Ricerca, contaminazioni, internazionalità: un’Università più forte per una Bergamo migliore
Nel suo discorso di apertura dell’anno accademico il rettore Sergio Cavalieri ha tracciato l’identikit dell’Unibg di oggi e di domani, ritagliandole un ruolo da protagonista nell’attivazione di processi territoriali che possano portare benefici a tutta la città
Bergamo. Interazione territoriale. Contaminazione. Rinascita di luoghi abbandonati. Rigenerazione guidata da giustizia spaziale e sociale. Cultura dei luoghi. Pensiero al plurale. Ricerca. Prossimità. Alleanze vicine e lontane.
Termini e concetti chiave che il rettore Sergio Cavalieri scandisce con cura, come a volerli issare con forza a nuovi pilastri attorno ai quali costruire non solo l’università, ma anche la città del futuro.
Nella sua prolusione, tenuta nell’aula magna di Sant’Agostino in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2023-2024, ha affrontato i temi più attuali, anche quelli più “spinosi”, proponendo l’ateneo bergamasco come fulcro di un processo di crescita necessario, attore protagonista in un ruolo di grande responsabilità e coraggio.
Non sono mancate nemmeno le critiche, come quella verso un modello di università che non gli appartiene e che, anzi, ritiene pericoloso, quello di luoghi “esclusivamente virtuali ed erogatori solo di attività di formazione a distanza”: “Uno dei numerosi studi recenti sul tema riferisce che gli Atenei telematici risultino più ‘sostenibili’ rispetto ai cosiddetti ‘atenei tradizionali’, in quanto non comportano costi aggiuntivi quali ad esempio i costi di abbonamento ai mezzi di trasporto, di vitto e di alloggio sostenuti dagli studenti fuorisede, oltre alla presunta capacità di svolgere un ruolo di ascensore sociale – illustra Cavalieri – Ma mi chiedo: come può essere ‘sostenibile’ un’università a luci spente, un non-luogo, senza quel dialogo tra docente e discente, quello scambio comunicativo alla base di un pensare al plurale? Come può dichiararsi ‘sostenibile’ una piattaforma culturale, sociale e di crescita umana dei nostri giovani, che operi in una sorta di ‘metaverso universitario’? Stiamo attenti a non cadere nella tentazione di trovare rimedio alla cronica carenza di laureati formando, per dirla con Montaigne, delle ‘teste ben piene ma non ben fatte’. La scuola è un organo costituzionale, un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Scuola e università non possono essere assoggettate a logiche di mercato che assimilano le nostre studentesse e i nostri studenti a prodotti da banco, trattando le loro famiglie come consumatori a cui proporre scontistiche allettanti e offerte da ‘Black Friday’ per dimezzare il costo delle rette di iscrizione, come ho avuto modo di constatare recentemente, con profonda amarezza. È, consentitemi, aberrante mercificare la formazione dei nostri giovani: il bene più prezioso per il futuro di un Paese e a cui andrebbero destinati gli investimenti più rilevanti”.
Al contrario, l’Università di Bergamo ha costruito un’offerta formativa in continua evoluzione, frutto dello scambio di idee e necessità con il mondo economico, sociale e culturale del territorio, con un occhio attento al mondo: quattro dei sei nuovi corsi di laurea magistrale erogati in lingua inglese (portando a 13 il numero complessivo), con il 26% di frequentanti di provenienza estera.
Apertura sì, ma anche capacità attrattiva e investimenti sul futuro, come quelli sulla ricerca: “Abbiamo deciso di investire su un numero maggiore di borse di dottorato istituzionali, incrementando il valore economico della singola borsa e prevedendo una figura di rappresentanza per le dottorande e i dottorandi nella recente revisione del nostro Statuto. Occorre dare dignità al ruolo di giovani ricercatrici e ricercatori, dignità che passa necessariamente da un riconoscimento economico e del loro status all’interno degli organi decisionali dell’Ateneo”.
