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Assemblea di Confindustria, Gori: “L’Europa deve tornare ad essere competitiva”

Il sindaco di Bergamo, in apertura dei lavori: “La forza, l’energia e il valore della cultura d’impresa intesa come coesione e sviluppo sono i punti cardini a cui tendere”

Palazzolo.  Sul palco i due sindaci delle città che hanno vissuto un anno di partecipazione, non solo dal punto di vista culturale, nel segno di Bergamo Brescia Capitale, ma anche e soprattutto da quello industriale e manifatturiero. Prima Laura Castelletti e poi Giorgio Gori.

Così il primo cittadino di Bergamo: “Se un anno fa mi avessero detto che avremmo celebrato insieme questa occasione, non ci avrei creduto. Invece siamo qui a Palazzolo a dare un senso, alto, a questa occasione. La stessa che ci dà modo di celebrare l’idea che del 2020 io e l’allora sindaco Del Bono abbiamo coltivato al punto da realizzarla. E se l’abbiamo fatto è anche grazie alla volontà di valorizzare la cultura del lavoro e d’impresa e, per il vostro esempio e per il vostro contributo, per la generosità con cui ci avete concesso di portare avanti l’intero processo, non posso che ringraziarvi.

I capisaldi del fare, oggi, non possono che essere legacy, ovvero lascito, eredità. Del resto, la nostra intenzione, non è mai stata quella di fare solo fuochi d’artificio, belli ma estemporanei, piuttosto di lavorare per costruire insieme un progetto di sviluppo culturale che non sia effimero ma capace di andare oltre. E per farlo ci sono voluti visione e coraggio. Coltivo alcuni auspici e mi auguro che la cooperazione possa rafforzarsi, anche e soprattutto con l’innalzamento degli investimenti e con l’incentivazione, sul territorio, del numero e del livello di qualità degli istituti di formazione e dell’università.

E se il problema è la mancanza di manodopera, allora diciamo sì a progetti di migrazione sani e regolari, oltre al desiderio concreto di introdurre tecnologie innovative, una su tutte l’intelligente artificiale. La forza, l’energia e il valore della cultura intesa come coesione e sviluppo sono i punti cardini a cui tendere. Il territorio, frutto della coesione e della comunione d’intenti della comunità, rende così fertile la cultura d’impresa e la rendono competitiva.

Il nostro è un capitalismo di impronta europea a cui dobbiamo la nostra identità. Bergamo e Brescia sono due città impresa che, messe insieme, arrivano a garantire un’entratura di 80 miliardi, di cui 27 provenienti dall’industria.

Certo, l’Europa deve fare la sua parte, prendendo dalla consapevolezza che siamo entrati in un momento storico nuovo. Le strategie che in passato hanno assicurato le strategie dell’oggi sono infatti insufficienti. Questo perché l’Europa ha perso la sua capacità competitiva, tanto che il Pil americano è più di due volte quello europeo. Siamo in forte ritardo. E per questo abbiamo bisogno di una produttività più alta anche in virtù del tema dell’invecchiamento, con una copertura che non è in grado di sostenere i progetti anche in essere. Per queste ragioni si deve cercare di raggiungere un’unione più profonda e coesa. E non è semplice, perché l’Italia si trova le mani legate, anche per via del patto di stabilità e dal debito pubblico, proprio quando la questione del tema della competitività non rappresenta un focus di carattere mondiale e non certo nazionale. Ma sono certo che Bergamo e Brescia si muoveranno all’unisono e per questa ragione vale la pena che il 2023 sia solo il punto di partenza”.