Nel mondo di Lesbia Cidonia: la magnolia di Villa Grismondi Finardi e il suo labirinto di foglie
La magnolia grandiflora di Villa Grismondi Finardi si distingue per l’ampiezza dello spazio occupato e per le sue fronde particolarmente dense
Bergamo. “Se avvien che sciorre il canto – Talor ardita io tenti – Non è che fra le genti – Brami di ottener di raro ingegno il vanto – Né di mandar desio – Alle più tardi etadi il nome mio – Ma paga assai, assai superba io son – Se caro a Triso di mie rime il suon”.
Questi sono alcuni dei versi che Lesbia Cidonia, al secolo Paolina Secco Suardo, compose all’ombra della celebre magnolia di Villa Grismondi Finardi durante il suo periodo di permanenza nella tenuta di Redona. L’albero rappresenta uno degli esemplari più antichi presenti nell’intera provincia di Bergamo e si trova all’interno dell’antica dimora dove a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo ha vissuto la nobile poetessa.
A differenza delle specie più recenti, utilizzate in giardini di impianto recente complice le proprie foglie lucide che restituiscono un senso di artificialità, la magnolia grandiflora di Villa Grismondi Finardi si distingue per l’ampiezza dello spazio occupato e per le sue fronde particolarmente dense. Per conoscerla a fondo è necessario superare la barriera rappresentata dai rami e inserirsi in un vero e proprio labirinto di rami e radici che emergono sin sulla superficie, differenziandosi letteralmente dalle magnolie a cui siamo abituati, utilizzate per spazi angusti in quanto occupano uno spazio ridotto.
L’albero sarebbe stato piantato attorno al 1790 e per questo motivo si pensa che Lesbia Cidonia abbia composto in quel punto alcuni dei suoi più belli componenti poetici, tuttavia non c’è la conferma che ciò sia accaduto e sull’arbusto ci cela tutt’oggi un velo di mistero.

Fonti
Gabriele Rinaldi, I grandi alberi. Monumenti vegetali della terra bergamasca, Bergamo, Provincia di Bergamo, 2006
Luigi Pelandi, Attraverso le vie di Bergamo scomparsa, Bergamo, Bolis, 1965



