Tutti siamo chiamati ad intervenire e a cooperare, gli animali riescono a suggerirci insegnamenti estremamente più evoluti della nostra società umana, i pinguini si alternano nei ruoli genitoriali senza distinzioni di genere, attraverso un ottimo esempio naturale di uguaglianza attraverso una condivisione paritaria nelle responsabilità, provvedono alla ricerca del cibo, difendono la loro “casa”
“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” Proverbio africano.
Il 2023 si è aperto, da subito, con un caso di femminicidio al quale inesorabilmente se ne sono susseguiti molti altri, un fiume di sangue che continua a fluire, le cui onde, travolgono intere famiglie facendole precipitare nel dolore più straziante. Fatti di cronaca aberranti, legati a relazioni violente e disfunzionali, hanno portato alla nostra attenzione, l’ipotesi di introdurre nelle scuole, l’ora di educazione all’affettività.
Così la classe politica sta pensando di attribuire alla scuola il potere salvifico e rieducativo della società. Una politica – tutta – la quale ha considerazione delle Istituzioni solamente a intermittenza, a seconda delle problematiche storiche del momento. Peccato venga omesso quanto e in che termini la scuola si sia già spesa e si impegni quotidianamente, anche in termini di educazione all’affettività, implementando interventi da parte di specialisti esterni. A questo, si aggiungono da tempo, molte funzioni strumentali, attraverso percorsi di educazione civica, progetti finalizzati a contrastare fenomeni di bullismo e cyberbullismo, percorsi strutturati di alfabetizzazione alle emozioni, progetti sociali di sensibilizzazione contro l’utilizzo di parole ostili, progetti di educazione ambientale, percorsi sugli stereotipi di genere, interventi di prevenzione contro omofobia, transfobia, xenofobia e razzismo, percorsi di accoglienza per l’inclusione di alunni disabili, attività di prevenzione delle dipendenze, progetti di contrasto alla povertà educativa e molte altre tematiche, alle quali si aggiungono quotidianamente interventi mirati e costanti, i quali non solo istruiscono alla conoscenza e al sapere ma educano alla vita, nel rispetto di sé e degli altri.
Ipotizzando venga implementata l’ora di educazione all’affettività, all’empatia, alla gentilezza, all’indagine e all’esplorazione dei propri sentimenti, c’è però da chiedersi quanto e in che termini questi interventi possano risultare efficaci, anche se condotti da professionisti preposti e specializzati, se poi fuori dai contesti scolastici la società e la stessa politica nei fatti implementa altro. A scuola si parla di accoglienza e inclusività, quando all’esterno, la società, rifiuta e respinge l’errante, il bisognoso, il migrante. Parliamo di parità di genere quando la donna, socialmente, in certi contesti è ancora considerata un essere inferiore, relegata a incarichi di importanza minima o con restituzioni mediatiche e pubblicitarie che la vedono rappresentata in ruoli accattivanti, con il solo unico obiettivo seduttivo di compiacere. Se analizziamo, inoltre, il ruolo della donna nelle religioni non possiamo non notare quanto la loro preclusione sia impattante a livello sociale nelle
funzioni sacerdotali, in quanto escluse dall’autorità, dalla titolarità e dalla responsabilità dell’evangelizzazione. Ci raccontiamo che in fondo non sono necessari interventi per contrastare l’omofobia, quando invece la società è ancora caratterizzata da stereotipi e pregiudizi, argomentiamo di bullismo quando alcuni esponenti politici ne hanno fatto una bandiera e un motto, riscuotendo con il loro patetico vociare, persino consensi e applausi; pertanto la lista dissonante potrebbe proseguire a oltranza. Quindi il divario, tra gli interventi aggreganti e i valori che la scuola implementa e quelli che la società invece propone, è di fatto molto ampio e discutibile.
Siamo così sicuri che implementare l’ora di affettività nelle scuole sia la soluzione? Oppure potrebbe essere invece necessario attuare degli interventi sul territorio, all’interno dei contesti familiari, nei luoghi di aggregazione delle nuove generazioni, con un’attenzione maggiore del linguaggio prevaricante, anche in termini visivi, veicolati da TV, mezzi stampa e social network? La classe politica – tutta – prima di attribuire oneri e doveri alle istituzioni scolastiche non sarebbe ora si chiedesse – in coscienza – quanto ha sottratto alla scuola e alla cultura?

Affectum – collage fotografico e inchiostro – 40×50 cm. 2023
Tutti siamo chiamati ad intervenire e a cooperare, gli animali riescono a suggerirci insegnamenti estremamente più evoluti della nostra società umana, i pinguini si alternano nei ruoli genitoriali senza distinzioni di genere, attraverso un ottimo esempio naturale di uguaglianza attraverso una condivisione paritaria nelle responsabilità, provvedono alla ricerca del cibo, difendono la loro “casa”, si spostano alla ricerca di nuovi ambienti, in uno scambio equo di ruoli e mansioni; ma non solo, l’equilibrio educativo di questa specie animale è una dinamica aperta ed estesa anche ad altri membri del gruppo. La condivisione e la responsabilità educativa non è un’alternanza a senso unico, ma una relazione tra molti.
* Giovanni Fornoni ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. All’attività di artista affianca quella di docente. Con i suoi Bestiari sovrappone o accosta la condizione umana a quella animale, indagando simbolicamente fatti di cronaca contemporanea, mettendo in rilievo verità ataviche, antropologiche, sociali e culturali.
Immagine dell’opera: Affectum – collage fotografico e inchiostro – 40×50 cm. 2023
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