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Bergamo e Brescia, segnale all’Europa: differenti ma unite, con competenza, per affrontare i mercati
I vertici di Confindustria Bergamo e Brescia schierati sul palco dell'assemblea congiunta a Palazzolo

L’assemblea congiunta è un passo storico per avvicinare i due territori manifatturieri più forti d’Europa: gli stessi che, insieme, richiamano Roma e Bruxelles ai propri ruoli decisionali, per essere messi nelle condizioni migliori per fare impresa

Palazzolo sull’Oglio (BS). Chissà quante volte ci hanno pensato, ciascuno dietro la propria scrivania: se Bergamo e Brescia fossero una sola provincia, sarebbe prima in Italia nella metallurgia, nei prodotti in metallo, nella gomma, nella plastica, nei macchinari, nelle apparecchiature elettriche, e seconda nella chimica, nei mezzi di trasporto, nel tessile, nella stampa e nel legno.

I numeri aggregati, impressionanti, i presidenti di Confindustria Bergamo, Giovanna Ricuperati, e Confindustria Brescia, Franco Gussalli Beretta, li hanno snocciolati durante l’assemblea congiunta organizzata venerdì 10 novembre a Palazzolo sull’Oglio: fatturato industriale di oltre 90 miliardi, 281.000 addetti nella sola manifattura, una quota export che vale 41 miliardi.

Messi da parte campanilismo e quella “chiusura” tipica di chi è abituato a lavorare e produrre a testa bassa, le due realtà un primo, vero passo verso un percorso congiunto lo hanno fatto davvero: e quale migliore occasione del 2023, l’anno della condivisione del titolo di Capitale italiana della Cultura, per far valere anche l’etichetta di Capitale della cultura d’impresa? Che magari non avrà alcun riconoscimento ufficiale, ma sicuramente ha un peso economico, a livello locale, regionale, nazionale e pure europeo che non trova eguali in ambito continentale.

Si sono definite “la piattaforma manifatturiera d’Europa”, hanno dimostrato consapevolezza, autorevolezza, voglia di mettere a fattor comune risorse ed esperienze per fare un ulteriore salto in avanti nel campo della competitività, su mercati sempre più insidiosi.

Hanno rivendicato con orgoglio il proprio ruolo nel rimbalzo post crisi pandemica del Pil italiano, ma bergamaschi e bresciani non sono abituati a gongolare e sedersi sugli allori. Il primo pensiero va subito alla crescita, irraggiungibile e insostenibile se non adeguatamente supportata da normative e azioni ben precise che si aspettano tanto da Roma quanto da Bruxelles: stretti geograficamente nella morsa tra Stati Uniti e Cina, come possono i nostri imprenditori giocare ad armi pari con questi due colossi mondiali?

È qui che Ricuperati, Gussalli Beretta ma anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi e il sindaco Giorgio Gori hanno richiamato Governo ed Europa alle proprie responsabilità, quasi strattonandoli idealmente per la giacchetta: “Se siamo la seconda manifattura d’Europa – ha sottolineato la presidente di Confindustria Bergamo -, la nostra voce deve essere ascoltata, il nostro ruolo riconosciuto”.

Bergamo e Brescia vogliono viaggiare a braccetto, “esempio virtuoso di forza, di innovazione e di resilienza. Territori che tirano il carretto”, citando il numero uno degli industriali bresciani.

Le sfide per il futuro sono quelle ormai arcinote, ma da una in particolare non si può prescindere: la formazione, continua, specializzata, su misura, per rimanere al passo di competenze che evolvono a una velocità prodigiosa. A indicare la via, ne sono convinti gli imprenditori, deve essere ancora una volta l’Europa, a patto che recuperi la vera essenza dei suoi principi fondanti, a partire da quell’unità senza la quale non può aspirare ad avere una centralità competitiva.

E allora si prenda esempio da Bergamo e Brescia, che hanno fatto di Palazzolo, territorio di confine, un territorio di opportunità e di sintesi: tanto differenti, ognuna con le sue specificità, quanto simili, nella voglia di essere protagoniste positive del cambiamento.