Logo

Temi del giorno:

Un messaggio bipartisan da parte dei politici impegnati sul territorio per dire basta alla violenza e per invitare le istituzioni ad intervenire per educare all’affettività

Bergamo. Un minuto di silenzio in memoria di Giulia Cecchettin. Così si apre il consiglio comunale di lunedì sera (20 novembre), con un raccoglimento accorato e dovuto per la tragedia che ha colpito la giovane 22enne, morta per mano del suo ex fidanzato Filippo Turetta. Non manca lo sdegno, non manca la rabbia e la volontà di dire basta ad una serie di efferati omicidi, femminicidi per la precisione, che hanno drammaticamente accompagnato l’anno 2023, peraltro non ancora concluso. Sono 105 le donne vittime della violenza, una ogni tre giorno. E il tema, sollevato dagli assessori e dai consiglieri comunali che fanno capo a Bergamo, a partire dal suo sindaco Giorgio Gori, non è solo il sopruso e l’aggressione, sia essa fisica o verbale, ma anche e soprattutto quello dell’educazione affettiva che, come ha sottolineato il primo cittadino del capoluogo: “Rispettare le donne, amarle innanzitutto rispettandole, riconoscendo la loro autonomia e l’integrità del loro corpo. Si può fare, milioni di uomini italiani lo fanno. Purtroppo non tutti. E quei pochi che usano la violenza contro le donne – per non dire di quelli che le uccidono – sono sempre drammaticamente troppi. È necessario allora che anche gli uomini si mobilitino, e non solo le donne. Come padri, innanzitutto, perché per educare i figli all’amore servono padri che non abdichino al loro ruolo. E poi per chiedere più investimenti nella prevenzione, per chiedere che l’educazione sentimentale entri nelle scuole, per testimoniare la loro vicinanza a tutte le vittime di violenza e per dire chiaramente, con forza, che è un vero uomo solo chi delle donne ha un totale rispetto”.

Perché le parole di Gori, ma come anche quelle di Marzia Marchesi, assessore del Comune di Bergamo con delega anche alle Pari Opportunità, Romina Russo, delegata in Provincia con lo stesso ruolo, Eleonora Zaccarelli, presidente del Consiglio delle Donne, e di molti altri politici impegnati sul territorio bergamasco non sono e non devono essere rivolte solo alle vittime, ma anche e soprattutto ai carnefici attraverso un’educazione che deve cominciare fin dalla più tenera età e che non deve riguardare solo alcune istituzioni, ma tutte, coinvolgendo tutti i livelli. Dalla scuola alla famiglia, passando per i luoghi e i centri di aggregazione. In maniera indistinta e profonda. Perché ne va della collettività, della comunità e del futuro. E perché il tema è universale: non ha colore, non ha sigle, non ha bandiere. Uno spirito e un intento che questa volta, in maniera positiva e proficua, deve muovere il pensiero e la mano di tutti.