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Legge di Bilancio, Misiani: “Una manovra debole e inadeguata, che mette le mani in tasca agli italiani”

Il senatore del Partito Democratico sul testo prossimo al vaglio del Parlamento: “Un Governo senza visione che non fa nulla per rilanciare un’economia che si è fermata e per aiutare le famiglie a combattere l’inflazione”

Bergamo. “Una manovra debole, inadeguata, iniqua, che mette le mani in tasca agli italiani invece di rilanciare la crescita e combattere il carovita”. E chi meglio di lui può analizzare i contenuti, ancora in bozza, di una legge di Bilancio prossima ad arrivare al Senato. Lui che ha sempre fatto del binomio politica-numeri uno dei nodi focali del suo impegno a Roma e, prima ancora, a Bergamo.

Antonio Misiani, senatore e dirigente del Partito Democratico (e a Napoli commissario del PD campano), responsabile Economia e Finanze, Imprese e Infrastrutture nella segreteria nazionale Dem di Elly Schlein, con un trascorso da viceministro dell’Economia e Finanze del governo Conte Bis.
Misiani non le manda a dire al Governo Meloni, definendo, a più riprese, la manovra “assolutamente insufficiente rispetto ai problemi che abbiamo di fronte, di cortissimo respiro, senza uno sguardo lungo verso il futuro del Paese. Un testo che non consentirà all’Italia né di ripartire né, tantomeno, di ridurre le disuguaglianze sociali. Con un Paese in balia di un Governo diviso e di una Premier che dovrebbe governare e invece continua a fare la vittima”.
Quale è l’indirizzo politico di questa legge di Bilancio?
“Beh, è una bella domanda. Si fa molta fatica a intravederlo, l’impressione è che la maggioranza sia nel caos e non sappia che pesci pigliare. Il disegno di legge di Bilancio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 di ottobre e in quell’occasione fu annunciato non solo che la manovra era pronta, ma anche che la maggioranza non avrebbe presentato emendamenti. In realtà sono passati dodici giorni e non abbiamo visto nemmeno l’ombra di un testo ufficiale. Abbiamo letto solo bozze che sono sono state smentite cinque minuti dopo essere state diffuse, a causa di uno scontro feroce all’interno della maggioranza sulle pensioni, sulle tasse, su tutto. Leggendo i testi il nostro giudizio è peggiorato, rispetto a quanto era stato illustrato dopo il consiglio dei ministri”.
Quali sono i motivi del vostro giudizio negativo?
“Questa è una manovra estremamente fragile perché poggia su basi irrealistiche: previsioni di crescita sovrastimate e un andamento del debito pubblico appeso a privatizzazioni che difficilmente si faranno.  Soprattutto, è una legge di bilancio debole e iniqua, assolutamente non in grado di rilanciare un’economia che nel frattempo si è fermata, come purtroppo ha confermato anche il rapporto di Confindustria. Di fatto, è una manovra elettorale, pensata come se non ci fosse un domani: gran parte delle misure valgono solo per il 2024, poi si vedrà. È così per il taglio cuneo e dell’Irpef ma persino per la riduzione del canone Rai. Nel frattempo, i dati Istat sulla povertà in ulteriore aumento ci ricordano quanto siano allarmante la situazione sociale, con l’inflazione che rende sempre più faticoso per milioni di famiglie arrivare a fine mese. Difficilmente questi problemi troveranno risposte efficaci nella manovra”.
Come mai, secondo lei, la manovra di bilancio ha una visione così breve?
“Perché il Governo non ha fatto per tempo le scelte che doveva fare. Penso alla lotta  all’evasione fiscale: non solo non è stata fatta, ma, al contrario, hanno approvato 14 misure di condono in meno di 12 mesi. Sarebbe stato necessario impostare per tempo una seria revisione della spesa, ma la maggioranza si è ridotta all’ultimo minuto tagliando in modo uguale per tutti le spese dei Ministeri. In questo modo, la coperta che era già corta, si è ulteriormente accorciata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti”.
