Ubi Bye Bye, Claudia Zilioli e Andrea Moltrasio: “La nostra odissea con la giustizia”
Moltrasio con altri 29 indagati è stato “assolto perché il fatto non sussiste”. Una sentenza confermata in appello nell’aprile del 2023. Con la moglie, l’avvocato Claudia Zilioli ha scritto un libro che ripercorre i nove anni – tra procedimento e processo – in balia della giustizia
Tre anni di procedimenti, sei di processo, 69 udienze, colpi di scena sullo sfondo di una Bergamo divisa tra poteri che nulla fecero per salvaguardare Ubi Banca – un colosso il cui cuore pulsante si trovava nella Banca Popolare di Bergamo. Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di Sorveglianza di Ubi, è parte della trentina di indagati nell’inchiesta della Procura di Bergamo sui presunti ostacoli a Consob e a Banca d’Italia in merito alla fusione tra la bresciana Banca Lombarda e Piemontese e la bergamasca Banche Popolari Unite, trasformate nel 2007 in Ubi Banca.
Moltrasio, con altri 29 indagati, verrà poi “assolto perché il fatto non sussiste”. Una sentenza confermata in appello nell’aprile del 2023 e passata in giudicato.
Dopo due armadi di faldoni, memorie depositate e interrogazioni arriva ora il volume “Ubi Bye Bye” (244 pagine, Lubrina Bramani Editore) scritto da Claudia Zilioli, avvocata, e dal marito Andrea Moltrasio. Per nove anni la Giustizia è stata il convitato di pietra di questa coppia: un’accusa come un incubo ossessivo che si presentava a colazione o a cena nei loro discorsi, anche quando erano intercettati. Ai nostri microfoni non svelano il piatto della consolazione o quello preferito, ma si può ben immaginare che al termine di questo lungo processo abbiano brindato.
L’idea di scrivere questo libro è venuta ad Andrea Moltrasio, poi la moglie, Claudia Zilioli, lo ha seguito con due obiettivi precisi.
Il primo, “riportare un po’ di verità nella storia della Banca, per non dimenticare il ruolo che la Banca Popolare di Bergamo prima, Ubi in seguito, ha svolto per lo sviluppo economico e sociale della città”.
Il secondo, “raccontare come ci si può trovare coinvolti da un giorno all’altro in una vicenda processuale che – a diversi livelli di gravità – cambia la prospettiva”.
Dopo tante pagine sui giornali, la coppia Zilioli-Moltrasio ha deciso di raccontarsi, anche per rimarcare che “non bisogna mai arrendersi di fronte a un’accusa ingiusta, con l’obiettivo di dimostrare che il cittadino non deve avere paura della giustizia” e che “la paura può essere sconfitta dalla forza delle proprie idee e ragioni”.
Se la prima parte, affidata a Claudia Zilioli, narra, spiega, sviscera dettagli e modalità con le quali ha preparato il marito alla difesa, nella seconda parte Andrea Moltrasio ripercorre la sua storia per descrivere come nasce la sua scelta di essere, accanto alla sua attività di imprenditore, un “civil servant“. È proprio per la passione civile che accetta di rispondere positivamente alla chiamata dei vertici della Banca Popolare di Bergamo. Moltrasio spiega la differenza tra la Popolare di Bergamo con le altre popolari, le caratteristiche e le differenze degli istituti di credito che diedero vita a Ubi con un unico obiettivo: difendere i risparmi dei soci e dei clienti della banca.
Nelle pagine del libro egli spiega anche perché si è sempre opposto alla fusione con Monte dei Paschi di Siena, narra degli ottimi rapporti con la Bce e dell’assenza delle grandi famiglie bergamasche che avrebbero potuto investire su Ubi e non lo fecero, lasciando che la banca, “un gioiello”, venisse scalata da Intesa Sanpaolo.
Se il titolo del volume è “Ubi Bye Bye”, quasi fosse un titolo di una canzone dei Beatles, resta il fatto che i coniugi Moltrasio hanno un conto in Intesa. Anche se, come tanti rimarcano, Bergamo è rimasta orfana della propria banca. Quell’istituzione che sostenne l’aeroporto, l’Università di Bergamo e tantissime iniziative culturali e di welfare.


