nel quartiere di Colognola, come ogni sera intorno alle 20 Daniela Roveri, 48 anni, dirigente alla Icra di San Paolo d’Argon, fa ritorno a casa dopo venti minuti di auto.
Parcheggia la vettura nel piazzale antistante il suo palazzo al civico 11, scende e apre il portone per salire al quarto piano dove ad attenderla c’è la mamma Silvana Arvati (il papà era morto in un incidente stradale). Ma in casa non ci arriverà mai perchè appena fa ingresso nell’androne viene sorpresa alle spalle da qualcuno che la blocca e la uccide con una coltellata alla gola netta e decisa (tanto che sembrava quasi decapitata, diranno gli inquirenti) inferta con una lama affilata che le rescinde la carotide non permettendole di urlare per chiedere aiuto.
Dopo pochi minuti un vicino trova il cadavere riverso a terra e chiama i soccorsi. Nel frattempo scende anche la madre, preoccupata per il suo ritardo e trova la figlia ormai senza vita. Sul posto arrivano l’ambulanza e in seguito gli agenti della Squadra mobile, tra cui proprio alcuni di quelli che erano impegnati allo stadio.

Le indagini
A coordinare le indagini è l’allora sostituto procuratore in servizio a Bergamo Davide Palmieri, che dopo il suo trasferimento cederà il fascicolo al collega Fabrizio Gaverini. Prima di tutto si cercano possibili dna estranei a quelli della vittima sul luogo del delitto (per di più in quel periodo, in città, l’argomento codice genetico è molto caldo per il processo Bossetti che si sta celebrando al tribunale di via Borfuro). Ne vengono isolate due tracce, una sulla guancia destra della vittima e l’altra sotto le sue unghie.
Chi ha ammazzato la manager si è portato via la sua borsetta. Non è mai stata ritrovata. All’interno c’erano anche il suo cellulare, un iPhone 6, e alcuni oggetti personali come il rossetto. Ma l’ipotesi della rapina finita male non regge. Più probabile invece un tentativo di depistaggio o un modo per non far trovare elementi utili.
Vengono ascoltati più volte i vicini di casa, ma nessuno sembra aver visto o sentito qualcosa quella sera. Anche dalle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona non arrivano indizi.

L’amico della palestra
Allora si scava nella vita di Daniela Roveri. Donna single, abitudinaria e senza particolari passioni, se non i viaggi insieme a una nipote, frequenta da alcuni anni una palestra, Il Club di Azzano San Paolo, e spesso in pausa pranzo si reca lì per partecipare al corso di spinning.
Le attenzioni si concentrano su un personal trainer legato alla 48enne. Viene messo sotto torchio ma ha un alibi di ferro per la sera dell’agguato e non viene nemmeno indagato.
C’è anche uno spasimante della donna, un amore mai corrisposto da lei, ma anch’esso risulta essere del tutto estraneo all’omicidio.
Più in generale non emergono screzi o antipatie di qualcuno nei confronti della donna, riservata e senza ombre nel passato.

I conti dell’azienda
Viene allora presa in considerazione l’ipotesi professionale, con un possibile movente nascosto nella documentazione dell’azienda dove lavora Daniela, laIcra Spa di San Paolo d’Argon, specializzata nella produzione di materiale refrattario. La 48enne, che era lì da circa 20 anni, dopo una lunga gavetta era diventata responsabile della contabilità. Dall’analisi delle carte aziendali però non emerge un motivo di astio nei confronti della manager tale da scatenare la follia omicida.

L’ipotesi del serial killer
Non viene esclusa nemmeno l’ipotesi del serial killer, dopo l’omicidio avvenuto in circostanze simili quattro mesi prima a Seriate dove viene uccisa, sempre in casa e sempre con una coltellata alla gola, l’ex insegnate Gianna Del Gaudio. Carabinieri e Polizia incrociano i fascicoli sui due sgozzamenti avvenuti a meno di sette chilometri di distanza.
Gli inquirenti si concentrano su quella traccia di dna sulla guancia di Daniela Roveri, per una compatibilità con quella scoperta sul cutter che sarebbe stato utilizzato a Seriate, ritrovato con i guanti in lattice in una busta della spesa, nascosta in una siepe, due mesi dopo il delitto. Ma dopo lunghe settimane di confronti la pista viene accantonata perché le tracce sono ritenute solo “blandamente compatibili”.