La volontà è anche quella di dare riconoscimenti più adeguati a tutte le figure che compongono la struttura universitaria, soprattutto di natura economica. E da qui un nuovo appello a una maggiore autonomia universitaria, che faccia da contraltare a misure prese negli ultimi anni che paiono aver ingessato il sistema, “nella ricerca ostinata di forme e prassi di razionalizzazione e di efficienza, in luogo di un’autentica spinta propulsiva alla generazione di reale valore pubblico”.
Bergamo è cresciuta, ha raggiunto e superato quota 20mila studenti iscritti e ha dovuto attrezzarsi anche per mettere in campo una struttura più adeguata a livello amministrativo.
Da “adeguare”, ora, c’è anche tutta una parte strutturale che attende di essere rimessa in sistema. Oltre agli interventi di ammodernamento delle strutture sportive, entro l’estate 2024 saranno conclusi i lavori in via Calvi, dove traslocherà la Segreteria Studenti, mentre nel Campus di via Caniana saranno recuperate nuove aule, laboratori e uffici docenti. In via Statuto, infine, sbarcherà il polo giuridico, insieme all’amministrazione centrale e alla residenza universitaria: coerentemente con le scadenze imposte dal Pnrr, dal quale arrivano i finanziamenti, a breve verranno avviati lavori per alcuni lotti che si concluderanno entro la metà del 2026.
Capitolo spinoso per eccellenza: il recupero delle caserme Montelungo-Colleoni.
“Un bene pubblico che potrebbe a sua volta generare un importante servizio pubblico, vale a dire, assicurare alle nostre studentesse e ai nostri studenti una struttura residenziale con tariffe calmierate – evidenzia il rettore -. Mi preme precisare che i ritardi a cui assistiamo per la sua finalizzazione non si traducono in una mancata opportunità solo per l’Università, ma per tutto il sistema Bergamo: minori servizi per i nostri studenti comportano una minore attrattività per il territorio e, considerando anche l’indotto, un minore impatto economico per la città. Siamo in attesa di risposte, dopo il bando andato inevaso: aspettiamo Cassa Depositi e Prestiti e magari un operatore economico che se ne faccia carico”.
Forte del suo ruolo di “generatore di nuove conoscenze e competenze per offrire al territorio uno sguardo e una prospettiva che vadano oltre le mura e i confini locali con uno slancio globale”, Cavalieri ha un’idea chiara di futuro: “Il mio auspicio è di poter innescare su scala locale un modello virtuoso di ‘give back’, che parte dalla piena consapevolezza del ruolo che un’Università svolge per il territorio, le persone, le aziende e le innumerevoli direttrici economiche, sanitarie, associative, culturali”.
Una conclusione alla quale è giunto anche Michel Lussault, professore ordinario di Geografia all’Ecole Normale Supérieure de Lyon, nella sua lectio magistralis: “L’Università può innescare un processo di riorientamento, perché è aperta a tutte e a tutti, è un’istituzione fondata sui saperi e sulla loro trasmissione e i saperi sono un bene comune a tutti gli abitanti; perché si fonda sulla creatività intellettuale e scientifica, può uscire dagli schemi di routine, l’innovazione è il suo principio motore; perché padroneggia i principi e le procedure della sperimentazione e può attrezzare i processi di riflessione collettiva. L’università può diventare un laboratorio permanente al servizio della società bergamasca, forte della sua capacità di analizzare e comprendere adeguatamente le mutazioni del Mondo urbano-antropocene e quelle del ‘sistema Bergamo’ e della sua capacità di lanciare delle procedure di indagine cooperativa in situ, anche all’interno di situazioni urbane che pongono problemi. È aperta perché accoglie, ma non esita a uscire dalle proprie mura. L’Università di Bergamo può diventare uno dei centri di riferimento per la riflessione e la sperimentazione collettiva sul divenire degli spazi di vita nell’era dell’Antropocene”.
Michel Lussault, a sinistra, e Sergio Cavalieri


