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La Casa di Leo diventa grande: posata la prima pietra per l’ampliamento

La cerimonia sabato mattina: saranno realizzate 10 nuove camere, più tre appartamenti autonomi per i casi che richiedono più isolamento nelle cure.

Treviolo. Ora Leo diventa davvero grande: è stata posata nella mattinata di sabato 25 novembre la prima pietra dell’ampliamento de “La Casa di Leo”, struttura di housing per l’accoglienza dei pazienti pediatrici, con patologie gravi in cura presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e delle loro famiglie.

L’ampliamento consentirà di accogliere un maggior numero di pazienti, tenuto conto delle numerose richieste che la struttura continua a ricevere. Casa di Leo è innanzitutto una Casa che accoglie famiglie provenienti dalle altre regioni italiane ma anche da Paesi esteri, attraverso corridoi umanitari. Un luogo dove le famiglie possono trovare sollievo e un sorriso, uno spazio di serenità durante il percorso della malattia e della cura: proprio come avrebbe voluto Leo.

I PARTECIPANTI ALL’EVENTO PRIMA PIETRA

La cerimonia è stata accompagnata – a distanza – da “The Pozzolis Family” (Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli), nota coppia di comici testimonial della Casa di Leo che hanno già partecipato in presenza all’iniziativa solidale “1000 Battiti” per la raccolta fondi dell’ampliamento.

Ad aprire l’evento un video nel quale Susanna Berlendis, mamma di Leo, ha raccontato il suo bimbo e il percorso che ha portato alla realizzazione della Casa.

La posa della prima pietra è stata preceduta dalla firma della pergamena che rimarrà nelle fondamenta della struttura, benedetta da Don Michelangelo Finazzi, Vicario episcopale per i laici e la pastorale della salute.

CHI ERA LEO

Leo è nato nel 2005 con una malattia rara tuttora sconosciuta che lo costringe, con i genitori Susanna, Michele e il fratello, a dover affrontare lunghi e frequenti viaggi prima in Italia, poi in Europa e, infine, negli Stati Uniti, a Columbus in Ohio, per essere seguito quotidianamente dai medici del Nationwide Children’s Hospital.

“Sono felice anche se sono diverso. Non è un problema, anche se mi dà fastidio. Alle persone come me dico: non smettete di combattere. Il mio nome è Leonardo Morghen e spero che tutti voi ce la farete”. Leonardo, 10 anni, tiene l’iPad sulle ginocchia e registra un video. È sul sedile posteriore dell’auto, sta andando al cinema con i suoi genitori. Solleva la felpa e mostra il sondino gastrico, il profilo del suo pacemaker sotto la pelle, le cicatrici dei tanti interventi subiti. Non lo fa per attirare commenti compassionevoli. Vuole dare forza al suo messaggio: la vita è così bella, bisogna viverla fino in fondo, non importa se è difficile. La vita di Leo si è interrotta a 10 anni ma la sua forza e il suo coraggio continuano oggi nella Casa di Leo.

L’AMPLIAMENTO DELLA CASA

Inaugurata il 13 gennaio 2018 sul territorio di Treviolo, la Casa di Leo ha accolto fino ad oggi più di 180 famiglie per un complesso di più di 250 ingressi, provvedendo ad ogni necessità in un contesto riconducibile a una grande famiglia. Ora l’ampliamento dell’attuale struttura di accoglienza prevede il passaggio da 5 camere a 15 camere, più tre appartamenti autonomi per i casi che richiedono più isolamento nelle cure.

L’ampliamento della casa consiste nell’aggiungere all’attuale corpo esistente un nuovo corpo da edificare, sviluppato su tre piani: un piano interrato dedicato ai servizi e ai magazzini, una palestra riabilitativa aperta al territorio, sale polivalenti, il piano terra con le 10 camere, l’ampia area comune con le cucine, delle play room per il gioco e le attività dei bambini e dei genitori, gli spogliatoi per i volontari ei servizi igienici a loro dedicati. Il piano superiore con i nuovi uffici dell’associazione e tre appartamenti completamente autonomi per i casi che necessitano di isolamento ai fini della tutela del paziente pediatrico (immunodepressi). Completano ampi spazi esterni, aree gioco ampliate, un orto comune, un’arena per incontri all’aperto. Ci sarà anche l’aula scolastica che, oltre a offrire uno spazio per la scolarizzazione nella Casa, sarà provvista delle ultime tecnologie in grado di consentire ai bambini di riprendere il contatto con la scuola d’origine con lezioni a distanza.

