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Balbuzie nei bambini, come possono agire i genitori per aiutare i figli

L’atteggiamento può fare la differenza: sottolineare le capacità, le qualità e i punti di forza del bambino è utile per rinforzare la sua sicurezza

Lo scambio comunicativo con una persona con un disturbo linguistico come la balbuzie non è sempre facile da gestire per un interlocutore. Può capitare a volte, pensando di facilitare la conversazione, di adottare delle strategie che non solo si rivelano inefficaci, ma che possono rendere l’interazione ancora più complicata.

Se la conversazione con un balbuziente in età adulta può far nascere dubbi su come sia meglio comportarsi, quando ci si trova di fronte a un bambino che presenta questo difetto nella fluenza bisogna porre ancora più attenzione. Cosa possono fare, ad esempio, i genitori per mettere a proprio agio un figlio con balbuzie?

Innanzitutto è bene conoscere il fenomeno di cui si parla. La balbuzie è un disturbo della fluenza della comunicazione orale caratterizzato dalla ripetizione o dal prolungamento di suoni, sillabe o parole e che può manifestarsi anche con movimenti involontari di alcune parti del corpo o di tic facciali.

Si tratta di un disturbo che, soprattutto nei bambini, può minare la fiducia nelle proprie capacità. Per questo di fondamentale importanza è non mettere fretta al bambino ma lasciare che si prenda tutto il tempo necessario per esprimere il proprio pensiero. Occorre evitare, quindi, di anticipare il suo discorso terminando al posto suo la parola o la frase che sta dicendo, o di incalzarlo con incitamenti come “Veloce”, “Sbrigati”, “Dai su!”. Allo stesso modo non bisogna evidenziare al bambino le sue difficoltà verbali con espressioni come “Parla lentamente”, “Fai un bel respiro”, “Rilassati, stai tranquillo”, “Pensa a quello che devi dire prima di parlare”, “Parla bene”, “Smettila di balbettare”: il bambino infatti potrebbe interpretare queste espressioni come un rimprovero per il proprio eloquio difficoltoso. Come in ogni scambio linguistico inoltre bisogna ricordare di rispettarel’alternanza del turno comunicativo senza sovrapporsi al bambino mentre parla.

Anche la comunicazione non verbale è utile per supportare un bambino con balbuzie. Ricordate perciò di mantenere sempre il contatto oculare con il bambino, soprattutto in concomitanza di blocchi e ripetizioni, e di mostrare di essere interessati a quello che dice e non a come lo dice, utilizzando anche la mimica facciale.

Accanto a questi accorgimenti è possibile mettere in campo altre piccole azioni come:

– Parlare usando un tono di voce calmo, rilassato e lento e un linguaggio facile, caratterizzato da frasi brevi e da un vocabolario semplice;

– Commentare quanto il bambino ha detto anziché porre domande frequenti;

– Fare una domanda alla volta e attendere che il bambino abbia risposto prima di farne un’altra;

– Usare molte pause durante l’eloquio per ridurre la pressione comunicativa;

– Evitare di esporre il bambino a situazioni emotivamente forti ma prepararlo ad affrontare situazioni nuove ricreando la circostanza.

L’atteggiamento infine può fare la differenza: sottolineare le capacità, le qualità e i punti di forza del bambino è utile per rinforzare la sua sicurezza.

Per ulteriori dubbi non esitate a contattare il Centro per l’Età Evolutiva, dove una logopedista saprà accogliere la vostra richiesta e fornire tutti i chiarimenti necessari.