Verso le amministrative
|Elena Carnevali: “La mia Bergamo concilia crescita, sostenibilità e qualità della vita”
La candidata della coalizione di centrosinistra racconta la sua visione di città, puntando l’attenzione sulle politiche per le donne, gli incentivi alla natalità, ambiente, demografia e giovani
Bergamo. Elena Carnevali è pronta a correre per la poltrona di Palazzo Frizzoni. L’ex deputata bergamasca ha scelto di sposare la causa del suo territorio, quello cittadino, e di proporsi per le amministrative 2024, forte dell’investitura da candidata prima del Partito Democratico e poi dell’intera coalizione di centrosinistra. Di provenienza dal mondo civico, per tredici anni impegnata nella vita amministrativa della città, annovera nel suo cursus la nomina ad assessore alle Politiche Sociali sotto l’egida dell’allora sindaco Bruni e l’esperienza in Parlamento per circa 10 anni. Ora, così si augura lei e il suo elettorato, è pronta a raccogliere il testimone di Gori per dare continuità ad un impegno che non si esaurisca con i due mandati che si concluderanno a giugno 2024.
Carnevali, una donna candidata a Palazzo Frizzoni. Bergamo è una città pronta al cambiamento?
Bergamo ha già dato prova di apprezzare il cambiamento in questi dieci anni. La città ha fatto sua la disponibilità al cambiamento come risposta all’accelerazione globale. O sai cambiare o ti spegni. Se, invece, per cambiamento si intende una donna al governo della città ritengo proprio di sì. Era una sfida che ero intenzionata a raccogliere già dieci anni fa quando i possibili candidati del PD eravamo Gori ed io. Oggi non solo sento che la città sia disponibile a questo cambiamento ma penso che lo richieda. È già così in tanti altri mondi: una sindaca o un sindaco donna, faccia lei, sarà un passo avanti storico per la città.
Quale responsabilità e quale visione per la Bergamo del futuro?
Responsabilità e visione per il futuro non possono che andare di pari passo: per questo, a me piace dire che la Bergamo che ho in testa corre per conciliare crescita, sostenibilità e qualità della vita. Contestualmente lavora, con tanta energia, per sostenere quelli che rimangono indietro e rimane accanto anche a quelli che, purtroppo, non hanno più fiato.
Quale sarà l’eredità che raccoglierà dal sindaco Gori e dalla sua amministrazione?
Gori e la sua amministrazione ci lasciano in eredità una Bergamo profondamente trasformata, capace di rispondere ai bisogni delle persone fragili, una Bergamo più vivibile e dinamica, in crescita, punto di riferimento economico e culturale capace di competere a livello europeo. Il patrimonio di innovazione, bellezza e riconoscibilità realizzato nel corso di questi anni dall’amministrazione Gori è un fatto, non un’opinione. Ma c’è ancora tantissimo da fare: dobbiamo realizzare in modo rigoroso tutti i progetti, i cantieri, gli impegni già assunti, e contemporaneamente trovare nuove risposte ai cambiamenti sociali sempre più urgenti che colpiscono l’intero Occidente e che anche Bergamo inevitabilmente subisce, dalla crisi demografica, all’invecchiamento, alla frammentazione del tessuto sociale, al cambiamento climatico, alla sostenibilità ambientale.
Per questo, posso dire di essere orgogliosa di aver contribuito, da parlamentare – nella continua relazione con Giorgio Gori – al grande lavoro realizzato negli ultimi 10 anni, e allo stesso tempo di essere convinta che tutto questo lavoro troverà la sua piena realizzazione nei prossimi 5: adesso, Bergamo deve “andare avanti”, accelerando nel percorso tracciato con idee e progetti nuovi, sempre più utili a migliorare la qualità della vita delle persone che abitano la nostra città.
La Giunta Gori è molto apprezzata anche dal centrodestra, come racconta un recente sondaggio fatto proprio dall’attuale minoranza. Che cosa, secondo lei, è stato più apprezzato da un elettorato che non appartiene, per natura, al suo?
Concretezza, pragmatismo, dedizione al lavoro, approccio non ideologico alla risoluzione dei problemi pur preservando il proprio patrimonio valoriale. Questo approccio è nel dna di noi bergamaschi. Giorgio ha saputo esaltarlo e lavorerò per estenderlo ancora di più.
Sull’onda del gradimento bipartisan, qualora dovesse vincere, immagina dunque una Giunta con elementi di continuità? E se sì, quali?
Certamente sì. Quali? Lo vedremo più avanti.
Cosa farebbe nei primi 100 giorni di mandato?
