Sindaco di Bergamo
|Centrodestra: primarie? Meglio un sondaggio. Sorte punta al voto al centro e Carretta lo punge
Caccia aperta al consenso dell’area moderata, mentre resta da sciogliere il rebus del candidato sindaco di centrodestra. Con Tremaglia che avrebbe incassato un “sì convinto”
Bergamo. Mentre il centrodestra non ha ancora sciolto la riserva sul nome del candidato sindaco che correrà per le amministrative del 2024 e il centrosinistra, forte dell’investitura di Elena Carnevali, ha già cominciato a fare campagna elettorale, a destare l’attenzione non è solo l’alone di mistero che regna attorno al nome dell’attuale minoranza di Palazzo Frizzoni, ma anche i giochi e le strategie politiche che appartengono all’area del centro. Solo qualche giorno fa, infatti, la scuderia di Alessandro Sorte, coordinatore regionale di Forza Italia, ha presentato alcuni dei suoi nuovi elementi, politici confluiti tra le fila degli azzurri dopo il passaggio di Letizia Moratti alla corte di quel che fu il partito del Cavaliere.
Un gradito ritorno, per il quale il deputato bergamasco, insieme al compare Stefano Benigni, ha raccontato di aver lavorato parecchio: un rewind che si è portato dietro, al momento, un consigliere regionale, all’anagrafe Ivan Rota. Anche se in quel della sede di via San Lazzaro giurano che si tratti solo del primo di un’innumerevole serie di benvenuti. Rota che, da vero nostalgico, si è presentato armato di album dei ricordi: fotografie a mezzo rullino, un po’ vintage ma segno dei tempi, che lo ritraevano all’inaugurazione di una delle prime sedi di Forza Italia sul territorio bergamasco.
Ricordi a parte, le parole di Sorte non hanno certo mancato di stupire, come del resto è nel suo stile. “Ci prenderemo i voti del centro”, “il dopo Gori è un diluvio”,“distinti dalla destra, alternativi alla sinistra, costruiremo il grande partito dei liberali, la casa dei riformisti, degli europeisti”. Berlusconi docet. Che l’obiettivo sia quello di allargare il bacino degli elettori è chiaro, del resto lo stesso Sorte non ha mai fatto mistero di lavorare per riportare il partito alla doppia cifra come di arruolare quanti più militanti possibili per vincere la partita della città.
Caccia al voto dei moderati, dunque, l’espressione di Bergamo. Guerra aperta all’ultimo voto, anche a quello di chi ha scelto Gori per ben due mandati. Una “tana” al civismo, al consenso dei centristi. Tipo quelli che fino a l’altro ieri hanno votato proprio la Lista che porta il nome dell’attuale sindaco.
Un messaggio talmente forte e chiaro che non ha mancato di suscitare le reazioni di chi, il centro, l’ha sempre rappresentato. Alla puntura d’ape di Niccolò Carretta, ex Azione, bandiera del centrismo prima nel partito di Carlo Calenda e probabilmente nella partita per Palazzo Frizzoni, insieme ai portavoce della Lista Gori, Marcella Messina in primis, Stefano Togni, Denise Nespoli, Ezio Deligios e via andare, ha risposto per le rime a mezzo social: “Leggo tanti appelli al voto del centro – ha scritto -. Soprattutto dalle parti di Forza Italia, in vista delle amministrative di Bergamo. Un concetto ancora forse non è chiaro (a molti): le persone fanno la differenza. Le persone”.
Tre righe che arrivano dritte dritte al mittente. Il consenso si costruisce passando dal consenso personale, dai rapporti con le persone, dai voti raccolti con la fiducia, anche a mezzo “porta a porta”. Gli stessi che potrebbe assicurare proprio lui se deciderà di essere della partita per il 2024.
Lui che, alle scorse Regionali, nonostante le oltre 1000 preferenze in città, con un partito con un consenso fermo al 4% e una scelta calata dall’alto, quella di Moratti candidata, mal digerita dal principio, non è riuscito ad entrare. Gli stessi che potrebbe pescare nel mondo della borghesia bergamasca, il tessuto imprenditoriale che ha chiamato a raccolta, poco prima del voto di febbraio, al ristorante da Mimmo in Città Alta per trovare forza e sostegno in vista delle urne.
Gli stessi voti che, oltre a lui, potrebbe portare Marcella Messina, l’attuale assessore ai Servizi Sociali di Bergamo che, in un mandato, si è costruita una rete tutta nuova nel suo mondo di appartenenza, capace di rafforzare e implementare la già eredità importante che la candidata Carnevali si porta appresso da sempre. Lei che potrebbe essere la capolista della nuova Lista Gori.
Una partita aperta, dunque. Che Forza Italia ha già avviato sul territorio, senza però aver ancora scoperto le carte rispetto al tema del candidato. Argomento sul quale pende tutt’ora l’ipotesi primarie che tanto ha scaldato gli animi di Fratelli d’Italia, racchiusi nel dissenso del suo coordinatore provinciale Andrea Tremaglia.
Un’idea che era piaciuta a quasi tutti i papabili azzurri (Gallone, Ceci, Jannone e Saffioti), destinata forse a tramontare. Perché? Perché si è dimostrata una portata non gradita proprio al commensale Tremaglia che, restio e scocciato rispetto allo scatto in avanti del partito di Sorte e alla possibilità di scegliere il candidato sindaco giocando a carte scoperte, ha storto il naso.
“Piuttosto un sondaggio”, così si dice tra i forzisti, come metodo per stabilire il gradimento. Gli esiti di quello commissionato dal Partito Democratico a febbraio scorso, non sono più sufficienti, perché, ai tempi, ad essere “testati”, tra i papabili del centrodestra, c’erano solo l’ex senatrice, il compagno di partito Gianfranco Ceci e il leghista Alberto Ribolla. Oggi, invece, lo scenario prevede anche l’ex consigliere regionale Carlo Saffioti e l’imprenditore e ex parlamentare di lungo corso Giorgio Jannone. Un panorama un po’ diverso, con un affollamento oggi più intenso.
E la Lega? Il partito del segretario provinciale Fabrizio Sala se ne sta buono buono un passo indietro, memore dell’esperienza Stucchi di cinque anni fa. Anche se non ha mani nascosto le ambizioni rispetto alle partite dell’anno prossimo, tantomeno di avere un debole per Alessandra Gallone. Una Lega attendista che, nel frattempo, strizza l’occhio alla Provincia, a Dalmine, Seriate e Albino.
Un carroccio che guarda e aspetta, anche in attesa del responso dei tavoli regionali sui due nominativi che Tremaglia ha consegnato ai vertici del partito: figure pescate nel civismo, lo stesso su cui destra e sinistra puntano a mettere le mani, per i quali il deputato del partito con la fiamma avrebbe incassato un “sì convinto” e un altrettanto convinto no. La risposta dovrebbe arrivare a breve. Così si dice.


