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La colf e il vizio delle slot: “Era una cliente come tante”. “No, aveva bisogno d’aiuto”

La presunta ludopatia della giovane è un tema centrale, anche in ottica processuale. Intanto, lei nega con forza ogni addebito: “Non sono stata io a uccidere Rosanna Aber”

Scanzorosciate. “Sì, veniva qui, ma era una cliente come tante”, taglia corto la dipendente dietro al bancone del bar con le slot. Quel “come tante” rischia di non essere affatto confortante se, come sostengono gli investigatori della Squadra Mobile, Krystyna Mykhalchuk era completamente “schiava” di quelle macchinette, tanto da sperperare nel gioco i soldi che aveva indebitamente prelevato dal conto di Rosanna Aber, la 77enne dalla quale andava a fare i mestieri e che – sempre secondo gli inquirenti – sarebbe stata spinta giù dalla finestra e uccisa proprio dalla colf.

Quello della presunta ludopatia è un tema centrale in questa storia. E potrebbe esserlo anche in un’eventuale ottica processuale. Pensiamo al recente caso del 22enne Hamedi El Makkaoui, che il 19 aprile 2022 assassinò l’imprenditore Anselmo Campa a Grumello del Monte, dopo una lite per un’auto. I legali dell’imputato (poi condannato a 23 anni) chiesero di produrre una consulenza sulla sua presunta ludopatia per minare l’aggravante dei futili motivi, qualora la dipendenza dal gioco d’azzardo fosse stata riconosciuta.

Quel che sappiamo, è che Krystyna Mykhalchuk è più o meno conosciuta in tutti i locali della zona con almeno una slot. “Quella ragazza aveva bisogno d’aiuto, la vedevo sempre attaccata a quelle macchinette quando non stava con la madre o con la bambina – dice il cliente di un altro bar a Scanzorosciate -. Girava tutti i locali in paese, uno in particolare”. Verità o pettegolezzo? Il titolare, interpellato, minimizza: “Sì, veniva, ma saltuariamente. L’avrò vista una, forse due volte nell’ultimo mese”.

Secondo fonti vicine all’inchiesta, la colf era solita scommettere piccole somme di denaro, in base alle possibilità del momento. Che il gioco fosse un vizio, oppure una semplice valvola di sfogo, l’avrebbe comunque portata ad accumulare debiti per qualche migliaio di euro con amici e parenti. Soldi che in qualche modo doveva restituire. Non è escluso che l’argomento possa essere toccato venerdì mattina (17 novembre), durante l’interrogatorio in carcere dal gip Alessandra Solombrino. Sempre che la 26enne, assistita dall’avvocato Andrea Pezzotta, non si avvalga della facoltà di non rispondere. Intanto, lei nega con forza ogni addebito: “Non sono stata io – dice – a uccidere Rosanna Aber”.