Milano-Cortina 2026, Lara Magoni: “Bergamo può essere protagonista delle Olimpiadi, ma serve fare rete”
Il sottosegretario a Sport e Giovani di Regione Lombardia: “Offrire un comprensorio sciistico ai turisti sarà un passaggio chiave”. Sulle infrastrutture: “Bisognerà prendersi cura degli investimenti che vengono fatti”
Milano-Cortina 2026 è sempre più vicina e continua a far discutere il panorama sportivo italiano. Mancano due anni e mezzo alle Olimpiadi Invernali, ma il discorso sulle infrastrutture tiene banco, specialmente dopo la notizia che a Cortina non verrà più realizzata la pista di bob come inizialmente stabilito e che le gare della disciplina si svolgeranno fuori dai confini nazionali (non era mai successo nella storia dei cinque cerchi).
Lara Magoni, sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, ha fatto il punto della situazione, tra infrastrutture, posizionamento del territorio bergamasco ed esempi del passato da seguire: “A giugno 2019 l’Italia si è aggiudicata le Olimpiadi a Milano-Cortina perché in un momento di cambiamento climatico, con una visione di sostenibilità che riguardava il mondo, si è data priorità alla scelta di non consumare il suolo e utilizzare strutture già esistenti”.
Oggi a che punto siamo?
“Qualche problema è sicuramente nato, in ultimo la pista di bob di Cortina, tema che era da mesi sul tema di Coni, Cio e Regione Veneto: la scelta di rinunciare alla costruzione della pista è stata indubbiamente sofferta. Si trattava di un progetto inizialmente da 60 milioni di euro, è evidente che il raddoppio della spesa di investimento e anche la questione dell’appalto che ha allungato i tempi ha fatto sì che la situazione si complicasse ulteriormente. Penso che per quanto riguarda il resto ce la faremo: le infrastrutture sono in un momento di nascita e crescita. Come ha specificato il presidente Fontana, un po’ di tempo si è perso, ma sono convinta che ce la faremo. La burocrazia non facilita i tempi, ma per la dimensione economica delle infrastrutture di cui si parla è giusto che sia così e vengano fatte tutte le indagini del caso”.
“Voglio guardare la parte bella: 30mila persone saranno coinvolte lavorativamente parlando, Regione Lombardia avrà introiti rilevanti, ricordando che l’Università Bocconi ha stimato il gettito in 3 miliardi di euro. Lo sport continua ad essere protagonista di un messaggio di pace, soprattutto in giorni come quelli che stiamo vivendo: l’Olimpiade porta il segno dei cinque cerchi che si abbracciano, un messaggio di uguaglianza, condivisione, aggregazione”.
Bergamo potrà essere protagonista di Milano-Cortina, pur senza coinvolgimento diretto?
“Molti territori mi chiamano per chiedere se ci sarà spazio. Bergamo non era menzionata nel dossier olimpico, ma abbiamo un aeroporto che gestisce milioni di passeggeri ed inevitabilmente sarà protagonista, perché tutti coloro che arriveranno da ogni parte del mondo da qualche parte dovranno pur atterrare. Non c’è più tempo da perdere: città e provincia devono darsi una svolta e prepararsi a offrire pacchetti alle agenzie. Nelle zone in cui si svolgono le Olimpiadi, le piste sono ovviamente bloccate al turismo: offrire un comprensorio sciistico sarà un passaggio chiave. Si può inserire di tutto in questo contesto: sport, percorsi turistici, enogastronomici. Bergamo ha tante nuove prospettive davanti, a partire dalla Val di Scalve, riproposta in una nuova veste, con un’energia nuova con investimenti importanti che porterà il comprensorio ad esser tra i più belli della Lombardia”.
Da ex assessore al turismo e oggi sottosegretario allo sport, con una visione complessiva, come si può dare una svolta in questo senso, accorpando sport e turismo?
“Non ho ancora visto Bergamo entrare in questa Olimpiade, ma si possono fare tantissime cose. Non c’è tempo da perdere: Bergamo può essere protagonista nel momento in cui riuscirà a proporre progetti collaterali o che anticipano l’Olimpiade. Grazie ad un investimento che ho potuto dare alla pista degli Abeti a Schilpario, nel 2025 avremo i Mondiali junior di Sci Nordico Under 23. Questo è un esempio di evento collaterale che anticipa le Olimpiadi ed è fondamentale: Regione Lombardia ha creduto in questo investimento. È questo il modo di diventare territorio olimpico, dando prospettive turistiche. Schilpario mostrerà al mondo che la Val di Scalve potrà accogliere sul proprio territorio chi ama lo Sci Nordico. Anche Val Seriana e Val Brembana stanno lavorando, ma qui ci vuole l’aiuto di una rete come Visit Bergamo, che deve mettere, appunto, in rete questa offerta rinnovata: è un contenitore a cui dare più visibilità”.
Le valli bergamasche sono rimaste un passo indietro?
“Sono una donna di montagna e so che in Bergamasca abbiamo delle grandi valli. Il Covid ha martoriato la nostra provincia, ma l’unica cosa che ha fatto è stata far conoscere Bergamo e le sue valli ai bergamaschi. Selvino è stata riempita da turisti dalla Bassa. La pandemia ha riavvicinato e unito il nostro territorio, ha fatto capire che a pochi km di distanza c’è natura, unicità, come la cheese-valley. Abbiamo delle unicità clamorose, eccellenze mondiali. A volte per cercare la montagna bella le persone si fanno ore di auto, quando in realtà ce l’hanno dietro casa”.
In che modo lo sport può promuovere il territorio?
“L’evento crea attrattività al territorio quando è continuo. Se si pensa alla F1, si pensa a Monza. Serve continuità: il Giro d’Italia, ad esempio, non identifica il territorio, anche se lo valorizza. È necessaria la continuità: pensiamo alle piste. La Stelvio è Bormio. La 3-Tre è Campiglio. La Gran Risa è Alta Badia. Piste di Coppe del Mondo che hanno identificato un territorio. Come Armani, Foppapedretti hanno identificato Milano e Bergamo. Lo sport ha questa grande capacità e i grandi eventi come le Olimpiadi servono anche per avvicinare i giovani a queste disciplina”.
L’esempio di Torino 2006 cosa insegna?
“Che quando si fanno degli investimenti bisogna prendersene cura, perché sono fatti con i soldi delle famiglie. Quando si parla di grandi eventi che regalano al territorio la possibilità di migliorare le proprie infrastrutture, i soldi vanno gestiti come se si fosse dei padri di famiglia, per garantire che queste infrastrutture siano fondamentali e diventino il futuro. Devono lasciare un’eredità positiva importante e che possa esser utilizzata. Spero che le nostre Olimpiadi, che legheranno Lombardia, Veneto e una parte del Trentino lascino ai nostri figli un’eredità che abbia un senso logico e per la vita”.


