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ArtDate, Città Alta offre i suoi spazi per un viaggio nell’Artificio

Il Festival di Arte Contemporanea di Bergamo offre, nei luoghi simbolo della città storica, un itinerario artistico che diventa un viaggio di riflessione sul concetto di ‘artificio’

Bergamo. Dopo aver spalancato le porte all’attesissima mostra di Yayoi Kusama, il Festival di Arte Contemporanea ArtDate, promosso dal network The Blank Contemporary Art in intesa con il Comune di Bergamo, giunto alla sua tredicesima edizione, apre nella giornata di venerdì 17 novembre un itinerario artistico che rappresenta un viaggio di spunti e riflessioni. Artificio è la parola chiave di quest’edizione di ArtDate e il mondo in cui ogni spettatore viene catapultato, che apprezza oppure rigetta, dal quale prende consciamente le distanze o a cui, invece, non si vuole sottrarre.

Arte è guardare, credere, sentire, sognare ‘oltre’. Ed è anche – forse soprattutto – la libertà di scegliere da che parte stare e il coraggio di urlarlo a gran voce.

Arte è ‘Incautamente’, mostra proposta da luogo_e che s’interroga sul tema accogliendo i passanti in uno spazio intimo, proponendosi di toccare le diverse accezioni e scoprendo la natura incauta delle ambizioni della contemporaneità e delle relative implicazioni. Ecco quindi che le fotografie di archivi analogici diventano il simbolo dell’anti-eroismo del digitale che, con una certa freddezza, raccoglie e organizza dati. Ecco che Il Meraviglioso Mago di Oz di L. Frank Baum si fa saggio e fedele accompagnatore, smascherando le debolezze umane delle nuove intelligenze. Ecco che ci si sente di nuovo, sempre, al posto giusto, quando di fronte all’emotività e ai desideri umani.

Arte è ‘Sparkling’, mostra collettiva che come meravigliosa location ha il Palazzo dell’ex ateneo che si presta ad hoc a tanta bellezza. Sparkling è tutto ciò che brilla e che, visto da una certa distanza, colpisce e attrae il fruitore – per poi trattenerlo a sé.

Impossibile non lasciarsi affascinare da quell’incredulità sospesa che è motore del più bello degli stupori. Inevitabile indossare occhi tanto curiosi, quanto meravigliati, di fronte al limbo tra naturale e artificiale che abitano lo stesso spazio. Stimolante affrontare l’artificio insito nella dimensione temporale o, ancora, in loop di continue definizioni e ridefinizioni, ripetizioni e modifiche.

Arte è ‘brAInstorming’, è trovarsi in un’accesa e dinamica conversazione, interamente in lingua inglese, al piano più alto del Circolino di Città Alta, di fronte a una stampante che non cessa un solo istante di sfornare immagini e ad appassionati – e critici – dell’intelligenza artificiale (IA). Ascoltare i diversi punti di vista di chi crede nel suo potenziale e di chi, invece, ancora nutre dubbi. Immaginare quanto ancora si può fare, discutere di come lo si farà e giocare a indovinare il futuro. E farlo in una location con tanta storia alle spalle.

Arte, infine, è ‘These Butterflies Came Back From Hell To See You’, la performance di Effe Minelli (e Renato Grieco) nella Sala alla Porta Sant’Agostino che lascia spazio a poche parole e infinite considerazioni. L’ambiente in cui si muovono i due artisti è fatto di nebbia, porcellana e suono del theremin e scaraventano gli attenti spettatori in un mondo altro, in una dimensione impossibile da confinare in meri aggettivi. Tocca esperirla.

artificio ArtDate

La performance lascia un’affermazione che non può che interrogarci: “This is a story that doesn’t know evolution / in a world where peoples mutate into objects” (“Questa è una storia che non conosce evoluzione / in un mondo in cui i popoli mutano in oggetti”).