Poche cose ma urgenti. Prima di tutto dobbiamo gestire l’impatto del traffico. La nostra città sarà un cantiere aperto fino al 2026: Porta Sud, e-BRT, TEB 2. Queste opere così importanti che porteranno tanti benefici alla mobilità della nostra città comportano, nei prossimi due anni, dei disagi che dobbiamo alleviare il più possibile. Anche se è vero che non tutto sta nelle nostre competenze ed è un tema più ampio che riguarderebbe tutta la Grande Bergamo. Come Comune dobbiamo prenderci il compito di coordinare i diversi interventi per mitigare il disagio che si ripercuote su tutti noi. Se impiego 15 minuti in più per rientrare a casa o per portare i figli a scuola, questa cosa incide sulla mia qualità della vita. Un giorno si sopporta, una settimana anche, poi basta. Dobbiamo dare soluzioni.
Bergamo ha cambiato volto negli ultimi 10 anni, e con la città, il mondo. Demografia e giovani sono due temi sui quali va fondato il fare della politica dell’oggi e del domani. È d’accordo?
Parlando di nuova demografia e giovani non parlerei di due tematiche separate, quanto di due facce della stessa medaglia, che, oggi come non mai, è alla ricerca di proposte, soluzioni, e modalità di procedere quanto più possibile integrate.
È infatti indubbio che stiamo assistendo a una serie di dinamiche demografiche sempre più preoccupanti: progressivo invecchiamento della popolazione residente (si contano circa 121 mila residenti dove 30 mila sono over 65, di cui oltre 11 mila fragili che cercano un aiuto perché spesso soli), calo significativo delle nascite (nel 2022 sono nati a Bergamo 784 bambini, a fronte di 1.593 morti), frammentazione dei nuclei familiari (oggi il 46% delle famiglie a Bergamo è composto da una sola persona). A tutto ciò si aggiunge il problema abitativo dei giovani che infatti si emancipano troppo tardi rispetto ai coetanei europei.
Questi temi saranno centrali nelle scelte che prenderà la prossima amministrazione realizzando nuovi servizi per un welfare di comunità, in continuità con il lavoro già avviato dall’amministrazione Gori, e risposte concrete per l’accesso alla locazione e alle residenze universitarie.
Rispetto al tema dell’immigrazione, Gori aveva dato vita all’Accademia per l’Integrazione, iniziativa poi che si è esaurita con l’avvento della pandemia. Lei ha intenzione di rilanciarla o ha in mente un’altra formula?
L’Accademia è stata un’esperienza innovativa e virtuosa. Pensi che dei 40 ragazzi che hanno partecipato a questo progetto sperimentale ben 39, oggi, hanno un contratto a tempo indeterminato. Sarebbe molto interessante rilanciare questo progetto ma attualmente la modifica delle norme per la concessione dei permessi di soggiorno, essendo stato abolito il permesso per motivi umanitari, rende quasi impossibile replicare il progetto. Detto ciò, ci lavoreremo.
Politiche per le donne e incentivi alla natalità. Quanto conta e cosa farebbe per investire sulle possibilità e sugli spazi da garantire alle donne della città?
Non parlerei di natalità come di politiche per le sole donne, quanto come parte di politiche per la genitorialità in generale: ritengo che la cura e la crescita dei figli debbano essere in capo a entrambe le parti della coppia, sia in termini di doveri che in termini di diritti. Per questo motivo, gli interventi su cui investiremo saranno mirati a supportare le famiglie da tutti i punti di vista: aumenteremo ulteriormente il numero di posti negli asili nido, rafforzeremo le attività extrascolastiche e i servizi come spazi gioco e spazi bebè. Vogliamo rafforzare la cultura della condivisione dei carichi di cura e incoraggiare l’utilizzo dei congedi di paternità e gli strumenti di welfare aziendale, anche per arginare il fenomeno delle dimissioni delle neo-mamme lavoratrici.
Purtroppo molto spesso sono ancora le donne ad avere sulle spalle l’accudimento dei familiari anziani e la cura dei figli. Per questo, dovremo migliorare gli spazi pubblici per andare incontro alle loro necessità: penso alla concezione di “città in 15 minuti”, ovvero una città fatta di servizi vicini alla persona, dove il quartiere diventa una vera e propria casa allargata in cui poter vivere le relazioni.
Da donna, come percepisce la sicurezza in città? Crede che si sia fatto a sufficienza o che altro si debba fare?
La sicurezza è un tema sul quale si è concentrata molto l’attenzione dell’amministrazione in questi anni e continuerà a essere centrale. Credo che noi donne abbiamo una diversa percezione della sicurezza: attraversare piazzale Marconi alle 11 di sera non è la stessa esperienza per un uomo o per una donna. Lo sguardo femminile è dunque necessariamente uno sguardo più allertato di quello maschile. È uno sguardo più cauto, o addirittura semplicemente più attento: uno sguardo, quindi, che non è soltanto un modo di guardare ma una vera e propria risorsa per ripensare la città in termini di sicurezza.







