È vero che l’emotività influenza pesantemente le nostre scelte in ambito finanziario?
Esaminiamo insieme le principali “trappole” in cui la nostra emotività ci fa cadere
È talmente vero che si è sviluppata una specifica branca della finanza – la finanza comportamentale – che si occupa proprio di studiare come i fattori psicologici influenzano le decisioni finanziarie. L’emotività svolge un ruolo molto significativo in questo contesto, influenzando le decisioni degli investitori in vari modi.
In questo articolo cercherò di esaminare insieme a voi le principali “trappole” in cui la nostra emotività ci fa cadere.
- Paura e avidità: le emozioni estreme come la paura e l’avidità possono portare a decisioni impulsive ed irrazionali. Un esempio? Febbraio 2022: scoppio della guerra Ucraina-Russia. I mercati
crollano pesantemente in meno di 20giorni. Cosa fare? La paura può spingere l’investitore a vendere i propri investimenti in modo precipitoso, senza fare le dovute riflessioni sulle cause e gli
sviluppi che tale situazione potrebbe avere. “Mettere a tacere momentaneamente la paura” può aiutare a capire se potrebbe essere opportuno aspettare un recupero, magari semplicemente
rivedendo la composizione del portafoglio anziché andare dritti alla liquidazione. Al contrario in una situazione di mercato rialzista prolungata ed importante – come ad esempio tutte le varie “bolle finanziarie” che si sono vissute sui mercati – potrebbe entrare in gioco l’avidità, che spinge l’investitore a prendere rischi eccessivi senza considerare appieno le potenziali conseguenze
negative che alcune scelte comportano. - Overconfidence (Eccesso di fiducia): alcuni investitori possono essere eccessivamente fiduciosi nelle proprie capacità decisionali, pensano ad esempio di poter prevedere l’andamento dei mercati. Questo eccesso di fiducia può essere pericoloso almeno quanto i primi aspetti esaminati in quanto può portare a scelte di investimento rischiose o meglio, ad una sottovalutazione dei rischi associati a certi tipi di scelte finanziarie.
- Disponibilità: gli investitori possono essere influenzati dalle informazioni più recenti e disponibili. Risultato? Se le notizie sono positive, potrebbero essere spinti ad investire in modo ottimista; mentre se le notizie sono negative possono provocare reazioni contrarie, come ad esempio disinvestimenti repentini o immobilità (basti pensare a quanti risparmiatori negli ultimi anni preferiscono lasciare soldi in conto corrente anziché investirli, perché avvertono forte il senso di insicurezza). Il problema è che spesso le decisioni si basano su informazioni limitate o parziali, su eventi recenti, perdendo di vista l’ottica del medio-lungo periodo, che è invece fondamentale nel momento in cui si decide di investire pianificando per obiettivi .
- Ancoraggio: gli investitori possono essere influenzati dai prezzi passati registrati dai vari assets. Ad esempio: se un’azione ha raggiunto un certo livello in passato, gli investitori potrebbero ancorarsi a tale valore e fare scelte basate su aspettative che magari sono ormai irrealistiche, rispetto al contesto economico attuale e di mercato.
- Effetto Gregge: questo è uno dei rischi emotivi più diffusi. Se molti investitori stanno comprando o vendendo una particolare azione, altri potrebbero essere spinti a fare lo stesso. Se molti comprano il Btp come fosse la “soluzione a tutto”, nella testa dell’investitore scatta la domanda “ma se è così ricercato e tutti lo comprano, come può non essere l’investimento migliore da fare in questo momento?”. Peccato che questo tipo di ragionamenti possono offuscare aspetti fondamentali che devono essere presi in considerazione se voglio fare una scelta razionale ed analitica di allocazione del portafoglio.
Come avete intuito le “trappole emotive” in cui possiamo cadere sono davvero molte ed insidiose per questo è opportuno farsi affiancare da un professionista del settore che possa fare da guida dando i giusti consigli nel momento opportuno.
Di certo essere consapevoli che questo tipo di rischi esistono e pesano, spesso parecchio, è fondamentale, perché ci spinge a prendere decisioni più informate e, come suggerisco sempre ai miei clienti, a “farci sorgere il dubbio” nel momento in cui un aspetto non ci è del tutto chiaro. Per fortuna ci sono una serie di strategie che si possono adottare per evitare di cadere in queste trappole emotive, sia come tipo di investimenti che, soprattutto, come metodi di costruzione di portafoglio … alcuni di questi li vedremo la prossima volta…
Sofia Baggi
*Sofia Baggi, donna, mamma e libera professionista. Laureata in Economia e Commercio ho poi conseguito un Master in Microfinance che mi ha consentito di fare una delle esperienze più significative della mia vita: un progetto di quasi 3 mesi in Etiopia, per studiare la loro forma di microinsurance e valutare se fosse o meno sostenibile.
Dal 2005 sono Consulente Finanziario e, rendendomi conto che la richiesta più forte da parte dei miei clienti era quella di proteggere il proprio patrimonio ed i propri cari ho deciso di approfondire le mie conoscenze conseguendo un Master in Consulenza Patrimoniale con l’Università Cattolica, convinta che solo unendo più discipline (economica e giuridica) sia possibile rispondere alle esigenze di chi si affida a me. Nel 2022 ho conseguito un altro Master in ESG, perché il tema della sostenibilità, i tutte le sue sfaccettature, rappresenta il presente ma soprattutto il futuro.
Quel che più mi appassiona nella mia professione è la forte valenza sociale. Ritengo sia fondamentale per ciascuno di noi, fin da giovane, individuare i propri obiettivi abbiamo e capire come è possibile raggiungerli attraverso un’attenta pianificazione. Assegnando le corrette priorità, facendo scelte ragionate che devono poi essere monitorate nel tempo.
“Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni” (Roosvelt) – io ci credo e mi piace poter aiutare ciascuno dei miei clienti a realizzare questi sogni. Adoro leggere, viaggiare, nuotare e ascoltare musica.


