UniBg vara un progetto di educazione finanziaria: “Sarà una delle principali missioni del nostro ateneo”
Il seminario – condotto da Mattia Roncelli e Stefano Sbarra, consulenti finanziari in forza a Fideuram – ha preso il via spiegando cos’è l’inflazione e come si crea per poi passare alla delicatissima questione di come un piccolo risparmiatore possa tutelare i propri risparmi, specie se giovane
Bergamo – “Fare dell’Educazione finanziaria una delle missioni dell’Università. Creando, tra i nostri studenti, ma non solo fra loro, crescente consapevolezza su alcune tematiche inerenti al mondo degli investitori e delle imprese”. Rosella Giacometti, Preside della Scuola di Economia e Management di UniBge Giovanna Zanotti, Direttrice del Dipartimento di Scienze Aziendali dello stesso Ateneo, spiegano così le ragioni all’origine del varo, in coincidenza col ‘Mese dell’educazione finanziaria’ voluto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, di un incontro (aperto anche alla comunità extra universitaria) su un tema di straordinaria attualità: l’inflazione.
Il seminario – condotto da Mattia Roncelli e Stefano Sbarra, consulenti finanziari in forza a Fideuram – ha preso il via spiegando cos’è l’inflazione e come si crea per poi passare alla delicatissima questione di come un piccolo risparmiatore (soprattutto giovane, come le decine di ragazze e ragazzi della Triennale e della Magistrale di Economia che mercoledì 18 ottobre hanno riempito la Sala Galeotti) possa tutelare se stesso e i propri soldi (prodromi di auspicati, futuri patrimoni) dalla perdita del potere d’acquisto a causa di tassi d’inflazione galoppanti.
Roncelli e Sbarra, anagraficamente due fratelli maggiori dei giovani seduti ad ascoltarli, hanno interagito con spigliatezza con la platea (di fronte avevano persone ‘informate dei fatti’) mentre riepilogavano, esponevano ed analizzavano i passaggi salienti che hanno contrassegnato la nostra storia economica recente: dallo scoppio della crisi e del successivo fallimento della Lehman Brothers, nell’ultimo scorcio del 2008, fino al recentissimo risveglio dell’inflazione che, dopo almeno tre lustri di sonno profondo, si è improvvisamente destata (nel febbraio 2022, all’indomani
dell’attacco militare sferrato dalla Russia nei confronti dell’Ucraina), generando incubi nel mondo occidentale, riportato a tassi inflattivi (fra il 9 e il 10%) ormai riposti nel dimenticatoio.
L’Italia, in particolare, lo scorso anno ha rivissuto i brividi (causati da un + 12% di inflazione) provati durante il decennio compreso fra metà degli anni Settanta e metà degli anni Ottanta: risale infatti al 1985 il momento in cui l’erodi-risparmi toccò un rialzo del 9,2%! Ma da dove nasce il bisogno di svolgere attività di Educazione finanziaria, nelle Università piuttosto che nelle Scuole Superiori ed ancora negli Istituti medi piuttosto che alle Elementari?
“Da una Ricerca Ocse datata 2020 – ricorda Stefano Sbarra – che denunciava lo scarsissimo livello di alfabetizzazione finanziaria degli Italiani”. Su 26 Paesi esaminati, il nostro occupava la 25ª posizione in graduatoria! Per provare a risalire la china, ad inizio 2023 i due private bankers tennero a battesimo un progetto (‘L’economia per tutti’) che hanno portato in numerosi Comuni della provincia, tra cui, recentissimamente, a Paladina e Sotto il Monte. “Da questa esperienza itinerante – puntualizza Sbarra – è nata l’idea di organizzare la serata odierna in Università di Bergamo”.
E perché proprio un focus sull’inflazione, per cominciare?
“Perché si tratta di una tematica viva, che ci sta riguardando da vicino. Notiamo la sua presenza ogni volta che andiamo a fare la spesa”.
E a dimostrazione di ciò, non è mancato un riferimento al ricorso alla shrinkflation, cioè la pratica introdotta negli ultimi mesi dalla GDO, per mascherare aumenti di prezzo. Come? Riducendo i volumi delle confezioni dei beni posti in vendita (scatole o sacchetti da 850 grammi di pasta, per esempio, in sostituzione di quelli precedenti da un chilogrammo) ma mantenendo il prezzo vecchio.
“Alla maggior parte dei consumatori – azzarda Roncelli – forse il make-up non ha dato nell’occhio. Ma in termini puramente matematici, questa trasformazione ha rappresentato un rialzo del costo del prodotto del 15%. Una percentuale assai più alta del tasso d’inflazione misurato dall’Istat, in quello stesso periodo”.
Che consiglio dare, quindi, ai laureandi in discipline economiche?
“Una strategia – hanno suggerito i due consulenti finanziari – che nel lungo periodo mostra la sua efficacia è quello dei Piani di accumulo”. Accantonando, cioè, un importo (100 euro al mese) per un determinato arco temporale (per esempio: un lustro) si destinano 6mila euro ad un progetto specifico. Un investimento dilatato nel tempo, che proprio per questo evita la concentrazione di ‘picchi’. Si perdono, senza dubbio, i vantaggi di un ingresso in unica soluzione in un momento di mercato Orso, ma non si incappa nemmeno nel rischio di investire il proprio capitale in una fase Toro. Una simulazione illustrata dai due professionisti, relativa al quinquennio 2008-2013, per esempio, ha messo in evidenza come i 6mila euro investiti in un Piano di accumulo abbiano reso, a fine periodo, il 7%.
“Oltre ad evitare il rischio del timing e oltre a mitigare gli effetti della volatilità – hanno evidenziato Sbarra e Roncelli – i Piani di accumulo hanno anche un altro vantaggio: consentono di ridurre e di tenere sotto controllo l’emotività del risparmiatore”.
“Un’idea – puntualizza la Preside Giacometti – che potrebbe essere parte del puzzle mirante alla costruzione di una pensione integrativa”. E aggiunge: “Per vivere a lungo e bene, anche da un punto di vista finanziario, i ragazzi devono capire già da oggi che la cosa sarà tanto più possibile quanto prima si inizierà a pensare alle proprie esigenze future”.
Il progetto di Educazione finanziaria decollato ieri pomeriggio in UniBg proseguirà il 30 novembre con un incontro focalizzato sul tema della ‘Crisi d’impresa’. “In particolare – hanno concluso le professoresse Zanotti e Giacometti – faremo un focus sul caso Sampdoria, alla luce della recente riforma che ha modificato la gestione degli stati di crisi aziendali”.