In che direzione va il testo, in termini di sostegno alle famiglie e alle imprese?
“La parte relativa alle imprese è molto debole, come ha evidenziato anche Confindustria. La deduzione per le assunzioni è prevista solo per un anno, mentre l’abolizione dell’ACE, l’incentivo per la patrimonializzazione delle imprese, è permanente. Il resto, è poca cosa. C’è qualcosa di più per le famiglie, ma molto meno di quanto servirebbe. Il taglio del cuneo fiscale è stato prorogato, ma solo per un anno e le tredicesime non ne beneficeranno. Il che significa che le buste paga rimarranno a fatica al livello del 2023.  Di fatto, non cambierà nulla. Quanto alla riforma dell’IRPEF, invece, si tratta di pochi spiccioli di tasse in meno: dieci-quindici euro al mese in media, con un intervento a pioggia su 25 milioni di contribuenti, finanziato anch’esso solo per un anno. Nel complesso, è una manovra di austerità, fatta da un Governo che promesso di tutto e di più in campagna elettorale e che ora si scontra con una realtà che non è in grado di affrontare e di gestire”.
Tra i capitoli della manovra c’è anche quello dedicato alla Sanità, con uno stanziamento di 3 miliardi per il 2024
“Le risorse previste per la sanità sono meno di quanto chiedeva il Ministro della Salute e meno di quanto chiedevano le Regioni che sono governate in gran parte dal centrodestra. Molto meno, soprattutto, di quanto serviva per stabilizzare la spesa rispetto al Pil. In termini reali, il fondo sanitario nazionale diminuirà e questo aggraverà una situazione già di grave crisi”.
E le pensioni? 
“Su questo punto, la retromarcia è totale. Per anni e anni avevano promesso di spazzare via la legge Fornero. Una volta al governo, stanno facendo il contrario, varando norme ancora più restrittive. Altro che Quota 41, come annunciava Salvini in campagna elettorale. Si replicherà forse Quota 103, ma sono talmente tanti i paletti che saranno in pochissimi ad utilizzarla. In compenso, diventerà più difficile andare in pensione prima per le donne, le categorie fragili e i giovani: Opzione donna e Ape sociale escono ridimensionate dalla manovra, e lo stesso accade al pensionamento anticipato per chi è interamente nel regime contributivo”.
Meloni ha rivendicato le misure a favore delle famiglie. 
“Anche su questo capitolo non mancano le contraddizioni: lo Stato ha risparmiato circa 2 miliardi per l’assegno unico, che è stato usato da meno persone rispetto agli aventi diritto, ma solo una parte di queste economie di spesa sono state reinvestite a favore delle famiglie. Noi avevamo proposto di utilizzarle tutte per potenziare l’assegno unico. La destra ha preferito finanziare una serie di misure di dubbia efficacia.
La scelta peggiore, per quanto riguarda le famiglie, è stata però quella di aumentare l’iva sugli assorbenti e sui prodotti per l’infanzia. Noi avevamo salutato positivamente la riduzione dal 10 al 5% decisa l’anno scorso ma ora il Governo sta facendo un clamoroso passo indietro, tornando ad aumentare la tassazione. È un errore, una scelta sbagliata. La verità è che questa è una manovra fatta di tante micro tasse, dalle sigarette fino agli immobili detenuti all’estero. Una contraddizione stridente, per una destra che aveva detto di non voler mettere le mani nelle tasche degli italiani”.
In effetti il governo è andato a più riprese a caccia affannosa di coperture. Perché si è creata questa situazione? 
“Meloni per mesi ci ha raccontato che l’economia italiana andava a gonfie vele. A settembre, tardi, lei e Giorgetti si sono resi conto che la situazione era molto differente. Il risultato è stato una manovra raffazzonata e inefficace”.
L’inflazione corre, ma i salari non crescono e il potere di acquisto si riduce. Questo non aumenta il rischio di povertà e il divario sociale?
