Assemblea Confindustria Bergamo-Brescia
|Bonomi, che stilettate a Italia ed Europa: “Metteteci nelle condizioni di lavorare. Senza unità continentale è dura”
Il presidente nazionale degli industriali ne ha un po’ per tutti ed esalta il lavoro dei colleghi: “Gli imprenditori sono eroi civili: spero ci sia un momento in cui qualche storico racconterà cosa hanno fatto queste donne e questi uomini, perché in questi 4 anni gli imprenditori italiani hanno salvato il Paese”
Palazzolo sull’Oglio (BS). Un richiamo fortissimo. Anzi, due, entrambi indirizzati alla politica, da un lato quella nazionale e dall’altro quella continentale. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, li ha lanciati durante l’assemblea congiunta delle associazioni di Bergamo e Brescia, illustrando un panorama complicato nel quale ogni giorno gli imprenditori si trovano a lavorare.
In dialogo con Francesca Baraghini, giornalista e conduttrice di Sky Tg24, il numero uno degli industriali ha fatto un grossissimo plauso ai colleghi bergamaschi e bresciani: “È stato un territorio duramente colpito, un territorio che purtroppo ha dovuto anche subire uno sciacallaggio politico, un territorio che invece ha dimostrato all’Italia una grande forza. In tutta Italia ho detto che gli imprenditori sono eroi civili: spero ci sia un momento in cui qualche storico racconterà cosa hanno fatto queste donne e questi uomini, perché in questi 4 anni gli imprenditori italiani hanno salvato il Paese”.
“La voglia del fare, del costruire, è nel nostro dna – ha continuato Bonomi -. Io rappresento tutti gli imprenditori, però c’è un’attitudine ad alzarsi al mattino e dire ‘cosa devo fare oggi?’, rispetto ad altre categorie che dicono ‘cosa mi conviene fare oggi?’. Sottigliezza che racconta la forza di questo territorio. Chi vuole lavorare qui il posto di lavoro lo trova. Non lo trova chi non ha voglia di lavorare. Il problema oggi in tutta Italia è che non troviamo i profili professionali.
“Noi imprenditori abbiamo fatto sicuramente degli errori, pensando che la formazione fosse qualcosa fuori dalle fabbriche. Quando la valanga è arrivata ormai era tardi. Abbiamo avuto 14 ministri dell’Istruzione, che hanno fatto 14 riforme. Gli effetti non si sono mai visti. La formazione tecnica in Italia è stata demonizzata: stiamo recuperando ma sugli Its il gap con i nostri competitor europei è spaventoso. Con fatica negli ultimi due anni abbiamo portato a casa due riforme importanti, ma il percorso non è così facile: c’è un tema culturale, hanno raccontato le nostre fabbriche come posti bui, tetri, dove si inquina. Invece ci sono fabbriche all’avanguardia, sostenibili, che investono in ricerca e tecnologia, dove si lavora in camice bianco. Tutto il mondo ci vuole a fare l’imprenditore da loro. L’industria italiana ha tutto”.
“Il vero rischio è che la parte burocratica la fanno persone che di impresa non sanno nulla: i provvedimenti nazionali ed europei, vengono fatti senza chiedere cosa ci serve. Poi la colpa è nostra che non usiamo quegli strumenti. Tutte le volte che sentiamo parlare di semplificazione ci vengono i brividi. Non fate nulla: noi siamo capaci di andare nel mondo e stupire. Dopo la crisi pandemica siamo tutti orgogliosi del rimbalzo del Pil in Italia: ma lo abbiamo fatto noi, abbiamo patrimonializzato le imprese, investito in innovazione e ricerca, abbiamo diversificato i nostri mercati internazionali. Quando si è riaperta l’economia siamo decollati. Nel giugno 2021 quando chiedevamo lo sblocco licenziamenti, sindacati paventavano ondate negative: al 2023 abbiamo assunto 1 milione in più di persone in Italia. Purtroppo abbiamo alto debito pubblico, normativa molto complessa, cambi repentini di governo.
“Stati Uniti e Cina fanno il loro mestiere, ci hanno lanciato una sfida di competitività: se fossimo un continente coeso saremmo molto forti, saremmo in grado di competere se fossimo cooperativi. Su crisi materie prime ed energetica, ogni Stato membro è andato per la sua strada. La Cina ha deciso di essere il primo Paese tecnologico del mondo, gli Usa hanno scelto filiere strategiche da avere in casa e l’Europa ha scelto di essere campione di sostenibilità, che pur condivido. Loro mettono trilioni di dollari, l’Europa ha detto sostanzialmente di arrangiarsi. Non va bene. Senza l’Europa economica non esiste più l’Europa”.
“I posti di lavoro che vengono persi durante una transizione: chi ne parla? Cosa stiamo dicendo a quelle persone? Si devono arrangiare? Li accompagneremo nella formazione? Ti sosterremo economicamente se non puoi essere ri-formato? Per le transizione servono investimenti, finalizzati alla crescita del Pil del Paese. In questa legge di bilancio non c’è nulla che stimola gli investimenti. Con la misura fiscale sono negative. Non vogliamo soldi a fondo perduto dall’Europa o incentivi ad assumere, assumere è il mio mestiere non mi servono soldi pubblici per farlo. Reddito di cittadinanza? Se qualcuno riceve reddito che non ha prodotto, c’è anche chi ha prodotto quel reddito e non lo percepisce”.
“Dove è l’Europa? La vera integrazione europea l’hanno fatta le imprese. Da due anni business Europe, l’associazione delle Confindustrie Europee, sta portando le stesse visioni. La politica non riesce a leggere questa cosa. Abbiamo dimostrato di saper fare il nostro, però se tutti condividiamo che la crescita è la strada per correre, mettetelo in condizione di lavorare. Niente di più di quello che chiediamo noi. E faremo grande l’Italia”.



