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Spariti oltre 300mila euro dal conto postale di un’anziana, dopo la maxi indagine in 8 a processo

Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e alla contraffazione

Bergamo. Il nome corrispondeva, l’indirizzo e la data di nascita anche, ma la foto quella no. “Non vede che l’uomo sul documento sembra Branduardi? Non sono certo io quello”.

Aveva reagito così, nel 2013, M. R., 56 anni, quando era andato in posta a chiedere per quale motivo sul conto di sua madre risultava un saldo di 64 euro invece dei 329mila che erano stati depositati. Il dipendete dell’ufficio gli aveva mostrato la carta d’identità e la tessera sanitaria intestate a lui, spiegando che qualche tempo prima una persona si era recata alle poste di via Locatelli a Bergamo mostrando i documenti e i dati che corrispondevano al libretto aperto nella filiale di Carugate.

Spacciandosi per M. R., il soggetto aveva chiesto il rimborso anticipato dei buoni dematerializzati e si era fatto fare due vaglia: uno da 150mila euro che aveva poi intestato alla Mac Srl sempre firmandosi con il nome del 56enne, e l’altro da 179mila euro che aveva intestato alla Generali Grandi Lavori (i legali rappresentanti sono tra gli imputati del processo per riciclaggio).

Il 56enne aveva sporto denuncia per la truffa subita e Poste Italiane lo aveva poi rimborsato. Da quello che sembrava un singolo episodio, durante le indagini era invece emerso ben altro. Ovvero un giro di riciclaggio, truffe, appropriazioni indebite, estorsioni, contraffazione e altri reati, tutte confluite nell’operazione denominata dalla Guardia di Finanza “Tabula rasa orobica”, nel corso della quale erano state denunciate 95 persone, di cui 18 arrestate e tre latitanti.

Delle 24 persone rinviate a giudizio, ne sono rimaste 8 a processo davanti al Collegio di Bergamo che devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e alla contraffazione. Due sono già state giudicate con il rito abbreviato, una è deceduta, delle altre 13 se ne sono occupate, o se ne stanno occupando, le procure e i tribunali territorialmente competenti.

Nell’udienza di giovedì 26 ottobre, oltre a M. R., sono stati sentiti come testimoni anche un funzionario antifrode delle poste che all’epoca aveva ricostruito il caso dal quale poi è partita l’intera indagine. Ai giudici ha spiegato che i sospetti erano ricaduti su un dipendente dell’ufficio postale di Carugate, che avrebbe fornito i dati del 57enne e le informazioni sul libretto della madre ad una terza persona: “Però non avevamo le prove, quindi il soggetto era stato spostato in una filiale di Milano dove, per evitare eventuali attività illecite, gli era stato inibito l’accesso al sistema negandogli le password ed era stato mandato a gestire gli archivi. Poi era rientrato e si era impossessato della password del direttore della filiale, che inseriva nel pc del collega per sviare i sospetti su di lui. Una volta all’interno del sistema prendeva informazioni sui clienti che poi rivendeva. È stato scoperto perché un giorno sono stati registrati strani movimenti dal computer del collega nonostante quest’ultimo fosse in ferie”.

Il luogotenente del nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza Claudio Romano ha fatto parte del team dell’operazione “Tabula rasa orobica”. Sul banco dei testimoni ha ricostruito nei dettagli l’episodio legato al conto corrente postale svuotato e i passaggi che hanno poi portato le Fiamme Gialle a ricostruire il disegno criminale.

Fondamentale è stata l’individuazione del falsario, V. F., anche lui tra gli imputati del processo: è accusato di aver venduto documenti falsi a chiunque ne facesse richiesta, che venivano poi utilizzati per scopi diversi. Come ad esempio il noleggio di camper che poi venivano rivenduti all’estero e mai più riconsegnati, la vendita di auto rubate, reati connessi all’immigrazione clandestina, perfino l’acquisto di isotopi radioattivi.

La prossima udienza è stata fissata per l’11 febbraio.