I NUMERI DEL PROGETTO

– 3.600 metri quadrati totali

– 18 unità abitative totali

– 300 famiglie totali: capacità di accoglienza annuale

– 5.570.000 euro: costi previsti per l’ampliamento

EDIFICIO ECOSOSTENIBILE

Il progetto è stato classificato dal Comune di Treviolo come progetto di pubblica utilità per le finalità sociali e non ha determinato nel suo sviluppo consumo di suolo, secondo la normativa di Regione Lombardia, poiché l’area di espansione dell’ampliamento, contigua all’attuale era già inserita in PGT come edificabile. Anzi ne è stata convertita la funzione da residenziale a sociale diminuendo anche le volumetrie, per favorire un maggior spazio a verde che è parte integrante del progetto di ampliamento.

Tutta la struttura è progettata e sarà realizzata in classe energetica A con materiali ecocompatibili, con una riduzione significativa degli impatti sia nella realizzazione sia nella gestione. Si tratta di un edificio antisismico, pensato per recepire la nuova normativa per il gas Radom. Sarà dotato di vasche interrate per accumulo acqua piovana per poter essere riutilizzata. Sarà un edificio ad alte prestazioni energetiche, dotato di pannelli fotovoltaici da 49 kw e batterie per accumulo energia, cucine a induzione, tutte le luci saranno a led.

LE DICHIARAZIONI

Alla cerimonia è intervenuta via video il Ministro per le disabilità, Alessandra Locatelli: “Casa di Leo è un punto di riferimento per bambini e famiglie. Istituzioni, mondo privato e terzo settore devono lavorare sempre di più con obiettivi comuni: una sinergia che rappresenta davvero la forza del nostro Paese”.

Alessandra Gallone consigliera del Mur, ha portato il saluto del Ministro Anna Maria Bernini: “Attraverso la ricerca possono trovare le cure necessarie, mentre l’università è fondamentale per la formazione dei futuri medici e ricercatori. La Casa di Leo parte da Bergamo come modello di accoglienza, ora Leo sta crescendo insieme alla sua casa: un meraviglioso dono di condivisione per tutta la comunità”.

Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, è intervenuto per sottolineare come “la cerimonia per la posa della prima pietra rappresenta un ulteriore orgoglio per aiutare i piccoli pazienti grazie alle cure dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Regione Lombardia ha seguito il progetto sin dalla sua nascita, siamo vicini nel momento in cui Leo diventa Grande e saremo presenti anche per le attività future”.

Roberto Anelli è intervenuto in rappresentanza del Consiglio regionale, presente insieme ai consiglieri GiovanniMalanchini, IvanRota e DavideCasati. “Leggo il messaggio dell’assessore regionale Claudia Maria Terzi, impossibilitata ad intervenire, che ha espresso gioia e gratitudine per questo progetto, concretizzato grazie a due splendidi genitori che hanno trasformato la loro storia in coraggio e speranza. Grazie a questo gesto di altruismo, famiglie e genitori che si ritrovano lontano da casa per la cura dei propri figli, troveranno accoglienza e amore”.

Pasquale Gandolfi, sindaco di Treviolo e presidente della Provincia di Bergamo, ha ripercorso i primi passi de “La Casa di Leo” “che ha arricchito la comunità di Treviolo. Ricordo il progetto iniziale, l’area comunale donata gratuitamente e la variante specifica per realizzare il primo lotto. Grazie a coraggio, tenacia, passione e tanto amore, oggi la Casa di Leo si amplia e Treviolo avrà un cuore ancora più grande con tanti volontari del nostro Comune che prestano attività nella struttura”.

Massimo Giupponi, direttore generale di Ats Bergamo, ha ringraziato l’associazione «per il progetto condiviso con l’ospedale Papa Giovani XXIII, una struttura di cura eccellente. L’auspicio è che la relazione positiva instaurata grazie alla Casa di Leo possa contribuire a far conoscere il nostro territorio anche al di fuori dei confini nazionali per seguire il maggior numero di pazienti».

Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell’Asst Papa Giovanni XXIII, ha evidenziato come “da quando è nata, la Casa di Leo ha dato ottimi frutti e risultati accogliendo centinaia di piccoli pazienti arrivati da tutta Italia ma anche dall’estero. L’ampliamento rappresenta una manna dal cielo e guardando al futuro vogliamo dare continuità alle cure anche dopo le dimissioni dall’ospedale, grazie ad un modello che prevede case di comunità dove mettere a disposizione infermieri e specialisti per assistenza, esami e visite”.

Marcella Messina, presidente dell’Assemblea dei Sindaci del Distretto di Bergamo, impossibilitata a presenziare, ha inviato un messaggio di vicinanza a La Casa di Leo “per lo stile con cui ha saputo coinvolgere tutta la comunità: una collaborazione che si è estesa a tutto il territorio provinciale per offrire cure e sollievo”.

Paolo Franco, assessore regionale a Casa e Housing sociale, ha rimarcato quanto fanno quotidianamente l’associazione e i volontari de La Casa di Leo. “È qualcosa di straordinario e regione sarà sempre vicina, a maggior ragione dopo l’approvazione dei nuovi criteri di housing sociale, destinati anche a strutture come questa. I genitori di Leo hanno trasformato il dolore in amore e aiuto al prossimo, facendo qualcosa di grande. Qui tutti gli ospiti troveranno l’abbraccio di tutta una comunità: dobbiamo pensare ad un futuro stabile per una realtà di questo tipo, in grado di generare amore ogni giorno”.

Dal teatro Sistina di Roma è intervenuta anche la Pozzolis Family, impegnata in tour ma molto vicina ai progetti de La Casa di Leo. Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli hanno salutato i presenti dando appuntamento all’inaugurazione della Casa di Leo dopo l’ampliamento: “Siamo felici di sostenere questa fantastica iniziativa e vi mandiamo un grande in bocca al lupo”.

Michele Morghen, papà di Leo, ha ringraziato tutti i volontari, sottolineando come “tutti i servizi della Casa di Leo sono nati per migliorare la struttura ma anche noi stessi. In questi anni abbiamo colmato molte lacune seguendo la necessità di cambiamento. Nel 2021 abbiamo acquistato il terreno e portato avanti questo nuovo progetto. Nei prossimi mesi vedremo sorgere la struttura esterna e entro fine 2024 inaugureremo la nuova area, capace di ospitare 18 famiglie per un totale di 300 in tutto l’anno. Saremo vicini alle famiglie in un percorso di accompagnamento, crescita e consapevolezza insieme al proprio figlio bisognoso di cure”.

Prima delle firme sulla pergamena che è stata inserita nella prima pietra, c’è stata la benedizione di don Michelangelo Finazzi, Vicario episcopale per i laici e la pastorale della salute, che ha portato i saluti del Vescovo di Bergamo, Mons. Francesco Beschi, evidenziando come «oggi sottolineiamo tutto il bene che nasce dalla Casa di Leo. Un sassolino è in grado di far nascere cerchi concentrici che si allargano con tante famiglie che vengono aiutate dalla professionalità delle cure e dalla prossimità dei volontari, a cui si aggiunge la rete tra gli ospiti. Gesù dal dolore fa nascere qualcosa di grande nel segno dell’amore. La morte può generare vita e il seme di Leo è in grado di generare un albero sempre più grande con tanti frutti”.

La pergamena celebrativa è stata firmata da Alessandra Gallone, Paolo Franco, Daisy Pirovano, Rebecca Frassini, Giovanni Malanchini, Roberto Anelli, Davide Casati, Pasquale Gandolfi, Massimo Giupponi, Fabio Pezzoli, Michela Sacco in rappresentanza della famiglia di Giorgio Faccincani, Susanna Berlendis e Michele Morghen, Elena Bresciani in rappresentanza di tutti i volontari de “La Casa di Leo”, don Michelangelo Finazzi, Vicario episcopale per i laici e la pastorale della salute, Osvaldo Ranica per la Fondazione Comunità della Bergamasca, Gianpietro Benigni per la Fondazione Cariplo e Alfonso Tentori, delegato di Intesa Sanpaolo.