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Palazzo Moroni rinasce e diventa il primo del FAI. “Da oggi appartiene a tutta l’Italia”

Tre anni dopo l’inizio dei restauri, lo storico Palazzo seicentesco di Città Alta riapre integralmente al pubblico

Bergamo. I restauri di Palazzo Moroni sono un’opera imponente. Per la quantità di fondi che hanno richiesto, per la durata dei lavori, per la capillarità degli interventi. Tre anni dopo l’inizio dei restauri, Palazzo Moroni riapre integralmente al pubblico.

Lo storico palazzo seicentesco, gioiello nel cuore di Città Alta, svela tutta la propria bellezza con la restituzione al pubblico di cinque sale al piano nobile (Sala Gialla, Sala Rosa, Sala Azzurra, Salottino Cinese e Sala Turca) e del mezzanino, con il cucinone e l’appartamento utilizzato fino al 2009 dal conte AntonioMoroni, ultimo abitante della dimora. 

Il risultato delle operazioni di conservazione  è unico: Palazzo Moroni risplende “del calore e del colore che una casa merita”, come commenta il Presidente del FAI MarcoMagnifico. E dal 22 novembre, giorno in cui ripartiranno le visite, la casa di via Porta Dipinta sarà patrimonio di tutta l’Italia. Grazie a un investimento di 1,8 milioni di euro infatti il Fondo Ambiente Italiano ha acquistato per un terzo il Palazzo, rimasto della Fondazione Museo di Palazzo Moroni, ma a sua volta assorbita dal FAI. È il primo Palazzo in tutto il Paese di cui il Fondo è di fatto proprietario, diventato così dell’intera collettività. “Siamo eccitati, ma siamo eccitati dal 1643 – continua Magnifico -. Alla fine di quest’anno così importante per Bergamo con la Capitale della Cultura inauguriamo il primo palazzo del FAI, un tipico palazzo italiano con dipinti, affreschi, scalone, porcellane. Un bene che non è di Bergamo, ma che da oggi è di tutta l’Italia”.

Tappezzerie controllate centimetro per centimetro per essere ricucite. Orologi rimessi in funzione. Rivestimenti delle sedie dipinti da LucretiaMoroni in persona, non solo Presidente della Fondazione Museo di Palazzo Moroni ma anche artista. Fotografie in gigapixel scattate per studiare al meglio ogni particolare. Dipinti riportati a casa propria, come quello – forse realizzato dalla mano del Baschenis – presente nel 1680 e che oggi si può riammirare nella Sala dei Giganti. E poi 90 pezzi aggiunti nei vari ambienti della dimora che fra acquisti, prestiti del FAI e donazioni impreziosiscono il Palazzo. Da questi pochi esempi si può capire l’entità dei lavori, che non hanno riguardato solamente gli arredi e gli interni.

I Giardini di Palazzo, uno splendido esempio di giardini all’italiana, sono stati anch’essi rimessi a nuovo. E allo stesso tempo conservati immutati nel tempo con la scelta di lasciare anche 2 ettari di prato non tagliato, per mostrare la natura così com’era e com’è: un pezzo di campagna intatto ai piedi di Città Alta, a due passi dalla Rocca di Bergamo.

Eppure c’è ancora molto da fare. Servono almeno un altro milione e mezzo di euro per chiudere il cerchio. Nel prossimo triennio si conta di trovare i fondi per sistemare l’impianto d’illuminazione, la torre medievale, le facciate e soprattutto il sistema di riscaldamento (ancora a metano) per renderlo sostenibile tramite pompe di calore.

Palazzo Moroni ha un piano per il futuro, anche in termini di visite. L’obiettivo dichiarato è quello di staccare quota 35.000 ingressi l’anno per arrivare almeno a 50.000 visitatori nel 2024 e, negli anni a venire, a 100.000.

E dal 22 novembre, dal mercoledì alla domenica, ognuno potrà dare il proprio contributo pagando il biglietto d’ingresso. 11 euro l’intero e 5 euro il ridotto (per ragazzi dai 6 ai 18 anni e per gli studenti dai 19 ai 26 anni). Domenica 19 novembre il Palazzo sarà aperto e visitabile gratuitamente da tutti i residenti di Bergamo.