“In due anni i prezzi sono aumentati del 16% e i salari solo del 4%. Essendo l’inflazione concentrata sui costi energetici e sui generi di prima necessità, le fasce più deboli della popolazione sono state quelle maggiormente colpite e le disuguaglianze si sono allargate. Serviva una risposta forte e nei tempi giusti, ma il governo ha fatto molto poco e tardi.
La legge di bilancio proroga il taglio del cuneo fiscale: va bene, ma sarebbe stato meglio un intervento strutturale e affiancato da altre misure. Il salario minimo, innanzitutto, che tra l’altro non costerebbe un euro allo Stato, ma anche alcune misure per accelerare il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti, che riguardano metà dei lavoratori dipendenti. Noi avevamo proposto anche il congelamento dell’indicizzazione degli affitti e la proroga del regime di maggior tutela luce e gas. Nella manovra, non c’è nulla di tutto questo.
In Francia, il Governo ha stipulato l’accordo con la grande distribuzione, quello volto a contenere i prezzi, a marzo 2023. Quello italiano è arrivato sei mesi dopo con un accordo molto più debole. Sulla benzina è stata fatta solo propaganda con un Decreto Trasparenza che si è rivelato un buco nell’acqua. In generale il Governo sull’inflazione si è occupato più di comunicazione che di costruire soluzioni concrete”.
E per la crescita, cosa andrebbe previsto secondo voi? 
“Per la crescita i finanziamenti ci sono, a partire dagli oltre 200 miliardi di euro di investimenti del PNRR. Il Governo, purtroppo, ha aspettato mesi e mesi prima di presentare la proposta di revisione del Piano e quando l’ha fatto il risultato è stato il definanziamento di 16 miliardi di progetti quasi tutti di competenza dei Comuni. In assenza di certezze sui finanziamenti alternativi, si stanno bloccando migliaia e migliaia di iniziative,  anche nel nostro territorio, che potrebbero invece sostenere le imprese e il tessuto sociale. Anche le riforme stanno rallentando. Il risultato è che la terza rata del PNRR è arrivata ma con sette mesi di ritardo, mentre per la quarta siamo in un limbo perché la proposta di revisione presentata dal Governo non ha ancora ottenuto il via libera dalla Commissione Europea. Il rischio concreto che stiamo correndo è sprecare un’opportunità unica per il nostro Paese”.
L’Italia è un Paese destinato a decrescere?
“Nei prossimi 20 anni la popolazione in età da lavoro, tra i 15 e i 64 anni, diminuirà del 17% a livello nazionale. È una prospettiva drammatica, che va affrontata con più strumenti. Le famiglie che desiderano fare figli vanno aiutate e sostenute, nella consapevolezza però che i frutti di una ritrovata crescita demografica si vedranno a lungo termine. Bisogna aumentare il tasso di occupazione, in particolare quello delle donne, che è inferiore di 15 punti rispetto allo standard europeo, portando nel mondo del lavoro molte più persone. Ma per fare questo bisogna anche liberare le famiglie dal lavoro di cura: servono asili nido e servizi per gli anziani. Infine, è necessario regolare in maniera intelligente i flussi migratori, tenendo conto del fabbisogno del nostro tessuto imprenditoriale e investendo nell’integrazione dei nuovi italiani”.
Dalla prossima settimana la legge di Bilancio andrà prima al Senato e poi alla Camera. Come si preannuncia la discussione parlamentare?
“La vera novità, molto negativa, è il fatto che Meloni abbia annunciato che ai parlamentari della maggioranza non sarà permesso di presentare emendamenti. E’ una cosa inaudita, una lesione senza precedenti delle prerogative dei parlamentari. Dubito però che questo diktat reggerà. Basta guardare Forza Italia che, in difficoltà su alcuni contenuti della manovra, ha comunque annunciato proposte di modifica. Lo stop agli emendamenti in realtà è la dimostrazione che il Governo è talmente diviso, litigioso e in difficoltà che deve tenere fermi i suoi parlamentari per evitare che succeda di tutto. È un pessimo segnale. Meloni è al potere da un anno. Ma invece di governare, preferisce fare la vittima. E tirare a campare”.