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Trenta studi di Giacomo Manzù dialogano con le Herbe Pincte di Guarnerino da Padova

Dal 2 ottobre al 24 novembre Fondazione Credito Bergamasco presenta a Palazzo Creberg la mostra 1944 – 1441 Oltre il tempo, trenta studi di erbe e fiori di Giacomo Manzù in dialogo con Herbe Pincte di Guarnerino da Padova, in collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo (GAMeC)

1944- 1441 Oltre il tempo, trenta studi di erbe e fiori di Giacomo Manzù in dialogo con Herbe Pincte di Guarnerino da Padova

Dal 2 ottobre al 24 novembre Fondazione Credito Bergamasco presenta a Palazzo Creberg la mostra 1944 – 1441 Oltre il tempo, trenta studi di erbe e fiori di Giacomo Manzù in dialogo con Herbe Pincte di Guarnerino da Padova, in collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo (GAMeC) che dal 2004 conserva la collezione Trenta studi di erbe e fiori, concessa in comodato d’uso dalla Fondazione stessa.

Sono 36 le opere esposte di Giacomo Manzoni, noto come Manzù (Bergamo, 1908 – Ardea, 1991): due teleri, quattro sculture e trenta disegni, studi botanici realizzati nel 1944 a Laveno sul Lago Maggiore tramite tecnica di inchiostro su carta assorbente. Le quattro sculture sono coerenti con la tematica affrontata dai disegni e provengono da collezioni private: Canestra, Morte del Partigiano (1955), Natura morta sulla sedia (1965) e Natura morta sulla sedia (1984) tutte realizzate in bronzo. I due Pannelli con decorazioni vegetali sono stati entrambi realizzati nel 1946 e così come le sculture riescono a creare un continuo armonico con la tematica della mostra.

I disegni di Manzù sono proposti a confronto con Herbe Pincte di Antonio Guarnerino da Padova, artista del Quindicesimo secolo, che nel 1441 realizza una serie di illustrazioni su piante ed erbe medicinali, conservate nella Biblioteca Civica “Angelo Mai” di Bergamo, a dimostrazione di quanto Padova, in un’epoca precoce, fosse centrale nello studio medico relativo a piante ed erbe.
Seppur con alcune differenze (le illustrazioni di Guarnerino sono a colori e quelle di Manzù inchiostro nero su carta) si percepisce che i due artisti sono accomunati dalla medesima intenzione: rappresentare fedelmente la semplicità e l’essenza reale delle erbe e piante raffigurate, senza fronzoli e con il rimando ad un’evidente curiosità e rispetto.

Le emozioni che ci regala questa esposizione sono pure e così profonde proprio perché più che mai attuali: le similitudini ritrovate in anni molto distanti tra loro (Quindicesimo secolo per Guarnerino e Ventesimo per Manzù) sono sintomo di continuità sul rapporto genuino e ancestrale con la natura, rapporto che, anche nella nostra epoca, dovrebbe idealmente portarci a riflettere sull’importanza della riconnessione tra esseri umani e con tutto ciò che la natura rappresenta. La parola che meglio riassume questa mostra e la riflessione a cui ci porta è senza alcun dubbio “vita”.

La mostra avviene in occasione dell’anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023 e sarà ad accesso libero e gratuito nei giorni feriali dalle 13 alle 19 fino al 24 novembre.