Omicidio di Nembro, il parroco: “Giuseppe un brav’uomo, tanti anni fa mi chiese aiuto per suo figlio”
Don Giuseppe Belotti: “Lo avevo visto pochi giorni fa in chiesa. Una tragedia che colpisce nel profondo”
Nembro. L’ultima volta dice di averlo visto giovedì in chiesa, a San Rocco. “Veniva più o meno tutte le sere, per la messa delle 18. Giuseppe se ne stava sempre seduto in fondo, era una persona molto riservata”. A Nembro, per anni, aveva fatto il catechista. “Era un uomo di fede, lo conoscevo bene – commenta don Giuseppe Belotti, da 31 anni sacerdote residente a Nembro ma anche psicoterapeuta -. Già tanti anni fa si era rivolto a me. Era venuto al Conventino di Bergamo con la moglie per parlarmi di suo figlio, Matteo. Mi chiese aiuto, era preoccupato e cercava consigli”. Successe dodici anni fa, quando il giovane – oggi 35enne, arrestato sabato sera – tentò già di fare male una volta al padre, che all’epoca ritirò la querela. “È un grande dolore – conclude il sacerdote -. Di storie simile ne vediamo tante, troppe”.
Che la famiglia (il padre Giuseppe Lombardini, la moglie Mariangela Stella e la figlia minore Chiara, 30 anni) convivesse con i disagi psichiatrici di Matteo non lo nascondono nemmeno gli abitanti di via Rossini, anche se per alcuni di loro il tragico epilogo è stato “un fulmine a ciel sereno”. “Sapevamo che c’erano stati problemi – taglia corto un’anziana signora -, ma pensavamo fossero acqua passata. Ci dispiace, il padre era davvero una brava persona”.
Secondo una prima ricostruzione da parte dei carabinieri di Bergamo, Matteo Lombardini, con problemi psichici, avrebbe preso un coltello da cucina e sferrato diverse coltellate al padre Giuseppe, 72 anni, ex dipendente dell’azienda di servizi ambientali Bas di Bergamo, uccidendolo sul colpo. Ferita anche la moglie 66enne, che aveva cercato di difendere il marito: operata al Papa Giovanni, è arrivata in codice rosso ma non sarebbe in pericolo di vita. Anche il figlio è piantonato in ospedale, sotto il controllo delle forze dell’ordine.
Giuseppe Lombardini, per qualche anno, era stato anche presidente della Rsa Fondazione Martino Zanchi di Alzano Lombardo. “Una persona semplice, umile, pacata, sempre con il sorriso” lo ricorda il sindaco di Alzano Camillo Bertocchi, che lo aveva conosciuto durante la stesura del libro ‘Burro’, dedicato all’omonimo piccolo borgo del quale Lombardini era originario.
Il vicesindaco e assessore alla Politiche sociali di Alzano, Elena Bonomi, ha dedicato alla vittima un pensiero su Facebook: “Non smetto di pensare alla tragedia famigliare avvenuta a pochi passi da casa mia. Ho rivisto Giuseppe dopo parecchio tempo proprio un paio di settimane fa, con il solito sorriso mi è venuto incontro, ci siamo salutati e scambiati i classici: come stai? Tutto bene? Mi rispose: qualche acciacco, ma non lamentiamoci. Non conoscevo nulla della sua vita, al di fuori del fatto che lui in passato era il Presidente (della Rsa, ndr) ed io l’ assessore di riferimento e i nostri incontri erano destinati ad ottimizzare una tipologia di servizi. Non conoscevo nulla di lui al di fuori dell’umanità, della semplicità, dell’umiltà con cui si poneva. Sempre. Non avrei mai voluto leggere una cosi triste notizia e scrivere un pensiero in questo momento e in queste circostanze è davvero difficile. Ma non potevo non farlo. Ricorderò sempre il tuo sorriso. Fai buon viaggio Giuseppe, una preghiera”.
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